Technicolor – Una cronologia – I parte

(di Guglielmo Giani) – luglio 2014

La storia della Technicolor è probabilmente una delle più affascinanti nel mondo dell’industria cinematografica.

Nel 1912 Herbert Kalmus e Daniel Comstock, due giovani laureati al MIT di Boston, fondarono una società insieme a William Burton Comstock, un uomo descritto allora come un genio della meccanica. Nonostante l’azienda producesse abrasivi, Kalmus ricevette un finanziamento per la creazione di un procedimento cinematografico a colori esente da sfarfallio. Era il 1915 e la società Technicolor fu fondata.

Technicolor System 1 a sintesi additiva. 1917-1922

The Gulf Between (1917) ©Technicolor Motion Picture Corporation

The Gulf Between (1917) ©Technicolor Motion Picture Corporation

Il primo procedimento sviluppato dalla Technicolor era un procedimento a due colori, simile al Kinemacolor. La cinepresa Technicolor registrava simultaneamente due immagini filtrate rispettivamente da un filtro rosso e da un filtro ciano. Questa combinazione di colori permetteva di coprire il più possibile lo spettro cromatico senza adoperare tre colori primari. Con questo metodo il regista era in grado di ottenere una maggiore fedeltà cromatica rispetto ai metodi concorrenti. Il primo lungometraggio girato con il procedimento Technicolor System 1, The Gulf Between (1917), fu un fallimento perché richiedeva un proiettore apposito e i proiezionisti dovevano costantemente riallineare le due immagini sovrapposte. Mentre i soci dell’azienda cercavano di sfruttare commercialmente il procedimento, dietro le quinte erano impegnati nello sviluppo di una nuova tecnica che consentisse di superare le carenze e le variabili inerenti questa prima versione.

Technicolor System 2 a sintesi sottrattiva. 1922-1927

Nel 1922, H. Kalmus e il suo team erano pronti a svelare un notevole miglioramento nel loro processo.

La cinepresa ed il sistema prismatico al suo interno furono riprogettati completamente. Sebbene il funzionamento della cinepresa e la pellicola necessaria erano notevolmente diversi dal Technicolor System 1, fu l’adozione della sintesi sottrattiva che fece la differenza.

I precedenti sistemi a sintesi additiva si basavano su due immagini in bianco e nero proiettate attraverso filtri colorati, risultando in una sostanziale perdita di luminosità rispetto all’originale in bianco e nero. Al contrario l’utilizzo della sintesi sottrattiva permetteva di generare due pellicole positive a colori.

La cinepresa registrava, su di una pellicola negativa in bianco e nero, fotogrammi alternati esposti rispettivamente attraverso un filtro ciano e un filtro rosso. Venivano poi ricavate due pellicole in bianco e nero  positive che venivano sottoposte ad un processo di rimozione del nitrato d’argento e sostituzione con pigmenti color ciano e magenta. Queste due pellicole positive a colori venivano cementate fra di loro generando un pellicola positiva.

Il vantaggi del Technicolor System 2 erano una riduzione degli errori di registro, dato che le pellicole erano state accoppiate in fabbrica, e la possibilità di utilizzare i cineproiettori per film in bianco e nero.

Il primo film realizzato con il Technicolor System 2 fu Toll of the Sea (1922),

The Toll of the Sea (1922) © Technicolor Motion Picture Corporation

The Toll of the Sea (1922) © Technicolor Motion Picture Corporation

basato sulla novella Madame Butterfly. Il mediometraggio, girato dalla Technicolor per la prima volta a Hollywood, fu un successo commerciale e permise all’azienda di generare un profitto.

Nel 1923, il regista Cecil DeMille permise alla Technicolor di girare alcuni spezzoni de I Dieci Comandamenti con questo nuovo procedimento. L’unica scena mantenuta dal regista nel montaggio finale fu dell’esodo dall’Egitto.

Nel novembre del 1923, Jesse L. Lasky della Paramount Pictures firmò un contratto con H. Kalmus per produrre Wanderer of the Wasteland, un western girato in esterni, basato su di un romanzo di Zane Grey. Gli accordi erano che la Paramount avrebbe girato l’intero film in Technicolor ma stanziando lo stesso budget e concedendo lo stesso numero di ore di produzione di un film in bianco e nero. Questa era l’occasione che la Technicolor stava aspettando per dimostrare che era possibile girare un film in esterno e senza l’ausilio di tecnici Technicolor. Il film richiese uno sforzo enorme da parte della Technicolor dato che la pellicola doveva essere spedita giornalmente a Boston per essere sviluppata e stampata in positivo, per poi ritornare a Hollywood il giorno successivo. Il film fu un successo e contribuì a formare l’opinione pubblica verso ai film a colori. Nonostante gli incassi al botteghino di Wanderer of the Wasteland, gli studios commissionarono nel 1935 un remake in bianco e nero con l’aggiunta del sonoro. Come spesso accade il pubblico era pronto ad una nuova tecnologia ma non le major cinematografiche.

Nel 1926, Douglas Fairbanks decise di produrre il blockbuster Il Pirata Nero (The Black Pirate) interamente in Technicolor. Considerevoli studi furono eseguiti per selezionare una palette colori per costumi e scenografie, che meglio si adattassero ai limiti cromatici della pellicola Technicolor. Nonostante gli sforzi tecnici, Il Pirata Nero fu un enorme successo commerciale, almeno per Fairbanks. Technicolor, la quale non aveva abbastanza esperienza nella produzione di lungometraggi, scoprì che, distribuendo il film su scala nazionale, un difetto minore nella procedimento si stava trasformando in un grosso danno economico. Il procedimento richiedeva due pellicole cementate insieme e la pellicola rivolta verso la lampada del proiettore cinematografico si riscaldava maggiormente rispetto all’altro lato. Le pellicole si imbarcavano, deformando l’immagine e le bobine dovevano essere sostituite frequentemente. H. Kalmus e i soci sapevano che avrebbero dovuto trovare una soluzione per poter rendere il processo economicamente sostenibile.

Contatti: rainbow@ncscolour.it

2 risposte a Technicolor – Una cronologia – I parte

  1. […] Clicca qui per leggere la prima parte dell’articolo […]

  2. […] le scene ambientate ad Oz furono girate in Technicolor [vedi Rainbow Technicolor – Una cronologia luglio 2013 & febbraio 2014]. Lo stesso espediente cinematografico è stato usato ne Il Grande e Potente Oz […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: