DUE ANNI DI RAINBOW

(di Elios Moschella) – Settembre 2011

 

Ciò che va indebolito

Deve all’inizio essere rafforzato

Ciò che va rovesciato

Deve all’inizio essere drizzato

Colui che vuol prendere

Deve cominciare a dare”

 – Lao Tzu, Tao Te Ching –

Paul Klee - Ad Parnassum

Foto 1: Paul Klee - Ad Parnassum (1932), Kunstmuseum (Berna)

Due anni di Rainbow. Una piccola frazione di tempo nel percorso di comunicazione che questa rubrica ha intrapreso: trasformare la qualità della nostra vita, dell’abitare attraverso (e non solo) l’uso del colore.
Trasformare, ma come? Sigmund Freud amava dire che : “ Non è tanto facile suonare lo strumento della mente” ( Sigmund Freud, Aforismi e pensieri). Suonare lo strumento della mente perché è  questo quello a cui ci riferiamo quando si è deciso di intraprendere una trasformazione culturale come quella che, con modestia, abbiamo deciso. Dobbiamo “forzare” la mente, una cultura dell’abitare che non sempre è incline all’utilizzo, ad esempio, del colore nelle tinteggiature delle pareti o dei serramenti..? E come? Come “creare una realtà realizzabile”?
Credo che, innanzi tutto, sia necessario comunicare con un linguaggio adatto ed accettabile in base alla concettualizzazione che la persona, a cui ci rapportiamo, fa del proprio mondo. Allora ciò che è necessario, sempre più, è la comprensione (l’afferrare con i sensi) del linguaggio e delle esigenze dei nostri committenti/fruitori. Imparare ad usare il linguaggio del committente non vuol dire per nulla “compiacerlo” e, quindi rimanere passivi di fronte a frasi tipiche quali: “voglio le pareti bianche perché così mi costa meno e posso abbinare oggetti di diversi colori”.

Paul Klee  - Palloncino rosso

Foto 2: Paul Klee - Palloncino rosso (1922) Guggenheim Museum, New York

Significa, invece, comprendere la realtà della persona e poi, ci si perdoni il termine, impartire “suggestioni” nella loro stessa lingua. “ Se puoi vedere, impara ad agire” affermava Heinz Von Foerster. Ecco allora che gli addetti ai lavori (soprattutto i progettisti) dovrebbero iniziare a usare nuove forme di comunicazione, quelle che il filosofo britannico John L. Austin in una famosa conferenza ad Harvard (1955) definì <enunciazioni performative> : ” Il termine performativo può essere usato in una vasta gamma di modi e costruzioni affini, altrettanto come il termine imperativo. Il termine deriva, naturalmente da perform, il verbo che accompagna usualmente il sostantivo action: esso indica che l’emissione di una parola è essa stessa l’effettuazione di un’azione, e non, come normalmente si ritiene, il semplice dire qualcosa” ( J.L. Austin, How to do things with words, Harvard University Press, Cambridge; trad. it.  Come fare cose con le parole, Marietti , Genova 1987)

Come già affermavamo l’anno scorso è giunto il momento di “agire”, di concretizzare, anche attraverso provocazioni, se necessarie, questo nostro percorso. Gli strumenti sono tanti cominciamo ad utilizzarli.

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Per contattare l’autore dell’articolo scrivere a:
rainbow@ncscolour.it

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