Psicologia e colore (III Parte) – Conclusioni

(di Marianna Soddu, con la collaborazione di Martina Vimercati) – gennaio 2014

Nonostante quanto precedentemente detto (Psicologia e colore (I Parte), L’influenza del colore Psicologia e colore (II Parte),  Analisi dei colori) sia vero, sono le relazioni del colore con l’esperienza e le associazioni soggettive che costruiamo nel corso della nostra vita, che fanno la differenza e ci rendono unici. Ogni colore, dunque, possiede dei valori espressivi e spirituali che sottostanno alla mutevolezza dell’individuo, considerato come essere in un determinato spazio e in un preciso momento.

70x100 cm, tecnica mista su tela, 2011 Di Alessio Tibaldi

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La psicologia da tempo si interessa di studiare le reazioni del singolo individuo a partire da considerazioni di carattere più generale, al fine di poter migliorare la qualità della vita delle persone, e, a volte, con lo scopo di curare ferite e meccanismi disfunzionali che impediscono lo sviluppo e la crescita delle persone. È solo di recente tuttavia che, anche grazie allo sviluppo delle neuroscienze, la psicologia e le scienze ad essa associate si sono dedicate in modo più sistematico allo studio del colori. Tali studi tuttavia ad oggi occupano una grande importanza e una massiccia applicazione in particolare per quanto riguarda i consumi e le strategie di marketing, settori nei quali una conoscenza più approfondita dell’animo umano può agevolare e a volte orientare strategie di mercato che poco hanno a che vedere con la dimensione della “cura” che fin dai suoi albori la psicologia si è posta come obiettivo principale. Pensiamo a un fenomeno recente che ha sconvolto le abitudini di consumo di gran parte del mondo occidentale: perché la prima pillola per l’erezione maschile è blu? Avrebbe avuto lo stesso successo mediatico se fosse stata rossa? E non è forse il rosso il colore della sessualità e dell’erotismo? La psicologia sa da tempo che molto spesso i problemi legati alla sfera sessuale poco hanno a che vedere con vere e proprie disfunzioni di natura biologica, e che più spesso sono invece legate a questioni di natura relazionale e di autostima. Ma dunque se il problema è l’ansia da prestazione, quale colore se non il blu, così saggio, rassicurante e calmo, padrone di se stesso.  E del resto i dati più recenti ci informano di un sempre più massiccio uso di tali farmaci in fasce di età sempre più giovani, primi consumatori, soprattutto nel mercato statunitense.

Pensiamo poi a un genio moderno, Steve Jobs, che fece del bianco quasi un feticcio fin dagli albori della sua attività imprenditoriale: il bianco della luce, della pulizia, della saggezza e dell’efficienza, il bianco dell’intelletto e della ragione.

È evidente come il marketing sia ben consapevole dell’importanza della psicologia del colore, ma è importante ricordare anche il potere diagnostico e terapeutico del colore. Oggi si parla di cromoterapia, di test dei colori e anche nella nostra vita quotidiana siamo ormai abituati a usare il colore in modo più consapevole e in base alle nostre specificità, proprio per poterne sfruttare il potere. Un potere intrinseco, determinato cioè dalle reazioni fisiologiche che i colori hanno sul nostro sistema nervoso, ma un potere che noi stessi gli attribuiamo, in base al nostro stato d’animo, alla nostra cultura e al periodo storico che stiamo vivendo.

Clicca qui per leggere la prima parte dell’articolo
Clicca qui per leggere la seconda parte dell’articolo


AutoreMarianna Soddu
Con la collaborazione di: Martina Vimercati

Marianna Soddu, psicologo clinico, esperta in ipnosi clinica. Svolge attività libero-professionale a Milano, e come consulente per la Procura della Repubblica e Tribunale di Milano.

Contatti: marianna.soddu@virgilio.it

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