I COLORI E I SIMBOLI

(di Marianna Soddu) – ottobre 2009

Da sempre il mondo che ci circonda è caratterizzato da un’infinita gamma di colori ai cui estremi troviamo il blu profondo della notte e il bianco della luce. Anche nella creazione di utensili necessari per la sopravvivenza, l’uomo si è da sempre avvalso dell’uso dei colori, che ben presto hanno finito per assumere significati condivisi che hanno poi assunto valenze comunicative.
In epoca antica, tuttavia, l’uso di alcuni colori sia nell’abbigliamento che nella costruzione di edifici e oggetti era quasi esclusivo appannaggio delle classi più abbienti, le sole a potersi permettere di sostenere i costi derivanti dall’estrazione dei pigmenti naturali: il porpora delle vesti imperiali in epoca romana, e più avanti il blu ricavato dai lapislazzuli degli affreschi, ne sono solo alcuni dei molteplici esempi. Il colore è dunque da sempre oggetto di interesse per l’uomo, ma è solo a partire dal secolo scorso che è diventato oggetto di uno studio scientifico.
Lo studio del colore abbraccia diverse discipline: la fisica, la fisiologia, la psicologia e la psicofisica.
La psicologia in particolare studia l’interpretazione dei segnali nervosi e la percezione del colore, processi che a loro volta aprono nuovi scenari sullo studio della personalità e dell’emotività dell’individuo. Attualmente la teoria più accreditata circa i nostri processi percettivi del colore è la teoria del contrasto di Hering: nel secolo scorso Hering scoprì la presenza di una sostanza denominata “porpora visiva” all’interno dei bastoncelli della retina. Si osservò che la luce aveva su tale sostanza un effetto catabolico-distruttivo e che l’oscurità ne aveva uno anabolico-rigenerativo. In tal modo si osservò che i singoli componenti delle coppie di colori bianco-nero, rosso-verde e giallo-blu avevano alternativamente un effetto anabolico e catabolico sulla porpora visiva, e si attribuì a questo comportamento della materia l’origine del meccanismo della percezione del colore.

Foto 1: Wassily Kandinsky: Murnau Street with Women, 1908

Tuttavia la risposta alla domanda “perchè vediamo il colore” non è ancora stata fornita definitivamente, anche se gli studi in questa materia si sono allargati all’osservazione delle reazioni del Sistema Nervoso alla visione del colore. Oggi infatti sappiamo che la visione del colore rosso ha notevoli effetti sul funzionamento del Sistema Nervoso Autonomo. Il rosso è un eccitante che determina un aumento della frequenza respiratoria, della tensione arteriosa e della frequenza cardiaca. Il blu al contrario ha un effetto calmante del Sistema Nervoso Autonomo, determinando in questo modo effetti opposti a quelli osservati con il rosso.
È a questo punto evidente come l’uso del colore non sia da attribuire al solo gusto estetico, ma rappresenti un elemento fondamentale nella nostra vita come catalizzatore di emozioni geneticamente codificate. La simbologia comunemente attribuita ai diversi colori non è dunque il solo frutto del “caso” o delle possibili associazioni fra un determinato colore, ad empio il rosso, e un elemento comune in natura, ad esempio il sangue. Lo studio del colore deve infatti necessariamente passare per lo studio della fisiologia ad esso associata, della storia nei suoi usi e della psicologia individuale nella sua interpretazione, adottando così il modello bio-psico-sociale.
Da un punto di vista psicologico oggi sappiamo che ogni colore ha un effetto sul nostro corpo e di conseguenza sulla nostra mente, e che pertanto gli usi che se ne fanno possono comunicare molto di noi, al punto da manipolare le nostre risposte. Pensiamo ai colori delle bandiere, ai colori attribuiti alle religioni, ai colori utilizzati per pubblicizzare i diversi prodotti, a quelli dell’abbigliamento a seconda delle epoche: ogni colore, e soprattutto ogni accostamento colore-colore e colore-forma ha un preciso significato e induce nell’osservatore una determinata risposta.

Foto 2: Alberto Burri, Grande Rosso P18, 1964

Tuttavia, come precedentemente sottolineato, seppur siano individuabili delle costanze interpretative a livello simbolico del colore, non possiamo esimerci dal riconoscimento dell’importanza del ruolo assunto dalla biografia di un popolo e del singolo, a volte in netta contrapposizione con la risposta fisiologica evocata dalla visione un determinato colore.
Al di là delle differenze individuali, tuttavia, possiamo individuare delle risposte generalizzate evocate dai colori, la cui conoscenza, abbinata al nostro personale gusto estetico e alla nostra storia, può permetterci di farne un uso più consapevole in tutti i campi della nostra attività a seconda degli effetti che vogliamo indurre negli altri o in noi stessi.

Agli estremi dello spettro visivo si collocano il nero e il bianco, la notte e il giorno, elementi di fondamentale importanza per la sopravvivenza di ogni specie vivente. Il nero è un “non colore”, rappresenta il vuoto e il nulla sia all’esterno che dentro di noi: è il colore del lutto in molte culture, il colore del male inteso come assenza di vita, e infatti se utilizzato da solo induce un rallentamento nell’attività del nostro Sistema Nervoso, determinando addirittura reazioni di tipo depressivo. Un abito nero o un oggetto nero sono elementi tramite i quali l’individuo desidera nascondersi, annullarsi, oppure indurre timori di annientamento negli altri. Tuttavia, se visto in coppia con un altro colore, il nero evidenzia e potenzia le qualità dell’altro colore della coppia, che appare a questo punto come unica luce nel buio. All’altro estremo si colloca il bianco, la luce, il sole, tutto ciò che ci permette di vivere. Il bianco contiene tutti e sette i colori dell’iride e per questo è associato a significati anche molto diversi tra di loro: bianco è il colore della purezza, della castità, della santità e della redenzione, ma è anche il colore della ragione che illumina le cose e in alcune culture è il colore del lutto, questa volta inteso proprio come nuova vita. Fra il nero e il bianco si trovano i grigi e tutte le loro sfumature che, a seconda dell’intensità, rappresentano a volte umiltà, a volte una barriera fra il Sé e l’Altro e in generale inducono stati emotivi di tipo depressivo: una giornata “grigia” è triste ma un abito o una suppellettile grigia è spesso associata all’eleganza della modestia.
Il rosso è sicuramente il colore che ricopre la maggiore importanza nella nostra vita: è il sangue, è quindi la vita, la fertilità, la gioia, la festa, l’eccitazione, ma è anche l’aggressività, la violenza, il fuoco. Infatti il rosso stimola fortemente il nostro corpo determinando reazioni di tipo eccitatorio sul Sistema Nervoso Autonomo, e per questo il suo significato rimane pressochè invariato nelle diverse culture. La potenza di questo colore tuttavia è tale da determinarne un uso piuttosto moderato nella nostra vita quotidiana: sicuramente ricorderemo quella persona vestita di rosso in quanto cosa particolare e unica, e difficilmente nelle nostre città moderne osserveremo il rosso come colore predominante nell’architettura. In passato tuttavia, in epoca precristiana in particolare, il rosso era un colore predominante anche nell’edilizia: il rosso pomepiano ne è un esempio, da intendersi come segno di una cultura vivace ed edonista, ma allo stesso tempo fortemente improntata all’arte della guerra. Se dovessimo quindi attribuire un colore a Eros e Thanatos questo sarebbe sicuramente il rosso: vita e morte si fondono in esso.
Il rosa è il colore dell’amore, della tenerezza, della gentilezza ed agisce sul nostro corpo tramite un effetto distensivo. Non a caso il rosa è rosso e bianco, un aspetto “carnale” e uno “spirituale”, è l’amore romantico, terreno ma puro e divino allo stesso tempo.
Il giallo è il Sole, la vivacità, l’estroversione, la crescita e il cambiamento ed esprime un movimento di espansione, in particolare a livello dell’attenzione e dell’apprendimento. Si è infatti osservato che il giallo agisce positivamente sul nostro corpo tramite gli stessi meccanismi del rosso, ma senza la potenza negativa che il rosso rappresenta.
L’arancione è giallo e rosso, è anch’esso la vita e la felicità, è il colore della crescita intellettuale. Sul corpo ha un effetto più intenso rispetto al giallo, poiché aumenta maggiormente la pressione sanguigna e rigenera il tessuto nervoso. Grazie ai noti effetti dell’arancione, oggi possiamo osservarne un uso importante nel web, volto a stimolare attenzione e curiosità, ma allo stesso tempo tranquillità e una sensazione di piacevolezza generalizzata.
Il viola è il colore con la maggior frequenza ed energia nello spettro visivo e per questo ha una fortissima influenza sul Sistema Nervoso, paragonabile solo a quella esercitata dal rosso: è il colore della conoscenza, dell’intelligenza, ma anche della religiosità e della sensualità. Il viola rappresenta la porta dell’aldilà e non a caso è utilizzato in alcune religioni come colore-simbolo dei ministri del culto.
Il marrone è il colore di Madre-Terra, della stabilità, delle radici, della consapevolezza: è rosso che cede vitalità al blu, è blu che concede calma al giallo, è dunque conoscenza caratterizzata da un processo passivo, che attende, è stabile e perde la frenesia e l’irrequietezza più tipica dell’arancione.
Il verde è la Natura, il mondo vegetale, ma anche ciò che ci permette di esistere, per questo in alcune religioni è simbolicamente associato alla vita e alla divinità. Ha un effetto rilassante che permette maggior apertura mentale e favorisce la riflessione profonda. Psicologicamente esprime la volontà di operare, la tenacia, la costanza, ma anche l’autocoscienza e l’autoaffermazione.
Infine il blu, il blu della notte, del momento del riposo e della riflessione più profonda: è il colore della verità, dell’intelletto, della fedeltà e della costanza, dell’introspezione e della calma. Ha infatti un potente effetto calmante sul corpo e sulla mente. Non è la totale assenza di luce, ma la possibilità di rivolgere la luce dentro noi stessi.
È quindi evidente come non siano solo processi proiettivi a determinare l’uso e l’interpretazione del colore, ma anche processi più profondi, ancestrali, universali: il colore dice qualcosa di noi, della nostra storia, della nostra cultura, dice chi siamo e dove andiamo, ma anche cosa vogliamo che il mondo che ci circonda sia.

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rainbow@ncscolour.it

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