COLORI E PNL

(di Luca Talamonti) – marzo 2014

Quante volte vi è capitato di fraintendere o di venire fraintesi?Quante volte avete sentito o avete pronunciato frasi come “Ah, ma io avevo capito un’altra cosa…”, “Ma io non intendevo questo…”, “Credevo significasse tutt’altro…” e via dicendo?
Quante volte vi è capitato, confrontandovi con altre persone, di vedere la stessa cosa o situazione in maniera diversa? Sono domande retoriche, la cui risposta è ovviamente scontata. Niente di strano, capita a tutti e di frequente. E capita perché, semplicemente, ognuno di noi costruisce la sua visione della realtà in maniera totalmente soggettiva. Diversa, quindi, dalla visione della realtà che gli altri possono avere.
Non si parla di giusto o sbagliato, semplicemente di modi diversi e variegati di vedere e interpretare la realtà che ci circonda. Secondo la Programmazione Neuro Linguistica o PNL (un insieme di tecniche di comunicazione nate negli anni 60 negli Stati Uniti), ognuno di noi costruisce la propria mappa della realtà in maniera totalmente soggettiva e assolutamente inconscia, ma sfruttando, seppur in modo diverso, gli stessi criteri.
Volendo semplificare, possiamo dire che ognuno di noi filtra i tantissimi input che la realtà circostante gli invia di continuo attraverso quelle che potremmo definire delle vere e proprie antenne: i 5 sensi.

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Una volta filtrati gli input, li sottoponiamo poi a un ulteriore controllo, che passa attraverso due grandi lenti di ingrandimento virtuali: lo stato d’animo in cui siamo in quel momento e le cosiddette “convinzioni limitanti” (ossia, ciò che ci hanno insegnato fin da piccoli, in merito a cosa è giusto, cosa è sbagliato, cosa è bene, cosa è male, ecc.).
Infine, superato anche questo ulteriore “checkpoint”, i dati arrivano finalmente al cervello che, non contento, li elabora ulteriormente, attraverso processi definiti tecnicamente generalizzazioni, distorsioni e cancellazioni.
Un processo apparentemente lungo, ma che in realtà ognuno di noi compie in millesimi di secondo, di continuo e in modo inconscio e soggettivo. Talmente soggettivo, da generare visioni della realtà diverse, che causano spesso i fraintendimenti o le presupposizioni di cui a inizio articolo. Senza voler entrare troppo nel merito di tutti questi processi, è interessante soffermarsi sul primo passaggio: il filtro attraverso i canali sensoriali.
Ogni persona fisicamente sana utilizza tutti e 5 i canali sensoriali per filtrare la realtà.
Il punto è che ognuno di noi li usa in maniera diversa, privilegiando l’utilizzo di uno o due di essi rispetto agli altri.

A tal proposito, la PNL divide le persone in tre grandi categorie: i visivi (che utilizzano prevalentemente la vista), gli auditivi (i quali usano  per lo più l’udito), e i cinestesici (che prediligono filtrare le realtà attraverso gusto, tatto, olfatto o, più in generale, sensazioni “di pancia”).

Ognuna di queste categorie di persone usa modi di comunicare verbali, paraverbali e non verbali molto diversi fra loro (per fare un rapido esempio sulla comunicazione verbale, per esprimere lo stesso concetto una persona visiva dice “Siamo allineati”, laddove un auditivo dice “Siamo in sintonia, sulla stessa lunghezza d’onda”, mentre un cinestesico dice “C’è empatia, mi piace a pelle”).
Vivendo noi in una società che ci bombarda continuamente di stimoli che sono soprattutto visivi, è facile dedurre che la maggior parte delle persone usa prevalentemente tale canale in modalità primaria.
Le persone visive (così come le auditive e le cinestesiche) hanno un modo di comunicare particolare, che, previa un’attenta calibrazione, permette di riconoscerle facilmente.
Per quanto riguarda il linguaggio verbale, i visivi utilizzano in prevalenza parole o espressioni che hanno a che fare con la vista: sostantivi come quadro, visione, colori, immagine, panoramica, ecc.; aggettivi come chiaro, scuro, limpido, cristallino, torbido, ecc.; verbi come vedere, osservare, chiarire, focalizzare, ecc.; espressioni come punto di vista, lente di ingrandimento, essere allineati, mettere in prospettiva, ecc..
Circa il linguaggio paraverbale (cioè tono, ritmo, velocità, timbro, volume, ecc.), i visivi parlano velocemente, usano un volume alto, un tono squillante, fanno poche pause, ecc..
Nel non verbale, le persone visive hanno una postura eretta, usano una gestualità ampia e descrittiva, hanno una respirazione toracica e veloce, ecc..
Per instaurare una buona comunicazione, e dunque una relazione efficace, con una persona visiva, è opportuno utilizzare una tecnica di PNL, chiamata ricalco.

In parole povere, consiste nel copiare, senza scimmiottare, le modalità di comunicazione dell’altro. Ciò fa scattare un meccanismo inconscio che potremmo definire del “chi si somiglia, si piglia”, che pone l’interlocutore in uno stato di fiducia, accettazione e apertura a nuove possibilità.
Ovviamente, su una persona visiva tutto ciò che può essere colto con lo sguardo ha un impatto neurologico notevolissimo, in grado di modificare la sua percezione della realtà, il suo stato d’animo e il suo giudizio.
Inutile dire che i colori giocano, in questo, un ruolo fondamentale: gli abiti indossati, il colore degli oggetti usati, le pareti della stanza in cui la persona si trova possono far scattare, in maniera inconscia, sentimenti contrastanti nella persona visiva con cui si ha a che fare.
È bene dunque, in questi casi, prestare notevole attenzione ai colori utilizzati dalla persona visiva con cui vogliamo instaurare una relazione efficace. Non solo in termini di indumenti indossati, ma anche in termini di vita quotidiana: che colore è la sua auto? Le pareti di casa sua? La penna che usa per scrivere? Gli piacciono ambienti illuminati o no? Se è una donna, di che colore ha le unghie? Che colori usa in prevalenza per il trucco? Ama le tonalità calde o fredde?
E via di questo passo.
Per quanto in ambito psicologico colori diversi indicano tratti del carattere diversi, in ambito comunicativo (e di PNL in senso stretto), non viene attribuito alcun giudizio all’uso di un colore, piuttosto che di un altro.
È bene semplicemente farvi attenzione e riproporre le medesime tonalità favorite dall’interlocutore, in modo da far scattare quel meccanismo inconscio, e potentissimo, in grado di fare la differenza e garantire la buona riuscita della relazione, professionale o personale che sia.
Ovviamente, buona parte di queste cose è di difficile applicazione se si tratta di un primo incontro, anche se, con un po’ di attenzione, si possono modificare in corsa alcuni elementi dello scenario in cui ci troviamo, per meglio adattarli ai “gusti sensoriali” della persona con cui stiamo interagendo.
Nel caso di incontri successivi al primo, sarà più facile, avendo memorizzato i dettagli importanti di cui si è scritto, proporre modalità comunicative e dettagli visivi (colori in primis) adeguati all’interlocutore.
Manipolazione? Posto che la parola in sé non deve far pensare a qualcosa di negativo, non è niente di diverso rispetto a ciò che facciamo ogni giorno, vestendoci in modi diversi a seconda dei contesti e delle situazioni, truccandoci per uscire (e la parola “trucco” ha già in sé l’idea di manipolazione) o parlando in maniera diversa a seconda dei contesti, degli interlocutori o degli obiettivi che vogliamo raggiungere.
Le tecniche di comunicazione non sono né buone, né cattive: sono uno strumento.
Un coltello è, anch’esso, uno strumento, che può venire usato per tagliare e mangiare il cibo, o per fare del male al prossimo.
La valenza etica delle tecniche di comunicazione viene attribuita, così come per il coltello, dall’utilizzo che se ne fa e dagli obiettivi che si intendono perseguire tramite esse.

Contatti: luca.talamonti@gmail.com

Una risposta a COLORI E PNL

  1. Cofield scrive:

    Articolo molto molto interessante. Complimenti!

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