L’ALTRA FACCIA DEL COLORE

 (di Alessandro Latocca) – Aprile 2010

Quando ci si accosta ai temi legati all’ambiente viene spontaneo il pensiero di ciò che ci avvicina di più alla natura, all’armonia degli spazi costruiti, alla limitazione delle interferenze e dei danni che alcuni processi, per lo più legati alla produzione ed allo sfruttamento dell’energia, causano o potrebbero causare al nostro ecosistema.
Se da un lato il problema della conservazione dell’energia ha da sempre stimolato la ricerca di nuove possibilità o il ritorno a soluzioni già collaudate, dall’altro sta iniziando ad affiorare in maniera più esplicita quello legato alla conservazione delle risorse disponibili.
Nella consuetudine delle nostre giornate può succedere di entrare ed uscire da spazi aperti e chiusi, di stare in contatto con differenti materiali ed oggetti che il nostro occhio inconsapevolmente appena percepisce o che ogni tanto, al contrario, stimolano i nostri sensi: forse per la forma o per il colore che ci appaiono inusuali, oppure perché ci attraggono visivamente, o perché ci rimandano a situazioni della nostra infanzia legate al ricordo del nostro passato o per i più svariati motivi. Difficilmente ci sfiora l’idea che un oggetto, piuttosto che un ambiente, è costituto da un insieme di materiali che concorrono a continui scambi di particelle, schematizzabili in molecole di atomi con cariche positive e negative, tali da sprigionare nel loro moto quello che si può definire ‘energia’. Vi sono (o meglio sono state studiate) differenti forme di energia, ma quella che andremo ad analizzare, come risorsa, è quella termica.
Se pensiamo ai materiali utilizzati in edilizia che costituiscono i fronti esterni degli edifici delle nostre città, così come agli ambienti interni delle nostre abitazioni, ebbene anche qui ci ritroviamo in questo irrefrenabile interscambio di atomi di molecole che sprigiona energia.
Ciascun materiale ha un ‘comportamento energetico’, dovuto alla sua composizione fisico-chimica, che è influenzata sia dai materiali con cui entra in contatto, sia dalle cariche molecolari che si trovano nell’atmosfera, così come dal Sole, principale fonte di energia, almeno per ora, inesauribile.

Columbus Convention Center, Columbus, Ohio Fonte: Contemporary American Architects – Taschen – 1994

Foto 1:Columbus Convention Center, Columbus, Ohio Fonte: Contemporary American Architects – Taschen – 1994

Ad ogni materiale sono associati uno o più colori, alcuni distinguibili dall’occhio umano e altri non percepibili.
E’ pur vero che il colore è solo ‘una sensazione sensoriale’, così come definito dalla normativa DIN 5033, la cui natura, esplicitata per la prima volta da Isaac Netwon nel 1705, è derivata da una radiazione di luce bianca elettromagnetica di lunghezza d’onda compresa tra 380 e 780 nm. che, scomposta nelle singole lunghezze d’onda, ne forma lo spettro (o più comunemente il disco cromatico).
E’ anche certo che, solo quando i raggi di luce colpiscono la retina dell’occhio umano, le cui cellule trasmettono al cervello le informazioni relative alle lunghezze d’onda percepibili, possiamo distinguere i colori. Ma è anche vero che l’effetto dei colori degli edifici come degli oggetti, così come quello della luce che riflettono, ci provoca forti sollecitazioni ricollegabili ad aspetti sia psichici che estetici: si può dunque affermare che ciascun materiale, sia semplice che composto, ed anche l’uso dello stesso, sono strettamente collegati al suo effetto cromatico insito o che produce.

Experimental Housing, Freiburg, Germany Fonte: Building a new millenium – Taschen - 2000

Foto 2: Experimental Housing, Freiburg, Germany Fonte: Building a new millenium – Taschen - 2000

Cerchiamo ora di capire in che modo il colore, correlato ai principali materiali che ci circondano, fornisce un apporto di energia termica agli ambienti in cui viviamo.
Se pensiamo alle superfici degli edifici, il comportamento energetico tra l’esterno e l’interno è ben diverso.
Le superfici esterne sono influenzate dall’energia prodotta dal sole per irraggiamento e trasmessa all’interno dell’involucro edilizio, che diventa termica al termine del processo di conduzione “in spessore di muro” attraverso i vari strati che lo compongono.
La luce solare trasmessa ha differente intensità in funzione dell’angolazione con cui colpisce le regioni della crosta terrestre, in tal modo vi sono regioni del Pianeta più o meno calde ed altre più o meno fredde. Ciò che invece caratterizza le differenti superfici e di conseguenza i differenti materiali da cui sono costituite è la capacità di assorbire ovvero di riflettere l’apporto solare. In tal senso il colore assume un significato poiché la luce bianca risulta proporzionale sia all’assorbimento che alla riflessione solare.
Gli intonaci bianchi e in genere quelli molto chiari presentano un basso grado di assorbimento ed un’elevata riflessione, quelli scuri si comportano nella maniera opposta; il cemento chiaro o la pietra hanno valori di assorbimento tra il 50-90%; i mattoni (rossi, gialli) tra il 65-75%. In tal modo possiamo già avere un’idea dell’apporto di energia termica che, per conduzione, può attraversare i più comuni materiali.
È da tenere presente che i materiali di finitura esterna, così come definiti dalla norma EN 971, non esauriscono qui la loro funzione (devono anche assolvere la protezione dagli effetti degli agenti atmosferici, chimici, biologici, meccanici o di altra natura) e le definizioni comuni dei rivestimenti indicati con i termini semplicistici di colori, vernici e tinte in realtà sottintendono composti di leganti, solventi, pigmenti e cariche.
Per studiare a fondo l’apporto termico di un rivestimento o di una finitura dati, sono molti i fattori che concorrono; ciò non prescinde comunque dal fatto che non tutti i materiali hanno le stesse valenze e quindi a parità di zona climatica e risorse sia di materie prime che economiche sarebbe necessario un maggior impegno da parte delle pubbliche amministrazioni per uno sviluppo consapevole e cosciente dei nostri centri abitati.

Moonsoon Bar, Sapporo, Japan Fonte: Contemporary European Architects, Vol.II – Taschen – 1994

Foto 3: Moonsoon Bar, Sapporo, Japan Fonte: Contemporary European Architects, Vol.II – Taschen – 1994

Differente è il comportamento delle finiture interne degli edifici, che veicolano all’interno degli ambienti energia termica dove il colore assume un’altra valenza, in quanto non è più determinante per l’assorbimento di calore. Questa funzione infatti viene assolta dal materiale in sé: sia per la capacità di trasformare l’energia accumulata in energia termica, sia per quella di garantire una minore dispersione del calore prodotto dai corpi scaldanti presenti in sito.
Infine è da notare come con la recente introduzione del catasto energetico degli edifici, nel nostro Paese, un passo in avanti è stato fatto ma ne andrebbero fatti altri: disincentivando la “de regolazione” che, col principio della deroga e della depenalizzazione, legittima interventi spesso sconsiderati, riportando l’attenzione sui ‘piani del colore’, la cui visione estetico-funzionale e di conservazione del costruito, andrebbe estesa a quella di risparmio energetico strettamente connesso all’impiego dei materiali.

Scarica il pdf

Per contattare l’autore dell’articolo scrivere a:
rainbow@ncscolour.it

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: