Technicolor – Una cronologia – II parte

(di Guglielmo Giani) – febbraio 2014

Technicolor System 3 a sintesi sottrattiva a trasferimento di coloranti  1927-1933

Il nuovo procedimento eliminò l’accoppiamento delle due pellicole utilizzando invece una pellicola neutra in grado di assorbire i pigmenti ciano e magenta della pellicola intermedia. Il sistema fu innovativo perché eliminò tutti i difetti del System 2, permettendo un rapido sviluppo del cinema a colori tra il 1928 e il 1930. Durante quel periodo la Technicolor dovette sviluppare una pellicola che potesse accomodare la banda sonora a lato dei fotogrammi. La Warner Bros. da sola commissionò alla Technicolor 15 film, di cui 11 interamente girati a colori.

Nel 1931 il mercato cinematografico crollò. La crisi del ’29 raggiunse anche l’industria dell’intrattenimento. Il pubblico divenne rapidamente disinteressato al cinema a colori e maggiormente attratto dalla possibilità di sentire le voci delle star. Ne 1933 la Warner Bros. produsse La Maschera di Cera (Mystery of the Wax Museum), l’ultimo film realizzato con il procedimento Technicolor System 3.

Technicolor System 4 a sintesi sottrattiva a trasferimento di coloranti 1932-1955

Il fatto che la maggioranza dei sistemi di ripresa a colori fossero procedimenti a due colori, non significa che i registi non fossero interessati ad una soluzione che potesse coprire l’intero spettro cromatico, offrendo una riproduzione più fedele alla realtà. Il Technicolor System 3 era basato su di una pellicola neutra su cui trasferire i pigmenti colorati e nulla avrebbe vietato i tecnici della Technicolor di realizzare tre trasferimenti invece di due. Il limiti erano economici, non tecnologici.

Nel 1932 H. Kalmus incontrò Walt Disney e lo convinse a girare un cortometraggio della serie Silly Simphonies con il nuovo System 4. La Disney aveva già un cartone animato in produzione, Flowers and Trees, ma nonostante ciò, Walt fu folle abbastanza da ricominciare da capo le riprese con il nuovo System 4. L’intuizione di Walt Disney fu corretta e il cortometraggio fu un successo. Per la prima volta gli spettatori poterono godere di tutti i colori dell’arcobaleno. Blu, azzurri, viola entrarono a far parte dell’industria cinematografica.  Walt sottoscrisse un contratto di esclusiva con la Technicolor, tagliando fuori gli altri grandi produttori di cartoni animanti.

Flowers and Trees (1932)© The Walt Disney Studios

Flowers and Trees (1932)© The Walt Disney Studios

Ci furono grandi speculazioni da parte del pubblico su quale sarebbe stato il primo film interamente prodotto con il nuovo procedimento, e la risposta non tardò ad arrivare. Nel 1935 i Pioneer Studios produssero un adattamento del romanzo La Feria delle Vanità, con il titolo Becky Sharp. Il film fu stroncato dal pubblico e dalla critica. Le recensioni si soffermavano in particolare sull’uso eccessivo dei colori, in particolare i blu. Bisogna ricordare che era la prima volta che un lungometraggio veniva proiettato coprendo l’intero spettro dei colori. Il pubblico si abituò velocemente e in breve tempo tutti gli studios adottarono il Technicolor System 4 come sistema di riferimento, nonostante aumentasse i costi di produzione del 150%.

Tutte le storie hanno un inizio ma hanno anche una fine. Nel 1950 la Eastman Kodak introdusse sul mercato una pellicola a colori in formato 35mm. Questa permise alle case cinematografiche di produrre film senza dover ricorrere alla cinepresa Technicolor e all’utilizzo di tre pellicole. L’ultimo film ad essere girato negli Stati Uniti con il procedimento Technicolor System 4 fu Orgoglio di razza (Foxfire) nel 1955. Nel 1952 la Eastman Kodak diede un altro colpo alla bara introducendo un processo di stampa positiva ad alta qualità eliminando la necessità di spedire le bobine alla Technicolor per essere trasferite da negativo a positivo. Nonostante il Technicolor System 4 avesse una gamma cromatica più ampia, il procedimento Kodak risultò economicamente più interessante per le case di produzione. L’ultimo film a essere stampato con trasferimento di coloranti fu Il Padrino, Parte II (The Godfather, Part II) nel 1974. Nel 1975 l’impianto di stampa Technicolor fu chiuso.

Nel 1997 Technicolor introdusse i System 5 e 6, usati per il restauro di pellicole storiche come Il Mago di Oz (1939), Funny Girl (1968) e Apocalypse Now Redux (1979). Il sistema fu usato da Hollywood in film a grosso budget, per ottenere il tipico look Technicolor, difficilmente ottenibile con la stampa Kodak.

System 5 e 6 furono definitivamente abbandonati nel 2002, ed oggi Technicolor si occupa principalmente di effetti speciali e post-produzione digitale.

Clicca qui per leggere la prima parte dell’articolo

Contatti: rainbow@ncscolour.it

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