I LUOGHI DELL’ABITARE (I PARTE)

(di Cristina Polli) – marzo 2012

Con questa serie di articoli correlati, cercherò di analizzare alcuni luoghi simbolici, sottolineando l’importanza del progetto cromatico ad essi connesso.

Se basta una stanza a modificare il nostro sentire, se la nostra felicità può dipendere dal colore delle pareti o dalla forma di una porta, che cosa ci accadrà nella maggior parte dei luoghi che siamo costretti a guardare e ad abitare?1

Porta RossaPremessa
Tutti i giorni veniamo in contatto con simbologie che derivano da immagini primordiali appartenenti al nostro antico vissuto; Jung ci parlerebbe in tal senso di “inconscio collettivo”. Intuito, istinto (anche biologico) e inconscio ci portano a riconoscerne i significati, ma spesso non sappiamo definire quali aspetti formali abbiano, come si presentino a noi, o quali messaggi ci stiano dando. I simboli, per altro, interagiscono con noi e possono influenzare i nostri comportamenti, la relazionalità, la comunicazione, gli stati d’animo.
La componente cromatica, di per sé simbolo universale culturalmente riconosciuto e riconoscibile, ausilio nella percezione di forme e spazi, crea identità, significati. Ha la possibilità quindi di rafforzare il valore simbolico dei luoghi, valorizzandoli e rendendoli più comunicativi.

La soglia

Il termCappella del Baroloine soglia deriva dal latino solea, cioè scarpa, “suola del sandalo”, connesso con solum, suolo. Indica quella parte della scarpa che entra in relazione con un diverso elemento: il suolo (spazio del cambiamento). E’ il limen, ovvero il “limitare”, l’ingresso.
Corrisponde all’archetipo del passaggio e della trasformazione. E’ il confine tra il dentro e il fuori; il segno dell’ingresso nella zona privata. Al di là della soglia, cioè, qualcosa cambia e chi sta entrando sa che “dall’altra parte” l’atteggiamento sarà diverso da quello che esiste “fuori”. Varcare la soglia significa passare da uno stato d’animo all’altro.
Il passaggio è collegato al recinto, il quale divideva anticamente lo spazio sacro da quello profano. Esso ha lo scopo di tutelare, ancora oggi, il “profano” dal pericolo di essere invaso.
Senza la soglia, senza la porta, non vi è accesso, non sussiste il rapporto dentro/fuori, nel quale si rinnova continuamente il rito del passaggio, non esiste la propria domesticità; in altre parole non c’è abitazione.

Se si considera la caverna primordiale come una sorta di modello primevo di abitazione, come spesso la storia dell’architettura ha fatto, si comprende che quello che ad essa mancava, per costituire una vera e propria dimora, era appunto la porta. Quando una qualche forma di chiusura viene apposta, la caverna, da spazio meramente naturale, diventa uno spazio umano,un abbozzo di abitazione: la protezione e il riparo cercati sono simbolizzati (oltre che realizzati) dalla porta primitiva.2

La soglia può essere considerata come:
• elemento funzionale (ingresso, passaggio, entrata, uscita), ma anche espressivo, comunicativo e simbolico (espressione del sé, di chi abita dietro alla porta, messaggio a chi è fuori); elemento di dialogo, quindi, tra due realtà differenziate
• limite, confine, delimitazione tra “fuori” e “dentro”, tra mondo estraneo e domestico; che separa – da sempre – il focolare centro della casa, dall’esterno
• transizione, passaggio tra due differenti spazi, configurato in un piano orizzontale (il piano calpestabile della pavimentazione) e in uno verticale (la porta)
• protezione fisica e psicologica (difende l’interno rifugio, guscio, tana, nido, il luogo interiore) e divisione sociale/personale (pubblico e privato, comunità e solitudine, alterità e identità).
Progettare la soglia (la porta) vuol dire attribuire significati e valori alla dimensione del “passaggio”, restituendo così ad esso un’identità precisa e forte, chiaramente riconoscibile da chi lo attraversa.

Porta_2 “Quando ci avviciniamo a una porta d’ingresso apprezziamo quelle che davanti a loro hanno una piccola soglia, un pezzo di ringhiera,una tettoia o una semplice fila di fiori o di pietre: tutti elementi che ci aiutano a segnare la transizione tra spazio pubblico e privato, placando l’ansia che ci coglie entrando o uscendo da una casa3

Come ci dice A. de Botton la soglia ci invita o ci vieta la transizione. Ben vengano quindi elementi che ci aiutano nel passaggio, che ci spronano ad entrare, o ci accompagnano nell’uscita.

Porta 3La componente cromatica
La componente cromatica si colloca in questa prospettiva come uno strumento basilare, in quanto viene percepita anche come conduttrice di messaggi e simbolizzazioni.
Progettare la soglia dipende certo da numerosi fattori: dalla location e quindi dall’area di riferimento geografico, culturale, tradizionale, sociale; dal target (chi abita, come abita…); dall’edificio stesso con la sua conformazione e identità.
Quando però pensiamo alla soglia di uno spazio abitativo, alla porta cosiddetta “d’entrata”, dovremmo iniziare a capire cosa stiamo dicendo a chi, da fuori, la vede, a chi la usa quotidianamente, a chi per la prima volta ne varca il confine. Dovremmo chiarire quale scopo, al di là della mera funzione, essa vuole comunicare.
La porta viene inserita nel prospetto dell’edificio, in un Porta 4rapporto figura (la porta) sfondo (l’edificio) che a volte rimane anonimo ed altre fortemente evidenziato. Se il bisogno è quello di dichiarare e sottolineare la presenza della soglia, come invito, come stimolo, come richiamo, il colore di fondo non potrà confondersi con quello dell’uscio. Una porta come “varco”, può essere percepita come più lontana (quasi un vuoto) o più vicina (che ci arriva subito all’occhio) a secondo degli accostamenti cromatici figura/sfondo, che noi leggiamo attraverso le leggi di comparazione attuate dal cervello. Se si desidera far vedere da lontano la porta, come elemento quasi di richiamo, un colore saturo, nella gamma dei rossi, può sicuramente essere più adatto che non uno vicino ai verdiblu.
E’ possibile dare importanza alla soglia mediante l’uso di materiali diversi, naturali e non trattati, come il legno, il cotto o la pietra, dove il colore è dato dalla natura della stessa materia. O come i metalli, il vetro, le resine… dove il colore viene suggerito, ricreato, impostato. In tal caso il colore può aggiungere informazioni molto diverse tra loro, che mutano se esso viene impiegato come coprente (pittura) o trasparente, velato, decorato o sfumato, monocromatico o insieme ad altri colori.

Porta colorate

Giochiamo
Facciamo un piccolo gioco: osserviamo queste porte. E adesso diamo spazio all’immaginazione. Chi e cosa potremmo trovare nella casa della porta gialla? Cosa d’istinto ci viene in mente ad osservare quella viola? E qual è la sensazione che percepiamo guardando una porta grigio scuro? Forse un “invito” rosso ci appare più familiare…
Certo è che la stessa soglia ci racconta storie molto diverse. Semplicemente cambiandone l’aspetto cromatico.

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Autore: Cristina Polli
Cristina Polli nasce a Stresa (VB) nel 1963. Vive e ha il proprio studio-atelier a Lesa (NO). E’ architetto e colordesigner. Dal 1998 è culto-re della materia al Politecnico di Milano, Facoltà di Design. Conduce corsi, laboratori e seminari sul tema del colore e sulla comunicazione. Si occupa di progettazione colore in spazi privati e pubblici, di product design, creazione eventi e formazione. Al suo attivo anche mostre personali, allestimenti, e pubblicazioni.
Contatti: http://cristinapollidesigner.blogspot.com/

1 A. de Botton, “Architettura e felicità”, Guanda, Parma, 2006, pag. 11
2 A cura di L. Bonesio, L. Micotti, “Paesaggi di casa”, Mimesis, Milano, 2003, pag.114
3 A. de Botton, op.cit., pag. 246

2 risposte a I LUOGHI DELL’ABITARE (I PARTE)

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