I LUOGHI DELL’ABITARE (II PARTE)

(di Cristina Polli) – novembre 2012

Con questa serie di articoli correlati, cercherò di analizzare alcuni luoghi simbolici, sottolineando l’importanza del progetto cromatico ad essi connesso.

Se basta una stanza a modificare il nostro sentire, se la nostra felicità può dipendere dal colore delle pareti o dalla forma di una porta, che cosa ci accadrà nella maggior parte dei luoghi che siamo costretti a guardare e ad abitare?1

L'atrio-4Premessa
Tutti i giorni veniamo in contatto con simbologie che derivano da immagini primordiali appartenenti al nostro antico vissuto; Jung ci parlerebbe in tal senso di “inconscio collettivo”. Intuito, istinto (anche biologico) e inconscio ci portano a riconoscerne i significati, ma spesso non sappiamo definire quali aspetti formali abbiano, come si presentino a noi, o quali messaggi ci stiano dando. I simboli, per altro, interagiscono con noi e possono influenzare i nostri comportamenti, la relazionalità, la comunicazione, gli stati d’animo.
La componente cromatica, di per sé simbolo universale culturalmente riconosciuto e riconoscibile, ausilio nella percezione di forme e spazi, crea identità, significati. Ha la possibilità quindi di rafforzare il valore simbolico dei luoghi, valorizzandoli e rendendoli più comunicativi.

L’INGRESSO – PROGETTARE L’ACCOGLIENZA

L’ingresso della casa segna il momento del passaggio tra esterno ed interno, già rimarcato dalla soglia e anticipa lo scenario dell’intero spazio abitato.

La persona che entra nell’atrio riceve informazioni immediate nel proprio campo percettivo (per campo percettivo si intende tutto ciò che l’occhio coglie con uno sguardo).
Quando si percorre un luogo (o nel nostro caso si entra in uno spazio) la parte istintuale del cervello analizza la situazione nella sua  totalità cercando di capire, mediante i segnali presenti, se vi siano le condizioni biologiche ottimali per sopravvivere o se ci siano minacce, pericoli. Essa legge, interpreta, analizza, compara, cerca differenze o uguaglianze mediante ciò che conosce, utilizzando i propri parametri eL'atrio-1 dei filtri cognitivi (esperienza, cultura, aspettative…).
Il nostro corpo è in effetti un sistema di recettori, decodificatori e traduttori delle informazioni che arrivano da fuori. Tali informazioni vengono date da artefatti, superfici, materiali, colori, i loro accostamenti, i loro aspetti intrinseci, che -se coerenti coi propri significati biologici e con i bisogni biologici dell’uomo- suscitano in noi aspettative (appunto biologiche), che devono poi essere confermate e corrisposte.

Forme, luci, colori, spazi, temperature, materie/texture, odori, suoni… possono quindi modificare la percezione di chi entra nella casa, condizionando comportamenti ed emozioni.

Nel momento in cui percepiamo l’ambiente come accogliente, inoffensivo, piacevole, allora proviamo la sensazione di benessere.
Ciò significa che se dev’essere posta attenzione nella progettazione di ingressi privati, ancora maggiore dovrà essercene per quelli pubblici, dove l’azione di “accogliere” assume significati ben più complessi e lo studio degli aspetti legati alla comunicazione, segnalazione, orientamento, fruibilità e percezione degli spazi, divengono basilari per la realizzazione di luoghi adatti all’uomo.

L’ingresso di un’abitazione diventa una sorta di “biglietto da visita”, creando aspettative e/o raccontando da subito qualcosa sugli abitanti stessi (casa come esternazione del sé).
Risponde a bisogni non soltanto strutturali, tipologici, morfologici, ma soprattutto individuali, soggettivi, psicologici.

L'atrio-3Atri bui, stretti, privi di stimoli sensoriali che attivano l’attenzione, non invogliano ad essere varcati e precludono il senso di ospitalità/accoglienza.
Presenza di pareti ad angolo acuto poste frontalmente alla porta d’ingresso, può suscitare fastidio, così come invece pareti o forme arrotondate/curve, sono “rassicuranti”, “protettive” e accolgono come in un abbraccio.
L’open-space che annulla l’area dell’atrio invita generosamente e direttamente nella vita della casa; a volte però si ha bisogno di una zona di transizione, segnata e costruita (come, in senso animale, si segnano “i territori”), che conduca a poco a poco nel centro del proprio abitare. In questo caso, anche solo mediante semplici elementi (componenti d’arredo o particolari allogazioni di colori), l’ingresso va evidenziato, in quanto zona di “preparazione” e di “passaggio” da uno stato all’altro.
L’assenza di stimoli cromatici, la trascuratezza data dal fatto che in fondo l’atrio è quasi una zona di passaggio, un’illuminazione scarsa o non differenziata, suscitano in chi osserva una sensazione di non gradevolezza, di non armonia.
L'atrio-2Essendo l’ingresso il luogo più collegato all’esterno, interagisce strettamente con il fattore termico, per cui, per esempio, colori dalle basse frequenze (intorno ai rossi) male si adattano a luoghi molto caldi, dove sarebbe opportuno trovare una sensazione di fresco entrando in casa.
Da ricordare che l’effetto di una stanza colorata può essere modificato dalla percezione della stanza che la precede, perciò l’individuazione dei colori dell’ingresso è logicamente unita al progetto globale della casa.

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Autore: Cristina Polli

Cristina Polli nasce a Stresa (VB) nel 1963. Vive e ha il proprio studio-atelier a Lesa (NO). E’ architetto e color-designer. Dal 1998 è cultore della materia al Politecnico di Milano, Facoltà di Design. Conduce corsi, laboratori e seminari sul tema del colore e sulla comunicazione. Si occupa di progettazione colore in spazi privati e pubblici, di product design, creazione eventi e formazione. Al suo attivo anche mostre personali, allestimenti, e pubblicazioni.

Contatti: cristinapollidesigner.blogspot.com

 1 A. de Botton, “Architettura e felicità”, Guanda, Parma, 2006, pag. 11

2 risposte a I LUOGHI DELL’ABITARE (II PARTE)

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