COLORE, MALATTIA E DIVERSA ABILITA’: QUALI INTERAZIONI?

(di Marianna Soddu) – ottobre 2010

Fin dall’inizio della sua storia, l’essere umano ha intuito la potenza evocativa del colore, che agisce sia su un piano consapevole, che su un piano inconscio-inconsapevole. Così come l’uomo ha la possibilità di scegliere un colore modificando il suo ambiente, il colore possiede l’incredibile proprietà di agire sull’uomo stesso in un continuo processo di feedback ricorsivo.
Tale proprietà del colore è stata studiata approfonditamente prima dalla fisica e poi dalle scienze umane, psicologia e filosofia, a sottolineare ancora una volta il più ampio legame del rapporto corpo-mente nell’essere umano.
Il più importante lascito in questo campo del fisico inglese Isaac Newton è rappresentato dalla scoperta dell’energia a diversa frequenza emessa dai colori: il significato di tale scoperta sul piano della vita quotidiana è rappresentato dal fatto che il colore è energia trasmessa attraverso vibrazioni.
Molti sono stati gli studi della fisica sul colore e sull’energia della natura, una sorta di “energia cosmica” che tutto avvolge, tutto modifica e da tutto è modificata, ma se pensiamo anche solo al nostro quotidiano ci rendiamo conto della forza che il colore può avere tanto sui nostri processi di pensiero, quanto sulle nostre reazioni psico-fisiche e su un piano neuro-vegetativo.
È stato dimostrato che alcuni colori hanno effetti più forti di altri sul nostro modo di reagire al mondo e sul modo di vedere noi stessi: chi indossa un abito rosso, molto probabilmente, oltre a voler evocare nell’osservatore una risposta di stupore, attivazione e interesse, percepirà se stesso in modo forte, attivo, energico, aggressivo e combattivo. Tale attivazione del resto va usata con prudenza: difficilmente vedremo in un luogo di lavoro una persona vestita completamente di rosso, e difficilmente nelle abitazioni moderne e nelle strutture pubbliche il rosso è il colore predominante.

Murales, reparto di pediatria – Ospedale Bufalini, Cesena

Foto 1: Murales, reparto di pediatria – Ospedale Bufalini, Cesena

A partire da tali assunti, fin dall’antichità la scelta dei colori per gli spazi abitativi, pubblici e per i posti di lavoro non è stata quasi mai casuale o dettata semplicemente dal gusto personale. Recentemente però, con il crescente interesse per alcune tematiche come la dignità umana e il potere della mente sul corpo e anche sui processi di guarigione dalle malattie, si è osservato un incremento notevole, a livello internazionale, nello studio del potere curativo del colore proprio a partire dai colori nelle strutture ospedaliere, tanto nelle brevi degenze, quanto nelle strutture residenziali.
Se pensiamo ad esempio alle strutture sanitarie del passato, compresi i reparti pediatrici, sicuramente il colore predominante era il bianco: luminoso certamente, ma asettico, privo di qualunque energia, sia positiva che negativa, un colore usato per indicare pulizia, igiene, assenza di qualcosa di negativo, che però inghiotte anche le possibilità positive, e che pensa alla malattia come qualcosa che deve essere eliminata, letteralmente uccisa. La malattia psichiatrica e le malattie infettive con i loro reparti ne erano il principale esempio: qualcosa con cui non si può e non si deve convivere, qualcosa che deve essere eliminato, qualcosa di contaminante e mortifero per gli altri. Si può comprendere così come la scelta dei colori di fatto non rappresentasse solo una questione di “gusto estetico”, ma sottendesse una concezione assai differente da quella attuale del malato e della malattia.
Oggi, con l’aumentare della vita media, il concetto di malattia cronica è qualcosa che è entrato a far parte appieno della vita quotidiana dei singoli: la vecchiaia stessa è da molti ritenuta una malattia cronica, perché di fatto invalidante e non curabile. Anche le malattie infettive vengono oggi viste sotto una luce diversa: pensiamo al virus dell’HIV, fino a un decennio fa considerato da tutti quasi una “punizione” volta ad espiare una qualche colpa del malato, che poteva liberarsi solo con la morte, e che veniva considerato il moderno “untore” della società. Oggi con l’HIV si convive, ci convive tanto il malato quanto il suo vicino di casa. Tali cambiamenti nella visione del concetto stesso di malattia hanno determinato notevoli migliorie alle strutture di accoglienza dei malati, strutture sempre meno chiuse al mondo e volte a un recupero funzionale e alla scoperta di nuove abilità. Nasce così l’arte terapia, la clown terapia, la pet terapy, tutti modi diversi per aprire il malato al mondo, perché possa essere parte integrante e fondamentale della società intera.

Cortile Frida Kahlo, Museum Coyoacan, Messico

Foto 2: Cortile Frida Kahlo, Museum Coyoacan, Messico

Nella scelta dei colori delle strutture ospedaliere oggi vengono realizzati studi approfonditi, che tendono ad una interessante policromia, associata ai diversi reparti e volta ad evitare l’atteggiamento pericoloso di ripiego su se stesso del malato. Entrando oggi in un reparto di oncologia pediatrica troveremo addirittura murales molto colorati, in cui colore e forma emettono vibrazioni positive per i bambini e le loro famiglie, permettendo al paziente di riappropriarsi delle proprie capacità immaginifiche, fondamentali per la crescita del bambino. Ed è questo il concetto fondamentale: anche in un bambino gravemente malato, è importante la possibilità di sognare, di immaginare e di crescere, e non solo di eliminare la malattia.
Interessanti studi sono stati condotti anche sulla possibilità degli ambienti di valorizzare le residue abilità di memoria e cognitive in pazienti anziani affetti da diverse demenze: sarà preferibile l’uniformità nel colore dei pavimenti, che se a scacchi o caratterizzati da policromia potrebbero avere un effetto confusivo, così come il colore delle pareti dovrebbe essere dei toni dal blu chiaro al verde, colori sempre brillanti ma allo stesso tempo riposanti e calmanti. I toni del giallo e dell’arancione se ben dosati, magari negli arredi, potrebbero poi stimolare efficacemente le residue abilità attentive del paziente, favorendone un generale processo di attivazione positiva.
La tendenza attuale è quella di sostituire al termine “disabilità” un concetto più ampiamente rappresentativo delle diverse condizioni di malattia, la “diversa abilità”: il tentativo è quello di sottolineare che un incidente o una malattia non determinano solo una perdita totale e definitiva di determinate abilità, come il camminare, il vedere, sentire, bensì aprono l’individuo alla scoperta di nuove e appunto “diverse” abilità. Gli individui diversamente abili vengono dunque messi in condizioni ambientali e sociali atte a sviluppare maggiormente aspetti creativi della personalità. In questo senso si intuisce facilmente l’importanza che può ricoprire l’ambiente abitativo e di ricovero sia perché in fase di progettazione dovrà tenere conto delle difficoltà funzionali della persona, sia perché potrà favorire anche attraverso l’uso del colore un recupero funzionale e un incremento di abilità nuove in modo creativo. Tuttavia è importante sottolineare il fatto che non è possibile stabilire quale colore sia meglio per le pareti di un ospedale o per le case di persone diversamente abili: la scelta del colore andrà ponderata a partire dal singolo individuo e dalla tipologia di disabilità, tenendo sempre presente le diverse valenze psicologiche dei colori.

Ospedale Niguarda, Milano

Foto 3: Ospedale Niguarda, Milano

Se in generale il verde chiaro è impiegato nelle strutture ospedaliere, accompagnato dal bianco, dunque a indicare calma e serenità ma anche igiene, luce e purezza, ciò non significa che lo stesso colore dovrebbe essere impiegato nelle abitazioni. Il ritorno del paziente nella propria casa è infatti un momento fondamentale: è il momento in cui la persona deve prendersi cura di se stessa, deve reagire e adattarsi assieme alle persone che la circondano, alle nuove e appunto “diverse” condizioni. In questo caso dunque è evidente che un semplice atteggiamento di “rilassatezza” potrebbe non essere completamente funzionale, ma anzi: se la degenza è il momento in cui bisogna mantenere la calma e la lucidità, il momento del blu, del verde e del celeste, il rientro a casa deve essere il momento più creativo, il momento dell’energia, della forza, dell’attivazione, dell’apertura al mondo esterno e al proprio mondo interiore, il momento del giallo, dell’arancione e a volte il momento del rosso.

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rainbow@ncscolour.it

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