Dal Color-design alla Color-communication

(di Luciano Merlini) – ottobre 2014

 

Ogni azienda produttrice di vernici per l’edilizia dispone di un sistema tintometrico: decine, centinaia, migliaia di colori in grado di rispondere ad ogni esigenza, richiesta, curiosità.
Un’offerta praticamente illimitata considerando le capacità percettiva dell’occhio umano – soprattutto nelle versioni più ricche – e abitualmente proposta tramite il classico “mazzettone” o fan deck per dirla all’inglese.
Un tipo di strumento pratico e immediato – una panoramica che permette di cogliere a colpo d’occhio – lo spirito e l’ampiezza di una collezione, grazie al quale il professionista (designer, progettista o applicatore) può muoversi con la massima libertà.
Tutti i professionisti, però, lavorano per una committenza, pubblica o privata, la quale, posta di fronte ad una “mazzetta”, se proprio non si perde, come minimo rimane disorientata; con tutti i disagi e le perdite di tempo che ne conseguono.
Per questo motivo la maggior parte dei colorifici ha deciso di adottare, ormai da tempo, strumenti basati su selezioni colore – estratti della gamma completa – prettamente indirizzate alla committenza, “privato DIY” compreso quando necessario.
Fin qui nulla di nuovo, ma questa premessa andava fatta per introdurre l’argomento di oggi, cioè la tipologia, le caratteristiche e soprattutto lo spirito che devono avere oggi questi strumenti, con particolare riferimento ai colori delle pitture per interno: quelli che vivono e abitano con tutti noi.
Veniamo al dunque.
Quante volte abbiamo letto la frase “il colore è emozione”, noi per primi abbiamo più volte espresso questo concetto nei nostri lavori, ma quante volte è stato tradito il principio?
Mi spiego, se il colore è emozione, significa che ogni individuo lo vive a modo proprio: uno stesso rosso, per esempio, ad una persona può evocare una sensazione di calda intimità, ad un’altra di dinamismo e ad un’altra ancora di giocosa allegria.

Meditations over the finance

Ma se è così, come possiamo pensare noi addetti ai lavori di “imporre” i colori ideali per… , i colori che danno un senso di…, i colori che ricordano la…, i colori che ti fanno sentire più…, ecc.?
Qui entra in gioco, insieme al color-design che si occupa prevalentemente della selezione delle tinte, la color-communication, cioè la disciplina che crea lo strumento più adeguato per proporle, utilizzando di volta in volta le forme di linguaggio, scritto e visivo, più adeguate ed efficaci nei confronti del principale target di riferimento.
Tutto questo facendo proprio il concetto espresso dai due noti designer statunitensi Steve Harrison e Paul Dourish: “Uno spazio può essere trasformato in un luogo soltanto dai suoi occupanti. Il massimo che un designer può fare è mettere nelle loro mani gli attrezzi necessari”.
Se penso alle mia esperienza diretta – cioè a come molti anni fa si affrontava l’argomento “proporre il colore” – mi rendo conto di quanto sia evoluta nel corso del tempo la nostra professione e di come un colore in sé significhi poco o nulla se non comunicato in un certo modo.
Un modo che nell’evocare emozioni non le dichiara apertamente, così che ogni individuo le viva di suo, un modo dove anche le immagini degli ambienti non pretendono di sostituirsi agli ambienti di ogni casa ma danno “semplicemente” stimoli e suscitano curiosità, un modo che ricorda, a chi sceglie un colore per le pareti, che quel colore non è un elemento estraneo all’arredo generale, ma deve coordinarsi con esso se si vuole ricreare una certa atmosfera.
Un colore, infatti, non è mai uguale a se stesso,ma questo è un argoment­o che affronteremo al prossimo incontro.

 

 

CONTATTI

l.merlini@merlinieassociati.com
http://www.merlinieassociati.com

 

Una risposta a Dal Color-design alla Color-communication

  1. […] Ma i colori sono tutti uguali! Vero, ma non proprio: i colori sono tutti uguali, ma a renderli diversi sono il modo in cui “si raccontano”. Partiamo dal concetto ormai abusato, ma per altro sempre reale, che “il colore è emozione” e che pertanto ognuno di noi vive uno stesso colore in modo diverso (argomento a cui avevamo già accennato nel nostro precedente incontro). […]

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