COLORE E SPAZIO ABITATIVO I PARTE

(di Cristina Polli) – maggio 2010

“Abitiamo il corpo e attraverso di esso abitiamo le cose“.1

Abitare
Abitare significa possedere uno spazio, trovarsi in un luogo, appropriarsene, “sentirsi abitare”. La “casa”, luogo primario dell’abitare, diviene in senso più esteso il “nido” ove rintanarsi, rigenerarsi, ritrovare il proprio sé e la risposta al bisogno di protezione, calore, intimità.
Descrivere il proprio modo di abitare, vuol dire inoltre descrivere se stessi. Ci si identifica nella propria abitazione, nella quale si esternano personalità, individualità, valori e significati.
Per tali motivi progettare l’abitare richiede tempo, cura conoscenza e va compreso che basta poco, anche solo cambiare il colore alle pareti, per mutare il senso di un luogo.

Abitare il colore
I colori sono dotati di un particolare carattere in grado di influenzare, a diversi livelli, realmente o metaforicamente, azioni, reazioni, associazioni, opposizioni, preferenze, antipatie. Essi divengono un valido mezzo di comunicazione interpersonale ed interculturale. Hanno un’importanza e una risonanza interiore. Interagiscono con il temperamento e la storia personale di ognuno, influenzandone il comportamento.
Il colore è infatti connesso strettamente con il nostro cervello e con il sistema limbico.
Colori di lunghezza d’onda corta (attorno al blu), attivano maggiormente il sistema nervoso autonomo parasimpatico; quelli di lunghezza d’onda lunga (attorno al rosso), il sistema nervoso autonomo simpatico (SNA); quelli di lunghezza d’onda media (attorno al verde), hanno un effetto attivante modesto su tutto il SNA, per cui il verde è considerato un colore di riequilibrio psicofisiologico.
Inoltre esistono significati simbolici, culturali, sociali, che non possono essere sottovalutati e che compartecipano costantemente nella percezione che ognuno di noi ha di un dato colore.

Abitare il progetto
La domanda che spesso viene rivolta al progettista, parlando di progetto colore all’interno di uno spazio abitativo, è: “Quale colore consiglia per la camera da letto? O per il soggiorno?…”
In realtà non è possibile rispondere con regole prefissate, standardizzate che risulterebbero superficiali e riduttive. Innanzitutto non esiste “un colore adatto”, un colore “unico” collegato ad un preciso ambiente.
La scelta delle cromie dipende da parecchi fattori collegati tra loro: bisogna valutare lo stato di fatto dello spazio in questione dal punto di vista strutturale, formale, tipologico, percettivo; capirne le destinazioni d’uso; conoscere in modo approfondito la committenza per avere un quadro del vissuto e dei reali bisogni di chi abita quel luogo; sapere a livello soggettivo quali sono le preferenze cromatiche dei proprietari; non dimenticare mai che gli spazi vengono caratterizzati dal colore e si relazionano costantemente con chi li abita.
A questo punto è possibile individuare dei concept colore che rispettino l’ambiente in modo biologico, rendendolo armonico, coerente, vivibile con qualità aggiunte.
La percezione dell’ambiente artificiale di cui il colore è parte integrante, è fondamentale per il benessere dell’uomo, benessere che deriva da un equilibrio “ecologico” che ha basi biologiche e che individua un dialogo tra l’essere umano e ciò che lo circonda.
Obiettivo del progetto cromatico nell’ambiente abitativo è cercare di mettere a proprio agio chi vive il luogo casa, stabilendo una sorta di sintonia tra l’individuo e lo spazio attorno ad esso correlato.
A tal fine bisognerebbe proporre all’interno ciò che avviene all’esterno in natura (ambiente policromatico biologicamente conforme ai bisogni umani), dove i colori sono composti, variabili, mai piatti e si trovano cangianze cromatiche e luminose, con scostamenti tra piani di tinta.
Nello spazio artificiale:

  • non ci dovrebbero essere monocromatismi esasperati (non esiste un solo colore adatto a…) ma coordinati naturali e variabilità di tinta
  • materiali con texture diverse, anche cangianti
  • illuminazione differenziata, emozionale, flessibile, evocativa
  • accostamenti di colori con diverse lunghezze d’onda
  • introduzione di scenografie, tagli cromatici per rendere più naturale la percezione dello spazio
  • soffitti non bianchi, avvertibili in tal modo come un vuoto, ma colorati per formare suggestioni, collegamenti, dialoghi con il contesto

Abitare spazi colorati
Per semplificare e dare comunque delle indicazioni sulle quali poter rielaborare il proprio concept progettuale, si può costruire un abaco che colleghi ambienti e tinte, derivante dallo studio delle influenze del colore sull’individuo.
Lo spazio della convivialità (da “convivio”, ovvero banchetto, festeggiamento, la cucina). Giallo caldo, arancione, tinte solari (per esempio NCS S 0530-Y30R, NCS S 0550-Y30R, NCS S 0560-Y30R). Rosso solo negli oggetti, nei particolari o negli arredi.
Lo spazio del riposo (camera da letto). Azzurro, blu-lilla, con effetti a velatura (muri non solo monocromatici) per non rendere freddo l’ambiente (per esempio NCS S1040-R70B, NCS S 1030-R70B). Accostamenti con particolari effettuati con colori caldi (per esempio NCS S 0510-Y30R, NCS S0530-Y20R).
Lo spazio rigenerante (bagno, cura del corpo). Verde acqua, azzurro, colori della natura (cielo, acqua, piante) (per esempio NCS S 0530-R80B, NCS S 0530-B10G, NCS S 0530-B90G, NCS S 0530-G50Y).
Lo spazio della relazionalità (soggiorno, living). Giallo caldo, albicocca (per esempio NCS S 0529-Y40R), arancioni tenui, con particolari saturi e giochi di velature. Oppure cromie sabbia, legno, crema, con particolari giallo caldo/arancioni.

Scarica il pdf

Per contattare l’autore dell’articolo scrivere a:
rainbow@ncscolour.it

1 M. Merleau-Ponty, Linguaggio, storia, natura, Bompiani, Milano, 1995.

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