I LUOGHI DELL’ABITARE (III PARTE)

(di Cristina Polli) – marzo 2013

Con questa serie di articoli correlati, cercherò di analizzare alcuni luoghi simbolici, sottolineando l’importanza del progetto cromatico ad essi connesso.

“Il dimorare è una condizione di partenza, quella dell’interiorità” (F. La Cecla)

Premessa
OcchioIl colore, che ormai sappiamo essere una sensazione che si forma nel nostro cervello, non appartiene in effetti agli oggetti, non è una caratteristica “reale” di ciò che vediamo; è un risultato di interazioni diverse, tra luce, materia, occhio che “guarda” e rielaborazioni a livello cerebrale. Esso comporta comunque anche una percezione soggettiva e culturale, per cui ciò che “vediamo” viene interpretato e vissuto attraverso l’esperienza, sia personale, che proveniente da un “inconscio collettivo” di Junghiana memoria (e del resto anche lo psicologo Max Lùscher ci riporta nel suo esame dei colori a primitive sensazioni umane, archetipiche e di matrice biologica).
Attraverso il colore possiamo identificare con maggior sicurezza forme, aspetti tattili, odori, sapori, anche suoni, in un continuo rapporto sinestetico, tanto da essere a volte condizionati (e qui insiste l’aspetto soggettivo, costituito anche di aspettative ed emozioni) e preferire, scegliere, scartare, odiare qualcosa rispetto ad altro. L’essere umano, in quanto soma e psiche, dal primo momento in cui ha percepito il colore ne è stato costantemente influenzato.
Anche nel nostro “abitare” gli spazi abbiamo bisogno di circondarci di quella policromaticità naturale che biologicamente riconosciamo e dalla quale siamo appunto influenzati, ma non solo: abbiamo bisogno di rimandi simbolici e di significati, perché in fondo siamo custodi di memorie e di affetti. Cosicché il colore diviene messaggero di atmosfere, del vissuto di ognuno di noi, della nostra necessità di “stare bene” nel luogo più intimo.

LO SPAZIO DELLA CONVIVIALITA’
Gli ambienti destinati all’uso/consumo/preparazione del cibo sono soprattutto luoghi della “convivialità” (termine derivato da convivio, ovvero banchetto, festeggiamento), dello stare insieme relazionandosi e chiaramente del gustare, assaporare, nutrirsi. Nella Grecia classica la dea Hestìa presiedeva al momento rituale del “pranzo”, anche a livello urbano: in occasione di feste e ricevimenti veniva allestito un banchetto nella piazza pubblica. Hestia indica comunemente il focolare, ma anche la famiglia che si riunisce attorno a “qualcosa” per con-dividere un preciso istante. Insito nel concetto di convivio, quindi, il senso dell’accoglienza, dell’ospitalità.
Il rito del “banchetto”, lo stare insieme per pranzare o cenare, o anche il gustare da soli il cibo, ha un suo preciso tempo e spazio; non necessariamente è riconducibile alla “cucina” descritta per altro dal dizionario, come luogo appositamente attrezzato per la preparazione e la cottura dei cibi, senza far riferimento alle “relazioni tra le persone”. L’ambiente della convivialità, sia esso relegato alla sola cucina, o al living, o ridisegnato su più aree, abbisogna di una sua spazialità ricca di comfort, protezione, accoglienza, armonia. La scena, o scenario, deve ricordare quell’evocatività propria dell’Hestia e fornire un benessere polisensoriale, sinestetico, che riprende il tema primario: il cibo (e la manipolazione nell’atto di cucinare, il fuoco..).
L’abitare, che riguarda soprattutto i “significati”, più che gli spazi in sé, diventa nel luogo della convivialità, ricerca del vissuto, della memoria, della propria storia personale, del proprio “sentirsi bene”. Diventa “nutrimento” dell’anima.

Progetto cromatico e l’area della convivialità

Il cerchio dei colori NCS

Il cerchio dei colori NCS

Non esistendo una regola fissa, soprattutto nell’ambito privato, né colori più o meno adatti/giusti da collocare in un ambiente (ogni situazione va studiata e analizzata nel proprio contesto), non si possono dare delle indicazioni standardizzate e riduttive su quali siano le cromie e le luci appropriate per le aree del convivio.
Invece è possibile considerare aspetti quali la relazione tra colore, percezione/sensazione e risposta comportamentale, in quanto possono supportare la progettazione. La sensibilità dell’olfatto, del gusto, dell’udito, del tatto, così come l’affaticamento visivo o la sensazione del trascorrere del tempo, vengono alterate, in maniera sensibile, dalla percezione del colore. Ad esempio, tenendo presente il cerchio cromatico del sistema NCS, nell’ intervallo dei colori che vanno dal giallo aranciato verso i rossi, in senso orario, si ha una diminuzione della sensibilità olfattiva, uditiva, tattile e gustativa; inoltre il tempo sembra trascorrere più lentamente. L’opposto si ha nell’intervallo che va dal verde bluastro verso il violetto, in senso antiorario.
Possono inoltre suggerire scenari i rimandi simbolici insiti nei colori, derivanti sia dalla cultura e tradizione dell’uomo e del suo vissuto, che dall’aspetto puramente biologico.

Scheda sul rapporto colore e cibo
Molto si è detto e scritto sul rapporto tra colore e cibo, intendendo per “cibo” sia l’alimento in sé e il sistema “alimentazione”, che l’apparato scenico attorno all’argomento (architettura, ambiente, food-design, product-design).
Sono stati analizzati micro e macrocosmi dal punto di vista biologico, fisiologico, fisico, psicologico, percettivo, culturale, storico, sociale, simbolico e neuroscientifico (per esempio: sensazioni di Fame e Sete vengono provocate e regolate dall’ipotalamo. Sempre l’ipotalamo, nei due centri della fame e della sazietà, regola inoltre l’assunzione di cibo. La luce selettivata da alta frequenza – attorno al blu – attiva maggiormente il SNA parasimpatico, evocando la sensazione di fame; la luce selettivata a bassa frequenza – attorno al rosso -, attiva maggiormente il SNA simpatico, evocando invece sazietà.).
Ogni nostra risposta comportamentale (es.: se sento troppo caldo tolgo subito la mano dalla fonte di calore per non bruciarmi) deriva da un’elaborazione cosciente dell’esperienza, prodotta da alcune parti del nostro cervello (ipotalamo, corteccia, etc.). Il colore induce aspettative, scelte, decisioni (in una bottiglia rossa ci aspettiamo una bevanda forte ed energetica).
Al di là di sperimentazioni e ricerche, possiamo sicuramente affermare che il “nutrirsi”, azione non solo fisiologica/biologica e sociale/culturale, è un atto altamente polisensoriale e perciò collegato a tutti i sensi e alla proprio-recezione. Inoltre cibo ed oggetti ad esso connessi subiscono il fascino dell’evocazione simbolica del colore, del mito e della ritualità.Cole e ciboCibo
Apparecchiare una tavola, bere la propria tisana in una tazza, sorseggiare del vino nel calice, scegliere piatti e posate, condividere con altri il momento del pranzo o della cena, creare una merenda… diventano situazioni di identificazione con l’oggetto, con l’atmosfera, con il luogo. Attraverso l’utilizzo del colore ci si appropria di un’identità, si lanciano messaggi, si mettono in evidenza caratteristiche di sé e dell’ambiente vissuto, allo scopo anche di esternare il desiderio di personalizzazione, che rende diversi, unici.

Bibliografia
A. Bottoli, G. Bertagna, “Perception Design”, Maggioli Editore, MI, 2009
R.L. Gregory, “Occhio e cervello”, Collane Scienza e Idee, Raffaello Cortina Ed. MI, 1998
J. Tornquist, “Colore e luce”, Istituto Colore, MI, 1999
P.Bressan, “Il colore della luna. Come vediamo e perché”, Ed.Laterza, Roma-Bari, 2007
F. Mahnke, “Il colore nella progettazione”, UTET, TO, 1998
C. Widmann, “Il simbolismo dei colori”, Ed. Scientifiche Magi, Roma, 2000
M. Lùscher, “Il test dei colori”, Astrolabio, Roma, 1976
C. G. Jung, “ L’uomo e i suoi simboli”, TEA, BG, 1997
J. Jacobi, “La psicologia di C.G. Jung”, Einaudi
F. Alfano, “La casa dell’angelo”, Clean Ed., NA, 2001
F. La Cecla, “Mente locale”, Eleuthera, MI, 1996

Clicca qui per leggere l’articolo precedente

 Autore: Cristina Polli

Cristina Polli nasce a Stresa (VB) nel 1963. Vive e ha il proprio studio-atelier a Lesa (NO). E’ architetto e color-designer. Dal 1998 è cultore della materia al Politecnico di Milano, Facoltà di Design. Conduce corsi, laboratori e seminari sul tema del colore e sulla comunicazione. Si occupa di progettazione colore in spazi privati e pubblici, di product design, creazione eventi e formazione. Al suo attivo anche mostre personali, allestimenti, e pubblicazioni.

Contatti: cristinapollidesigner.blogspot.com


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2 risposte a I LUOGHI DELL’ABITARE (III PARTE)

  1. Vama scrive:

    Argomento decisamente interessante…
    Leggerò con calma tutto il resto del blog, che scopro solo oggi.

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