Abbinare cromie, il dialogo armonico tra i colori.

(di Cristina Polli) –luglio 2016
Se davvero vogliamo dei principi, questi vanno cercati nei modi con cui il cervello conosce. Nel dialogo senza sosta tra fisiologia e cultura. Non si tratta quindi di formule o regolette, ma piuttosto di nodi problematici, di domande da porsi“. (R. Falcinelli, “Guardare, Pensare, Progettare”, Stampa Alternativa & Graffiti, ROMA, 2011

Approcciandosi al progetto cromatico si cercano spesso, per bisogno di rassicurazione e per comodità/praticità, delle regole, quasi delle ricette, con le quali potersi orientare. Il problema è accostare, armonizzare, costruire palette cromatiche che funzionino. In realtà non esiste una ricetta precostituita che possa dare indicazioni corrette su quali siano i colori accostabili. Se di colore corretto o adatto dobbiamo/vogliamo parlare, bisogna per vari motivi limitarsi a quei casi in cui esso è funzionale e risponde a precise richieste (un banale esempio è l’utilizzo del colore nell’ambito della sicurezza o della segnaletica). Non dimentichiamoci che sempre il colore esprime funzioni e significati, che poi l’osservatore legge ed interpreta.

Più che di colore in sè, dovremmo riferirci all’applicazione (dove) e allogazione (come); al contesto di riferimento; alle motivazioni (perchè) per altro fondamentali in quanto si opera soprattutto per i bisogni dell’individuo. Ogni progetto, situazione e caso, sono differenti e abbisognano di un appropriato utilizzo della componente cromatica. Come direbbe l’Arnheim, il problema “è come dare forma adeguata ad un determinato contenuto“. (R. Arnheim, “Arte e percezione visiva”, Feltrinelli, MI, 1999)

Partire dall’analisi percettiva della realtà (come l’osservatore-percettore legge il percetto relativo) e dagli studi scientifici su come il cervello intrepreta scenari e vissuto, sicuramente serve a fondare presupposti per una progettazione consapevole. Il sapere, per esempio, che a causa del contrasto simultaneo colori adiacenti appaiono diversi a seconda della loro giustapposizione nel campo visivo e che il colore di ogni elemento di un gruppo ha effetto sugli altri per cui tutti sono influenzati dal colore dello sfondo, è basilare per progettare sia spazi interni che esterni. Oppure comprendere che la lettura di un qualsivoglia contesto migliora attraverso il contrasto, permette di non commettere errori grossolani. Quindi, non tanto conta il capire quale sia il colore adatto all’occasione (a meno che non si stia parlando di un abito…), quanto la quantità (rapporti tra colori in termini di peso, grandezza, campitura da utilizzare…) la qualità (attributi del colore: uso di tinte declinate in chiarezza e saturazione/cromaticità diverse) il rapporto tra colori (giustapposti, inclusi, includenti, adiacenti, etc.) il rapporto con il contesto (stato dell’arte dello spazio; tipologia di illuminazione; materia sulla quale va collocato il colore, etc.).

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Un aiuto al progetto, per abbinare/accostare tra loro tinte e colori, però si può trovare e ci arriva da sistemi che da sempre hanno cercato proprio di identificare le cosiddette armonie di colori. Citerei W. Ostwald, con una definizione che sblocca il concetto di “armonia”, conducendolo al principio di “ordine”, in coerenza con l’aspetto percettivo: “L’esperienza insegna che certe giustapposizioni di colore producono un effetto piacevole, altre un effetto spiacevole o indifferente. Nasce il problema del perché di questo. La risposta è: producono un effetto piacevole i colori che si trovano in un preciso e regolato rapporto reciproco, vale a dire in un ordine. Se questo ordine manca, i colori appaiono spiacevoli o indifferenti: si dicono armonici i gruppi di colori che determinano un effetto gradevole, valendo il principio fondamentale che armonia è uguale a ordine“. L’ausilio di un sistema permette la costruzione di propri schemi cromatici, percettivamente ordinati, che però dovranno essere valutati e confrontati con il reale spazio (od oggetto) nel quale e per il quale si andrà ad agire.

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Praticamente, prendendo come esempio il Sistema NCS, è possibile trovare una sequenza ordinata attraverso l’utilizzo di uguali attributi percettivi. Senza entrare nei dettagli delle fasi metaprogettuali che sappiamo essere d’obbligo, poniamo il caso di voler utilizzare per un progetto di uno spazio interno privato il piano di tinta Y30R. Potremmo decidere per una palette costituita da (per semplicità riporto tre colori): o uguale nerezza (blackness) 1005-Y30R, 1030-Y30R, 1060-Y30R o uguale cromaticità (chromaticness) 0540-Y30R, 2040-Y30R, 5040-Y30R o da uguale bianchezza (whiteness) 1050-Y30R, 3030-Y30R, 4020-Y30R

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Se si desidera possono essere utilizzati più piani di tinta e lasciare invariata la nuance: 1040-Y30R, 1040-R70B, 1040-G40Y (oppure di nuovo uguale nerezza, o cromaticità o bianchezza anche con differenti piani di tinta).

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I sistemi dispongono di tinte (bianco, nero, giallo, rosso, blu e verde) e di tutte le loro nuances; inoltre compaiono i neri, bianchi e grigi acromatici o neutri.

Un altro approccio, di carattere empirico, ma che tiene conto della percezione istintuale e quindi degli aspetti legati alla struttura biologica dell’essere umano, è basato sulla realizzazione di palette cromatiche mediante la mappatura di elementi naturali. Lo scenario naturale è definito da gradienti di tinta, tessitura, luminosità (J. Gibson). Estrapolare i colori direttamente dalla vegetazione, può in alcuni casi essere estremamente interessante e portare a riflessioni e/o ricerche utili al progetto.

File0032acqua canvasLa palette cromatica di qualche foglia di salvia, per esempio, ci dimostra quante sfumature e contrasti esistano in uno scenario apparentemente monocromatico. Oppure i vari gradienti dati dall’immagine di un bosco, ci raccontano come luce e colore interagiscano tra loro per fornire l’illuminazione appropriata, adatta ad un determinato stato psicofisiologico e/o ad uno spazio di vita. Gli approcci possono variare e sappiamo che da progetto a progetto mutano gli obiettivi, quindi anche le palette cromatiche di riferimento; rimane costante, tra mille variabili, il fatto che il colore assume un significato e dà informazioni precise, solo se contestualizzato.

Quindi anche l’ordine cromatico progettato per qualsiasi luogo, assume valore e costruisce lo spazio, se collocato nel contesto mediante un’operazione ragionata, argomentata, coerente. Riqualificare vuol dire dare anche le giuste informazioni, suggerire segnali visibili e percettivamente assimilabili, comunicando secondo logiche biologiche, vicine al nostro modo di essere umani. In ciò, credo, stia la vera armonia.

Una risposta a Abbinare cromie, il dialogo armonico tra i colori.

  1. […] campo cromatologico, l’interesse per le palette armoniche, di cui Cristina Polli ha discusso nell’articolo precedente, si affianca all’estetica del contrasto, della conflagrazione tra tinte e toni. Nella nostra […]

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