Parole, immagini, colori

(di Luca Talamonti) – maggio 2017

Lo psicologo americano Albert Merhabian, tuttora in vita, condusse nel 1967 uno studio relativo alla comunicazione.

Questo studio diede come risultato il fatto che, in un messaggio veicolato faccia a faccia, dove dunque siano presenti tutti e 3 i livelli della comunicazione, quella non verbale conti per il 55%, quella paraverbale per il 38% e quella verbale solo il 7%.

Si precisa che la comunicazione non verbale è tutto ciò che non esce dalla nostra bocca: da come siamo vestiti, a come ci muoviamo, a quali espressioni facciali utilizziamo.

La comunicazione paraverbale è il modo in cui usiamo la voce: velocità, ritmo, timbro, volume, pause, ecc..

La comunicazione verbale è relativa alle parole che pronunciamo.

Ebbene, questo studio, se applicato alla lettera, relegherebbe l’uso delle parole a un ruolo molto marginale nella comunicazione.

E nonostante lo studio di Merhabian venga ancora spacciato per verità da tanti “esperti di comunicazione”, in realtà è stato frainteso e male interpretato.

A sostenerlo, è lo stesso Merhabian, che afferma “Vi prego di notare che questa e altre equazioni riguardanti l’importanza dei messaggi verbali e non verbali sono state ricavate da esperimenti che si occupano della comunicazione di sentimenti e atteggiamenti (ad esempio, simpatia-antipatia). A meno che un comunicatore non stia parlando dei suoi sentimenti e atteggiamenti, queste equazioni non sono applicabili. Sono ovviamente a disagio per le errate interpretazioni del mio lavoro. Fin dall’inizio ho cercato di spiegare alle persone le corrette limitazioni delle mie ricerche. Sfortunatamente, il campo dei sedicenti “consulenti d’immagine aziendale” o dei “consulenti della leadership” ha numerosi praticanti con pochissime competenze psicologiche”.

In pratica Merhabian afferma che nelle interazioni de visu, solo e unicamente quando si parla di emozioni o sentimenti, se le parole non sono coerenti rispetto alla comunicazione paraverbale e non verbale, queste ultime pesano di più (pensa al classico “quella persona ha detto cose giuste, ma c’è qualcosa che, a pelle, non mi convince…”).

Va da sé, dunque, che le parole che usiamo sono assolutamente fondamentali, tanto quanto il resto della nostra comunicazione.

Le parole sono fondamentali!

E sono fondamentali per un motivo molto semplice: come ti ho spiegato nel mio precedente articolo, il cervello umano è prevalentemente visivo.

Il che significa che, ogni volta che pensa o pronuncia delle parole, a livello inconscio ed emotivo il cervello processa tali parole trasformandole in immagini.

Ovviamente, le immagini che creiamo, inconsapevolmente, sono assolutamente soggettive.

Per esempio, se io dico “correre”, qualcuno può creare un’immagine di un uomo che corre a piedi, uno sciatore penserà a qualcuno sugli sci, un motociclista a una corsa in moto e così via.

Stessa cosa, se pronuncio parole molto importanti, quali “felicità”, “etica”, “amore”.

Del resto, anche la famosa frase “Abracadabra”, vera e propria formula magica usata dagli illusionisti poco prima di realizzare la sorprendente magia, deriva dall’aramaico e significa “Io creerò come parlo”.

Io creerò come parlo!

Ed è proprio così: le parole che usiamo, influenzano il cervello nostro e di chi ci ascolta, determinando buona parte della realtà di cui ci accorgiamo. Creandola, dunque.

Non solo: come si diceva, le parole creano immagini inconsce nel cervello nostro e di chi ci ascolta.

Le immagini creano una particolare chimica cerebrale e, di conseguenza, stati emotivi.

Gli stati emotivi determinano il comportamento delle persone.

Pertanto, scegliere accuratamente le proprie parole, sia che si stia parlando con se stessi, sia con gli altri, è di fondamentale importanza non solo per essere efficaci nella propria comunicazione, ma anche per star bene e far star bene i nostri interlocutori.

Il fatto sorprendente è che, nonostante le immagini inconsce che si creano siano assolutamente soggettive, in base a numerosi studi si è scoperto che determinate parole creano sempre immagini positive, mentre altre richiamano sempre immagini poco piacevoli.

I meccanismi per capire quali parole possono considerarsi sempre positive o energetiche, e quali negative o energivore sono semplici: il primo consiste nel pronunciare la parola e, d’istinto e senza ragionare, verificare se la prima immagine che viene in mente è bella o brutta; il secondo, consiste nell’andare su Google Immagini, scrivere la parola in questione e cliccare il tasto “ricerca”, verificando poi i risultati ottenuti.

Esempi di parole sempre energetiche sono le seguenti: regalo, speciale, amore, passione, bello, facile, utile, giusto per citarne alcune. Allo stesso modo, esistono verbi che creano sempre suggestioni positive: costruire, avanzare, edificare, progettare, decollare e così via.

Fai caso, ora, a tutte le volte che senti queste parole nelle pubblicità, in radio o sui prodotti in vendita al supermercato: è assolutamente voluto!

Interessante è anche notare alcune parole che creano sempre immagini poco piacevoli, perché, di fatto, le usiamo inconsapevolmente molto spesso: problema, difficoltà, crisi, carenze, sacrifici, brutto, inutile. Ugualmente, ecco alcuni verbi di uso frequente da evitare accuratamente: disturbare, rubare, negare, distruggere, soffrire.

Come ti dicevo, a prescindere da quale immagine soggettiva le parole sopra elencate producano, si tratta sempre, nel primo caso, di immagini belle e, nel secondo, di immagini meno belle.

Per usare una metafora sempre in voga, puoi pensare a un iceberg: come sai, la parte che emerge dall’acqua è solitamente quella visibile e più piccola, mentre quella che sta sotto l’acqua è quella invisibile e più grossa.

Ciò che sta sotto è la parte più importante!

Ecco, la semplice parola scritta o pronunciata equivale alla parte visibile dell’iceberg, mentre l’effetto che produce nel cervello, cosa ben più importante, è la parte invisibile dell’iceberg.

Ora, ti invito a sperimentare quanto appena spiegato, giocando con le parole e con la tua mente.

La scoperta sorprendente che farai riguarda anche i colori e la luminosità: nella stragrande maggioranza dei casi, noterai che le parole e i verbi energetici danno origine a immagini luminose e dai colori accesi, vivaci e piacevoli. Viceversa, le parole e i verbi energivori creano immagini cupe, poco illuminate e con tonalità scure o addirittura in bianco, nero e, a volte, grigio.

Interessante, vero?

Già, perché questo dimostra, ancora una volta, l’importanza fondamentale dei colori, nei nostri pensieri e nella realtà intorno a noi.

Vivere pensieri a colori e circondarsi di persone “colorate” e oggetti vivaci, aiuta il nostro cervello a produrre le giuste sostanze chimiche che ci fanno stare bene, sempre e in ogni ambito.

Dunque, oltre a circondarti delle giuste cose e persone, ti invito a fare un po’ di pulizia linguistica, nelle parole che pronunci e in quelle che, semplicemente, pensi: i vantaggi che otterrai saranno innumerevoli e molto potenti!

 

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