SALIENZA

(di Cristina Polli) – novembre 2013

PREMESSA

“Fondare la ricerca per il progetto del colore sulle complessità delle discipline percettive e sulla comunicazione visiva, si pone come premessa metodologica e come condizione scientifica. Partire dal dato percettivo e dal contesto semantico è una scelta coerente per un progetto che considera le caratteristiche dell’essere umano e mira alla qualità ambientale del sistema uomo-spazio di vita.”
(D.A. Calabi, “Colore, texture e contributi di Basic Design”, in: “Lo scenario del colore”, a cura di V. Vezzani, Aracne, Roma, 2009)

Tra le varie fasi di un progetto cromatico, vi è l’analisi dell’ambiente esistente sul quale si andrà ad operare. Durante tale fase si studiano i rapporti tra figura/sfondo, le variazioni di tinta proprie del luogo/spazio (considerando anche i loro mutamenti nel tempo), gli elementi di percezione presenti (illuminazione naturale e artificiale, configurazione fisica dello spazio, presenza di elementi naturali), i gradienti di profondità, tinta, sfumatura, tessitura, salienza, i materiali, le forme.
Una lettura del contesto di questo tipo, non può che partire da un approccio orientato verso le discipline percettive e sullo studio dei rapporti d’interazione tra individuo e ambiente.
Cercheremo di analizzare insieme, in più fasi, alcuni argomenti legati a tali interazioni.

PERCEZIONE DELL’AMBIENTE
Mappa cognitiva. Ambiente “facilitante”.

L’essere umano vive in costante relazione con lo spazio, sia endogeno (rapporto con noi stessi), che esogeno (la realtà attorno) e i segnali visivi nell’ambiente sono fondamentali per poter formare quella che viene definita mappa cognitiva.
“La rappresentazione interna che ci facciamo di un ambiente, delle strade che possiamo prendere per percorrerlo, dei suoi elementi percettivamente più rilevanti, degli oggetti che possono essere utili per i nostri scopi e di quelli che possono metterci in pericolo o ostacolarci, viene chiamata mappa cognitiva“.1
Ogni volta percorre, attraversa o abita un luogo, visualizza una scena2, la parte istintuale del cervello analizza la situazione nella sua totalità. Nel cercare di conoscere ciò che ha attorno a sé, mediante i segnali presenti, valuta se vi siano le condizioni biologiche ottimali per sopravvivere o se ci siano minacce, pericoli, etc.
Il cervello legge, interpreta, analizza, compara, cerca differenze o uguaglianze mediante ciò che conosce, utilizzando i propri parametri e filtri (esperienza, cultura, aspettative, situazioni…).
Nel momento in cui percepisce un ambiente come accogliente, inoffensivo, piacevole, l’uomo prova la sensazione di benessere. Per esempio un paese/ambiente armonico, portatore di vantaggi, inoffensivo, viene vissuto con interesse e piacevolezza e aiuta la coesione sociale.
Secondo varie ricerche (Kaplan, Brown, Wendt, negli anni Ottanta) perché un individuo possa dare una valutazione affettiva/positiva di un ambiente, devono essere soddisfatte le condizioni di: coerenza, leggibilità, complessità, mistero (informazioni non immediate, ma da “scoprire”). Un ambiente per piacere dev’essere complesso (ricco di stimoli percettivi), ma risultare leggibile per fornire immediate risposte sulla sua fruizione.
Questi aspetti sono riassumibili nel concetto di supporting environment (ambiente che sostiene) di Canter (1983), cioè di ambiente che facilita il soggetto ad ottenere tutte le informazioni che servono e ne facilita le azioni.
Gli aspetti di sicurezza, sostegno, incoraggiamento all’azione che provocano una risposta positiva al supporting environment, sono gli stessi che caratterizzano “un buono stile di attaccamento”, cioè il facilitating environment di D. Winnicott.
L’ambiente facilitante di Winnicott permette lo sviluppo del bambino dalla dipendenza all’autonomia ed è soprattutto determinato dalla vicinanza e dai comportamenti della madre. Anche l’ambiente ha una componente affettiva, che diviene sostegno e facilitazione nella comprensione della lettura dei luoghi e nel conseguente sviluppo delle azioni.
Nell’atto di ri-conoscimento dei luoghi da parte del percettore, rientrano l’esperienza, il vissuto, le emozioni e la memoria, che danno ulteriore significato al paesaggio “abitato”, vissuto.

“Spesso la nostra percezione della città non è distinta, ma piuttosto parziale, frammentaria, mista ad altre sensazioni. Praticamente ogni nostro senso è in gioco e l’immagine è l’aggregato di tutti gli stimoli. (…) Una buona immagine ambientale dà a chi la possiede un importante senso di sicurezza emotiva. Gli consente di stabilire tra sé e il mondo circostante una relazione armoniosa. Questa costituisce un sentimento, opposto allo smarrimento di chi ha perso l’orientamento: il dolce sentimento della propria casa è più forte quando la casa è non solo familiare, ma anche distintiva. In effetti, un ambiente distintivo e leggibile, non solo offre sicurezza, ma amplia la profondità e l’intensità possibili all’esperienza umana.”3
Alexanderplatz - Berlino

Alexanderplatz – Berlino

Secondo l’architetto urbanista Kevin Lynch l’immagine ambientale è il risultato di un processo reciproco tra l’osservatore ed il suo ambiente e può variare in modo notevole da un osservatore all’altro. Ciò che l’osservatore percepisce è basato sulla forma esterna, ma soprattutto è determinato dal modo in cui egli interpreta e organizza la realtà, nonché dal modo in cui orienta la sua attenzione verso essa.
Un ambiente che risulti LEGGIBILE e FIGURABILE all’osservatore, offre sicurezza e valori positivi quali: la soddisfazione emotiva, la chiarezza del sistema di comunicazione e di organizzazione concettuale.
Per LEGGIBILITA’ Lynch intende la facilità con cui le varie parti di un tutto possono venire riconosciute e possono essere organizzate in un insieme coerente; per FIGURABILITA’ quella qualità che conferisce ad un oggetto fisico elevate probabilità si suscitare nell’individuo (osservatore) un’immagine forte (di forte riconoscibilità). I sensi vengono così invitati ad avere maggiore attenzione e partecipazione, rendendo l’individuo più conscio di appartenere ad un luogo.

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