Il colore indossato

(di Marianna Soddu) – marzo 2016

È esperienza comune a tutti il momento della scelta dell’abito: ognuno di noi al mattino sceglie che colore indossare in base all’esigenza della giornata, e tale scelta è determinata solo in parte dal nostro personale gusto. Se infatti si tratterà di una giornata importante da un punto di vista lavorativo saremo più orientati verso la scelta di un colore scuro, che trasmetta ai nostri interlocutori serietà e stabilità. Se invece dovremo scegliere un abito per una cerimonia o per una serata di gala avremo una più ampia scelta cromatica disponibile nella nostra mente per valorizzare al meglio la nostra figura.

Il colore nell’abbigliamento non è determinato se non in piccola parte dal nostro gusto, ma più spesso è la circostanza a “chiedere” un colore, i dettami della moda e ciò che socialmente riteniamo essere più opportuno per la nostra figura. Come più volte detto infatti il colore suscita negli occhi di chi lo osserva determinate reazioni piuttosto standardizzate e transculturali, e di conseguenza l’abbigliamento di una data persona, unione di forma e colore, eliciterà proprio quelle emozioni e sensazioni primordiali che orienteranno poi almeno in parte l’interazione fra due persone.
Una donna vestita di rosso ad esempio attrarrà su di sé l’attenzione proprio perché il rosso, colore del sangue, determina l’attivazione di meccanismi di attacco-difesa, meccanismi tra l’altro che ritroviamo anche nell’antico gioco della seduzione. Una sposa vestita di bianco susciterà la tenerezza e la stima dello sposo, che vedrà in lei il candido giglio, una figura celestiale e in qualche modo deificata meritevole di una promessa “per sempre”.

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Gli studi sul significato dei colori risalgono a tempi remoti: già in epoca rinascimentale si parlava di significato e funzioni del colore. Oltre ai testi specifici, possiamo ritrovare nel lontano 1530 un opuscolo, trattato in forma di sonetto, che riguarda la concezione dei colori dal titolo “Capitolo del significato de li colori”. Il verde si diceva essere associato all’amore sincero, alla speranza e alla fede; il giallo mostra felicità e libertà; chi veste il nero dimostra fermezza, malinconia; l’azzurro è per coloro che mostrano gelosia e grave sospetto; chi veste di bianco simboleggia purezza, castità e somma bontà; chi veste il rosso mostra chiaramente bramosia di vendetta, sangue e guerra; chi indossa più colori dimostra di essere leggero, versatile ma al tempo stesso incostante. In ogni caso, possiamo notare come uno degli aspetti più importanti nello studio dei colori associati agli abiti sia il concetto dell’identità.

L’abito conferisce identità e denota ruoli, nasconde sentimenti, afferma potere o denota un rifiuto, identifica un’epoca, una cultura o una classe sociale. L’uso culturale che viene fatto del colore in associazione all’abito evidenzia un’altra caratteristica, ben evidente in epoche passate: i colori chiari venivano utilizzati molto nella giovinezza e si facevano sempre più scuri con il passare dell’età. Questo meccanismo sembra associarsi al sorgere e tramontare del Sole: luminoso e chiaro nel mattino della giovinezza, si oscura e scompare nel tramonto della vecchiaia. Venendo ai giorni nostri, si può affermare che le tradizioni vigenti in passato sono cambiate, anche se, con altrettanta sicurezza possiamo dire che quelli che erano gli abiti e i colori abituali di alcune culture, oggi vengono riproposti nelle occasioni particolari.

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Il colore nell’abbigliamento inoltre è parte integrante del senso di appartenenza a un determinato gruppo, un simbolo vero e proprio: pensiamo agli abiti talari nelle diverse culture, oppure, all’estremo opposto, ad abiti di uno specifico colore negli appartenenti a gruppi politici, gang di strada, movimenti culturali o sociali o religiosi. Il colore è in questo caso esso stesso simbolo di riconoscimento, di appartenenza dichiarata ad un determinato gruppo, un messaggio chiaro ed inequivocabile di chi è quella persona, chi sono i suoi amici, i suoi ideali, e quale la sua appartenenza.
In questo senso l’uso del colore nell’abbigliamento permette all’individuo di operare una semplificazione del significato, una guida per l’interazione all’interlocutore, che in questo modo così istintuale da un lato e culturalmente codificato dall’altro, potrà in pochi secondi scegliere il registro espressivo più adatto per iniziare un’interazione positiva. Il colore come una “divisa” poi permette a chi lo indossa di scegliere quali parti del Sé condividere e quali celare agli occhi indiscreti di chi guarda, permette di mentire sull’essenza più profonda della propria persona, di modulare e rendere così più comprensibili i propri stati d’animo e intenti comunicativi.

Si comprende così come non sia del tutto vero il detto “l’abito non fa il monaco”: senza l’abito infatti il monaco è una persona come tutte le altre, mentre indossando la sua “maschera” permetterà al mondo di riconoscerlo nel suo ruolo e di intuirne i valori e gli intenti più profondi.

E allo stesso modo ognuno di noi, al mattino quando pigramente sceglie gli abiti da indossare per andare al lavoro, sta già cercando il modo più efficace per dare le direttive comunicative alle persone che incontrerà, un vero e proprio manuale d’uso per dire al mondo “chi sono” e “dove voglio arrivare”.

Autore: Marianna Soddu
Con la collaborazione di: Martina Vimercati

Marianna Soddu, psicologo clinico, esperta in ipnosi clinica. Svolge attività libero-professionale a Milano, e come consulente per la Procura della Repubblica e Tribunale di Milano.

Contatti: marianna.soddu@virgilio.it

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