Aspetti percettivi del colore: l’effetto figura – sfondo

(di Cristina Polli) –febbraio 2015

Aspetti percettivi del colore: l’effetto figura – sfondo

L’identità del colore, come dice Arnheim, è stabilita per RAPPORTO e “il colore è sempre determinato dal suo contesto”. Essa può quindi variare a secondo delle caratteristiche proprie della luce, della materia, della superficie sulla quale il colore è collocato, dell’osservatore, della distanza di osservazione, dell’interazione con altri colori.

Un esempio di scambio interattivo tra colori che definisce e provoca diverse situazioni percettive, è dato dal fenomeno “figura-sfondo”.

Tale aspetto è stato ampiamente studiato e analizzato, partendo dall’approccio gestaltico. Secondo Edgar Rubin (1921) sfondo è ciò che non possiede forma, mentre figura ha carattere di oggetto, tutte le parti di una zona si possono però interpretare sia come figura che come sfondo. L’articolazione figura-sfondo obbedisce a determinate condizioni, che influiscono sul riconoscimento di ruolo “figura” nel campo visivo. Le più importanti sono: la grandezza relativa delle parti, i loro rapporti topologici e i tipi dei loro margini.

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La relazione tra aree è fondamentale. “(…) il destino percettivo di una data zona del campo non dipende esclusivamente dalle caratteristiche di quella zona, ma è funzione anche delle proprietà di altre zone del campo con essa interagenti. L’assunzione del ruolo di figura da parte di un’area del campo, è un fatto relazionale (…)” (cit. da G. Kanizsa, “Grammatica del vedere”, Il Mulino, BO, 1980, pag. 64)

Oggi sappiamo, grazie alle neuroscienze, che il compito di riuscire a distinguere due distinte figure in un’immagine reversibile come quella proposta da Rubin (dove si percepisce o il vaso o dei visi di profilo, in modo che la figura diventi sfondo e lo sfondo diventi figura), è dovuto ad una complicata rielaborazione neuronale a livello cerebrale, che mette in contatto aree di riconoscimento diverse tra loro.

“Per quanto riguarda la visione, si sa, per esempio, che l’immagine della medesima scena si forma e si riforma varie volte nella corteccia visiva, con modalità diverse e interessando aree visive differenti e spazialmente distinte. La prima, primissima immagine si forma nell’area visiva primaria, detta anche area V1. Esistono però altre aree visive limitrofe – V2, V3, V4, V5…– in ognuna delle quali si forma una nuova immagine, ovviamente diversa dalla prima. Non si può vedere senza il concorso e la confluenza delle diverse rappresentazioni nelle diverse aree. E’ solo dal serrato dialogo di queste aree e delle rappresentazioni della stessa scena che esse contengono, che può venirci l’immagine visiva definitiva della scena in questione.” (cit. da E. Boncinelli, “La vita della nostra mente”, Ed. Laterza, Roma-Bari, 2011, pag. 95)

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Esempio di grafica ove si utilizza l’immagine reversibile: marchio Rai Radio Televisione Italiana, design Antonio Romano (1991)

Nel progetto della componente cromatica, pur anche non utilizzando la reversibilità, ci dobbiamo continuamente confrontare con un elemento che assume carattere di sfondo e altri elementi che percepiamo come più o meno vicini. La costante interazione tra i colori e il loro contesto comporta modificazioni percettive, che in qualità di progettisti siamo tenuti a conoscere.

Se, per esempio, osserviamo la figura qui di seguito (J. Itten), ci rendiamo conto che i quadrati grigi inclusi in cornici di differenti colori, ci appaiono di chiarezze dissimili, quando invece sono assolutamente uguali. Lo sfondo, con caratteristiche di saturazione, chiarezza e tinta diverse, influisce sulla percezione del grigio incluso.

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Altro esempio è dato dalla presenza del margine. Chiarezze di due aree, una inclusa nell’altra, possono variare se il margine/confine di separazione è un contorno netto oppure sfumato. Una figura grigia su sfondo chiaro appare più chiara, così come una figura grigia su sfondo scuro appare più scura, se il margine è sfumato.

Nella figura seguente vediamo come, se il margine è netto, il colore ha l’aspetto compatto, solido, di superficie. Se il margine non è netto (introduzione di un gradiente marginale), il colore tende a diventare instabile, aereo, dall’aspetto filmare o anche di volume.

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Interessante la disamina che A. Bottoli e G. Bertagna fanno nel loro testo “Perception Design”, sulla possibilità di utilizzare colori con frequenze opposte per creare effetti di sfondo o di varco.

“I colori di più alta frequenza relativa (cioè rispetto al colore a essi giustapposto), appaiono più lontani dei colori giustapposti di minore frequenza. Si può esaltare la regola con la desaturazione e schiarimento del colore lontano se quest’ultimo deve essere percepito come sfondo (effetto fondale) e con la desaturazione e l’eventuale scurimento del colore lontano se quest’ultimo deve essere percepito come varco.” ( G. Bertagna, A. Bottoli, “Perception Design”, Maggioli Editore, 2009, pag.158)

Il fenomeno figura – sfondo, con tutte le proprietà percettive ad esso connesse, diventa elemento di forte interesse progettuale nell’uso della componente cromatica. Ad esso però, va rivolta la dovuta attenzione (analisi, studio, verifica…) al fine di evitare, nel momento della realizzazione effettiva e pratica del proprio progetto, distorsioni visive, o risultati ben lontani dall’intento del concept iniziale.

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Riproporzionamento percettivo di soffitto in salone acconciature. Attraverso il colore si creano apparenti quote e aree diverse per eliminare il senso di “corridoio” allungato e uniforme. Stesso piano di tinta, con sistema NCS, utilizzo di tinte con contrasti di chiarezza e saturazione. Progetto arch. C. Polli

 

Per approfondimenti sul tema è possibile richiedere una bibliografia ragionata.

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