FORESTE, PIGMENTI E DINTORNI I PARTE

novembre 17, 2011

 (di Alessandro Latocca) – luglio 2011

Il 2011 è stato proclamato l’Anno Internazionale delle Foreste, riconoscendo che una maggiore attenzione alle stesse contribuirà ad uno sviluppo sostenibile dei Paesi del mondo e darà valide prospettive alle generazioni future.
Sul sito dell’ONU, promotore dell’evento, sono presenti tutti i contributi che ogni Paese aderente predisporrà (e ha già predisposto) nel corso dell’anno attraverso manifestazioni, convegni, fiere, documenti: in Italia, i principali incontri sono stati programmati a Sabaudia presso il Parco Nazionale del Circeo e a Trivero, nella provincia di Biella, presso l’Oasi Zegna.

Faggi della Riserva Naturali- stica dell’Adelasia, Cairo Monte-notte (SV) - Polis, Cairo Montenotte - Koinè - Anno VIII - n.23 - 2003

Foto 1: Faggi della Riserva Naturali- stica dell’Adelasia, Cairo Monte-notte (SV) - Polis, Cairo Montenotte - Koinè - Anno VIII - n.23 - 2003

È importante sapere che le foreste costituiscono più di un terzo della superficie terrestre (non considerando gli oceani), e la loro funzione oltre ad avere importanza per la produzione alimentare, e ad avere quindi valenze economiche (si pensi all’utilizzo del legno), contribuisce alla vita degli esseri viventi e dell’uomo.
Attraverso la fotosintesi l’energia luminosa assorbita dai pigmenti delle cellule vegetali, principalmente contenenti la clorofilla, viene trasformata in energia chimica. La catena alimentare di vegetali ed animali (compreso l’uomo) è collegata direttamente o indirettamente alla fotosintesi . Le piante trasformano, nel processo, il biossido di carbonio (o anidride carbonica) e l’acqua in zuccheri e successivamente in proteine e grassi, liberando ossigeno, nostra principale risorsa di sopravvivenza.
Dal processo fotosintetico deriva anche buona parte dell’energia sfruttata dall’uomo, quella imprigionata nelle piante nei depositi di carbon fossile e nel petrolio.
Ma come avviene il processo fotosintetico, ovvero in che maniera la clorofilla, presente nei cloroplasti, assorbe la luce e libera elettroni carichi di energia? Se da un lato l’intero processo è favorito dalle strutture delle foglie che si adattano per conformazione ai contesti ed alle condizioni climatiche in cui si trovano per essere abbastanza ricettive, dall’altro è veicolato dai cloroplasti contenenti pigmenti di clorofilla, adatti a catturare la luce del sole. Quest’ultima, risultando come luce bianca, i cui colori (dal rosso al violetto) si scompongono, non viene assorbita in eguale misura. Il fatto che il pigmento della clorofilla sia verde indica che la luce verde non viene assorbita; sono invece assorbiti il rosso e il blu: il maggior risultato della fotosintesi si ha proprio con l’assorbimento del rosso. È da notare che riveste importanza anche l’aumento di intensità della luce, almeno fino ad un certo valore limite.
La clorofilla è presente nelle foglie e nei fusti giovani delle piante, insieme ad altri pigmenti come il betacarotene di colore rosso/arancione e la xantofilla di colore giallo (utilizzata anche come colorante nell’industria alimentare, più comunemente denominata E161). Vi sono differenti tipi di clorofille, con strutture molecolari leggermente diverse: nelle piante superiori, per esempio, vi sono la ‘clorofilla a’ di colore verde bluastro e la ‘clorofilla b’ di colore verde giallastro. La prima è presente in quasi tutte le cellule fotosintetiche, mentre la ‘clorofilla b’ e i ‘carotenoidi’ non sono direttamente coinvolti nel processo fotosintetico, assorbendo luce a lun-ghezze d’onda diverse e trasmettendone l’energia ricavata alla ‘clorofilla a’.

Vegetazione lungo il Fiu-me Cedrino, Sardegna - Corriere della Sera, L’Enciclopedia Geo-grafica - De Agostini - Vol.1 - 2004

Foto 2: Vegetazione lungo il Fiu-me Cedrino, Sardegna - Corriere della Sera, L’Enciclopedia Geo-grafica - De Agostini - Vol.1 - 2004

Allo stesso modo nelle piante sommerse, poiché è noto che l’acqua trattiene le radiazioni rosse, la clorofilla è sempre mischiata a pigmenti, quali alghe (rosse, brune e azzurre) capaci di assorbire le radiazioni solari che filtrano attraverso gli strati d’acqua; viceversa gli organismi privi di clorofilla (batteri, funghi e similari) debbono vivere da parassiti.La formazione della clorofilla è intrinsecamente collegata con la luce, sono pochissime le piante che possono inverdire anche al buio (conifere), mentre in quelle in cui non si forma (piante eziolate) vi è comunque la presenza di xantofilla, che assume colorazioni giallastre. Vi è da dire che tra le cause che possono impedire la fotosintesi vi può essere l’insufficienza nel terreno di elementi indispensabili (quali il ferro e il magnesio) oppure le basse temperature, nei periodi particolarmente freddi.

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L’ALTRA FACCIA DEL COLORE

novembre 17, 2011

 (di Alessandro Latocca) – Aprile 2010

Quando ci si accosta ai temi legati all’ambiente viene spontaneo il pensiero di ciò che ci avvicina di più alla natura, all’armonia degli spazi costruiti, alla limitazione delle interferenze e dei danni che alcuni processi, per lo più legati alla produzione ed allo sfruttamento dell’energia, causano o potrebbero causare al nostro ecosistema.
Se da un lato il problema della conservazione dell’energia ha da sempre stimolato la ricerca di nuove possibilità o il ritorno a soluzioni già collaudate, dall’altro sta iniziando ad affiorare in maniera più esplicita quello legato alla conservazione delle risorse disponibili.
Nella consuetudine delle nostre giornate può succedere di entrare ed uscire da spazi aperti e chiusi, di stare in contatto con differenti materiali ed oggetti che il nostro occhio inconsapevolmente appena percepisce o che ogni tanto, al contrario, stimolano i nostri sensi: forse per la forma o per il colore che ci appaiono inusuali, oppure perché ci attraggono visivamente, o perché ci rimandano a situazioni della nostra infanzia legate al ricordo del nostro passato o per i più svariati motivi. Difficilmente ci sfiora l’idea che un oggetto, piuttosto che un ambiente, è costituto da un insieme di materiali che concorrono a continui scambi di particelle, schematizzabili in molecole di atomi con cariche positive e negative, tali da sprigionare nel loro moto quello che si può definire ‘energia’. Vi sono (o meglio sono state studiate) differenti forme di energia, ma quella che andremo ad analizzare, come risorsa, è quella termica.
Se pensiamo ai materiali utilizzati in edilizia che costituiscono i fronti esterni degli edifici delle nostre città, così come agli ambienti interni delle nostre abitazioni, ebbene anche qui ci ritroviamo in questo irrefrenabile interscambio di atomi di molecole che sprigiona energia.
Ciascun materiale ha un ‘comportamento energetico’, dovuto alla sua composizione fisico-chimica, che è influenzata sia dai materiali con cui entra in contatto, sia dalle cariche molecolari che si trovano nell’atmosfera, così come dal Sole, principale fonte di energia, almeno per ora, inesauribile.

Columbus Convention Center, Columbus, Ohio Fonte: Contemporary American Architects – Taschen – 1994

Foto 1:Columbus Convention Center, Columbus, Ohio Fonte: Contemporary American Architects – Taschen – 1994

Ad ogni materiale sono associati uno o più colori, alcuni distinguibili dall’occhio umano e altri non percepibili.
E’ pur vero che il colore è solo ‘una sensazione sensoriale’, così come definito dalla normativa DIN 5033, la cui natura, esplicitata per la prima volta da Isaac Netwon nel 1705, è derivata da una radiazione di luce bianca elettromagnetica di lunghezza d’onda compresa tra 380 e 780 nm. che, scomposta nelle singole lunghezze d’onda, ne forma lo spettro (o più comunemente il disco cromatico).
E’ anche certo che, solo quando i raggi di luce colpiscono la retina dell’occhio umano, le cui cellule trasmettono al cervello le informazioni relative alle lunghezze d’onda percepibili, possiamo distinguere i colori. Ma è anche vero che l’effetto dei colori degli edifici come degli oggetti, così come quello della luce che riflettono, ci provoca forti sollecitazioni ricollegabili ad aspetti sia psichici che estetici: si può dunque affermare che ciascun materiale, sia semplice che composto, ed anche l’uso dello stesso, sono strettamente collegati al suo effetto cromatico insito o che produce.

Experimental Housing, Freiburg, Germany Fonte: Building a new millenium – Taschen - 2000

Foto 2: Experimental Housing, Freiburg, Germany Fonte: Building a new millenium – Taschen - 2000

Cerchiamo ora di capire in che modo il colore, correlato ai principali materiali che ci circondano, fornisce un apporto di energia termica agli ambienti in cui viviamo.
Se pensiamo alle superfici degli edifici, il comportamento energetico tra l’esterno e l’interno è ben diverso.
Le superfici esterne sono influenzate dall’energia prodotta dal sole per irraggiamento e trasmessa all’interno dell’involucro edilizio, che diventa termica al termine del processo di conduzione “in spessore di muro” attraverso i vari strati che lo compongono.
La luce solare trasmessa ha differente intensità in funzione dell’angolazione con cui colpisce le regioni della crosta terrestre, in tal modo vi sono regioni del Pianeta più o meno calde ed altre più o meno fredde. Ciò che invece caratterizza le differenti superfici e di conseguenza i differenti materiali da cui sono costituite è la capacità di assorbire ovvero di riflettere l’apporto solare. In tal senso il colore assume un significato poiché la luce bianca risulta proporzionale sia all’assorbimento che alla riflessione solare.
Gli intonaci bianchi e in genere quelli molto chiari presentano un basso grado di assorbimento ed un’elevata riflessione, quelli scuri si comportano nella maniera opposta; il cemento chiaro o la pietra hanno valori di assorbimento tra il 50-90%; i mattoni (rossi, gialli) tra il 65-75%. In tal modo possiamo già avere un’idea dell’apporto di energia termica che, per conduzione, può attraversare i più comuni materiali.
È da tenere presente che i materiali di finitura esterna, così come definiti dalla norma EN 971, non esauriscono qui la loro funzione (devono anche assolvere la protezione dagli effetti degli agenti atmosferici, chimici, biologici, meccanici o di altra natura) e le definizioni comuni dei rivestimenti indicati con i termini semplicistici di colori, vernici e tinte in realtà sottintendono composti di leganti, solventi, pigmenti e cariche.
Per studiare a fondo l’apporto termico di un rivestimento o di una finitura dati, sono molti i fattori che concorrono; ciò non prescinde comunque dal fatto che non tutti i materiali hanno le stesse valenze e quindi a parità di zona climatica e risorse sia di materie prime che economiche sarebbe necessario un maggior impegno da parte delle pubbliche amministrazioni per uno sviluppo consapevole e cosciente dei nostri centri abitati.

Moonsoon Bar, Sapporo, Japan Fonte: Contemporary European Architects, Vol.II – Taschen – 1994

Foto 3: Moonsoon Bar, Sapporo, Japan Fonte: Contemporary European Architects, Vol.II – Taschen – 1994

Differente è il comportamento delle finiture interne degli edifici, che veicolano all’interno degli ambienti energia termica dove il colore assume un’altra valenza, in quanto non è più determinante per l’assorbimento di calore. Questa funzione infatti viene assolta dal materiale in sé: sia per la capacità di trasformare l’energia accumulata in energia termica, sia per quella di garantire una minore dispersione del calore prodotto dai corpi scaldanti presenti in sito.
Infine è da notare come con la recente introduzione del catasto energetico degli edifici, nel nostro Paese, un passo in avanti è stato fatto ma ne andrebbero fatti altri: disincentivando la “de regolazione” che, col principio della deroga e della depenalizzazione, legittima interventi spesso sconsiderati, riportando l’attenzione sui ‘piani del colore’, la cui visione estetico-funzionale e di conservazione del costruito, andrebbe estesa a quella di risparmio energetico strettamente connesso all’impiego dei materiali.

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IL COLORE: DAL SETTING PSICOTERAPICO ALLA VITA QUOTIDIANA II PARTE

novembre 10, 2011

(di Marianna Soddu) – giugno 2011

Sicuramente il settore in cui l’uso del colore ricopre la più grande importanza è la psicologia infantile: il disegno del bambino infatti rappresenta quasi da solo un “test” proiettivo che il clinico attento deve poter interpretare a volte anche in assenza di un colloquio strutturato come nel caso dell’adulto. Il bambino infatti utilizza il disegno a volte per comunicare ciò che a causa di un trauma o semplicemente della scarsa maturità non riesce ad esprimere a parole. Tale comunicazione è spesso pressoché inconsapevole, o meglio non sempre volta alla comunicazione con altri. Il bambino nel disegno cerca di rappresentare il suo mondo interiore, cerca di comprenderlo e di “racchiuderlo” nei limiti del foglio per poterne contenere la complessità. È evidente come in questo caso l’utilizzo del colore sia assai importante: i bambini hanno capacità visive pari a quelle degli adulti, eppure a volte decidono di colorare un oggetto normalmente giallo, con un viola spento. Tali scelte possono a volte rappresentare la mancanza di schemi mentali rigidi e dunque la creatività dell’individuo, a volte invece sottendono un qualche disagio che fa sentire loro il giallo come viola.

Test dell’albero di K. Koch: ha come obiettivo conoscere la personalità del bambino che disegna l’albero

Foto: Test dell’albero di K. Koch: ha come obiettivo conoscere la personalità del bambino che disegna l’albero

A partire dall’uso infantile, e dunque “primitivo” del colore, possiamo intuire come il colore non sia solo un elemento visivo, ma un qualcosa che sentiamo a livello profondo: decidiamo di vestirci di rosso per comunicare aggressività, passionalità e per cercare di attrarre l’attenzione dell’altro, dipingiamo le pareti di casa per sentirci a nostro agio e per calmarci o darci forza dopo una giornata fuori. Mille altri sono gli esempi dell’uso del colore nella vita quotidiana che potrebbero apparire semplici scelte dettate dal gusto estetico personale, ma che in realtà sottendono un modo di percepire noi stessi e il mondo ben definito a seconda della tipologia di personalità.
Il setting diagnostico e terapeutico, in quanto microcosmo all’interno del quale il paziente porta il suo mondo, non è esente dalle influenze del colore: di che colore si veste il paziente? La signora affetta da un disturbo di personalità di che colore ha i capelli? Il paziente che colore attribuisce al suo stato d’animo all’inizio della terapia? E alla fine? All’interno di una terapia ipnotica, se il paziente visualizza immagini durante la trance, di che colore sono? Ma ancora: di che colore si veste il terapeuta? Qual è il colore predominante all’interno dello studio? È una stanza luminosa oppure con una luce fioca? Tutti questi dati forniscono al terapeuta attento importanti indicazioni sullo stato di salute del paziente, sull’immagine che il paziente vuole proporre di sé all’interno del setting, ma anche su eventuali necessità di modellamento del terapeuta sul comportamento del paziente stesso.
Spesso i pazienti affetti da un disturbo di tipo depressivo utilizzano nell’abbigliamento, nel trucco e nell’arredamento delle loro case colori neutri, insipidi, senza vita, il beige, il nero, colori spenti. Spesso a seguito di una terapia ben riuscita sarà possibile osservare modifiche anche in questi aspetti: l’abbigliamento comincerà a tingersi con piccoli tocchi di colore, così come spesso le abitazioni subiscono qualche modifica “colorata”: in un processo ricorsivo così come il colore può essere visto come un termometro del nostro stato d’animo, allo stesso modo il colore stesso può influenzarci in modi inattesi e a volte aiutarci ad accelerare il processo di guarigione. Una sciarpa gialla può rappresentare un inizio di miglioramento, e allo stesso tempo può in effetti rallegrare la persona e chi vi interagisce, che in questo modo potrà a sua volta sentirsi rallegrata dalle reazioni positive e non più distanzianti degli interlocutori.
A volte una sciarpa gialla è solo una sciarpa gialla, ma a volte è qualcosa che riscalda, rallegra e che scioglie le catene del disagio.

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IL COLORE: DAL SETTING PSICOTERAPICO ALLA VITA QUOTIDIANA I PARTE

novembre 10, 2011

(di Marianna Soddu) – aprile 2011

Sebbene lo studio scientifico del colore sia piuttosto recente, fin dai suoi albori la psicologia ne aveva intuito l’importanza: già Freud, padre della psicoanalisi, sottolineava l’importanza del colore all’interno del setting terapeutico. Per setting si intende quell’insieme di regole, oggetti, arredi e modalità di comportamento che regolano il rapporto terapeuta-paziente. A proposito di colore Freud consigliava l’utilizzo di una parete bianca o blu posta di fronte al paziente per facilitare l’emersione delle libere associa-zioni, strumento principe della psicoanalisi. Il bianco, una parete bianca, vuota, all’interno della quale il paziente può appunto “scrivere, proiettare” idee, conflitti, rimossi e in generale contenuti consci e inconsci, senza essere

Wassily Kandinsky - Farbstudie Quadrate - 1913

Foto: Wassily Kandinsky - Farbstudie Quadrate - 1913

“disturbato” in questa operazione da altre informazioni visive. Il blu invece è notoriamente un colore che favorisce la concentrazione e l’introiezione: il blu scuro del cielo stellato, il blu della profondità del mare come metafora della profondità della mente umana e in particolare della mente inconscia, profonda appunto, che contiene oggetti diversi e nascosti che possono “affiorare” solo in alcune situazioni, come ad esempio nei sogni.
Tuttavia, seppur fin dagli inizi della psicologia vi fu da parte di numerosi studiosi, sia in campo clinico che sperimentale, l’intuizione del potere evocativo del colore, è solo più di recente che le conoscenze sul funzionamento del cervello e del rapporto corpo-mente hanno permesso uno studio più approfondito del valore intrinseco del colore, in quanto elemento sufficiente da solo ad evocare una qualche risposta neurovegetativa e soggettivamente percepibile. Si è passati con il tempo dalla semplice intuizione ad una vera e propria massa di conoscenze scientifiche sperimentali verificabili e non determinate culturalmente.
Alla luce delle più recenti scoperte inoltre è possibile comprendere meglio il valore del colore utilizzato già da tempo nei più svariati test psicodiagnostici, costruiti a loro tempo sulla base di ricerche empiriche supportate da un’ampia validazione statistica.
Ormai noto anche al grande pubblico è oggi il test di Rorschach, il test proiettivo in cui a partire da una macchia di colore il paziente cerca di dare una forma dotata di un qualche senso: anche in questo caso il colore ricopre un’importanza fondamentale, mai disgiunta però dall’interpretazione della forma e dell’eventuale movimento. Lo shock al rosso, ossia una risposta sorpresa, infastidita o a volte francamente spaventata o addirittura negante sono indici diagnostici assai importanti al fine di inquadrare la personalità del paziente. Un altro test che ha posto al centro dell’attenzione il colore è senza dubbio il test di Luscher, che a partire dalla sensazione suscitata nell’individuo dai singoli colori è in grado di rilevare lo stato psicovegetativo soggettivo e in seconda battuta l’immagine dell’Io. È importante sottolineare però che in generale qualunque test psicologico non ha alcun valore diagnostico se non supportato dalla raccolta di altri dati di difficile inquadramento, rilevabili solo a partire da un colloquio clinico. Tuttavia tali test forniscono importanti indicazioni che possono appunto agevolare la raccolta dei dati in sede di colloquio, e in seguito gettare le basi per l’intervento terapeutico. Durante il colloquio, sia in fase diagnostica che in sede di terapia, il colore ricopre un ruolo importante a più livelli, che possiamo suddividere su una semplice linea temporale. I ricordi del passato, dell’infanzia o di altri momenti importanti per lo sviluppo della personalità e anche dell’eventuale patologia o disagio del paziente, saranno caratterizzati anche da certi colori, a volte veritieri, a volte modificati o confusi. Molti di noi possono ricordare il colore del grembiule indossato a scuola, tanto odiato proprio perché copriva la nostra libera espressione attraverso l’abbigliamento. Possiamo ricordarci in maniera anche molto vivida dei colori della nostra cameretta da bambini e “agganciare” appunto ai colori altri ricordi per noi importanti.
Ricordiamo la nostra copertina rossa, il lampadario rosa, e poi in modo spontaneo ricordiamo il volto di nostra madre da giovane, il suo odore, la sua voce mentre racconta la favola della buona notte, e poi possiamo anche ricordare quella terribile sensazione di smarrimento allo spegnersi della luce, la paura, le fantasie più terrificanti che ci venivano in mente quando dovevamo dormire. Ricordo chiama ricordo in sostanza, e questa è la dimensione del passato, che ci può aiutare a comprendere meglio il perché di certe nostre paure, timori o disagi di oggi. A partire da quell’elemento colorato ben immagazzinato in memoria possiamo agganciare veri o falsi ricordi a volte rimossi.
Nel presente ognuno di noi sa qual è il suo colore preferito, è più orientato all’acquisto di certi prodotti o capi d’abbigliamento per il loro colore, la nostra casa ha certamente un colore predominante, declinato magari in più sfumature: in questo modo possiamo dire chi siamo, cosa vogliamo, e permettiamo agli altri di ricordarsi di noi per la nostra bizzarra casa arancione o per quella cravatta blu così elegante.
Allo stesso modo possiamo pensare al nostro futuro, a come vogliamo che sia o a come temiamo che sia, dandogli un certo colore: espressione comune è “futuro roseo” o “futuro nero”. Quando una persona compra la prima casa tenderà a darle il colore che avrebbe sempre voluto, il colore con cui identifica il suo futuro, quasi come fosse un obiettivo. Questi sono semplici esempi di come l’analisi delle scelte cromatiche del quotidiano di una persona possano rappresentare importanti indici anche all’interno di un setting, elementi questi che possono emergere solo a partire da uno o più colloqui e che possono in parte orientare il lavoro terapeutico. In generale inoltre, tanto in sede di colloquio psicologico quanto nel quotidiano, l’utilizzo di termini con una qualche valenza “colorata” permette una comunicazione più agevole e immediata con l’interlocutore, che viene messo in grado di “vedere” il colore del pensiero dell’altro e dunque di comprenderne il significato profondo. Un esempio di tale meccanismo è rappresentato dalla semplice attribuzione di colore allo stato d’animo attuale della persona: se utilizziamo un colore anziché i comuni termini “bene” o “male” per rispondere alla domanda “come stai?”, potremo descrivere un maniera più vivida il nostro sentire. “Oggi mi sento bene” è un messaggio che può essere interpretato a più livelli: sto bene di salute, sono sereno, sono felice, mi sento pieno di energia, oppure può essere una semplice frase di cortesia che non rappresenta affatto il nostro reale stato d’animo. Rispondendo alla stessa domanda con un colore, ad esempio “oggi mi sento giallo, è per me una giornata gialla”, è molto più probabile che il nostro interlocutore pensi immediatamente al sole, alla luce, al calore, e quindi recepisca questo messaggio come “mi sento davvero forte, energico, felice”. Chiaramente questo è un esempio estremo, poiché nel quotidiano non utilizziamo i colori come aggettivi o avverbi, tuttavia possiamo introdurre nella conversazione tali termini sfruttandone appunto il potere evocativo. Tali considerazioni, che valgono in generale nei meccanismi di comunicazione umana, valgono tanto più all’interno di un contesto terapeutico: il terapeuta infatti, in un momento di empasse del paziente, quando il paziente non è in grado di descrivere con termini per lui soddisfacenti il proprio sentire, può appunto suggerire l’introduzione del colore come forma espressiva che possa fare da ponte fra l’intrapsichico e la comunicazione verbale.
Nei precedenti articoli si è già detto dell’influenza che i colori hanno sul nostro stato neurovegetativo: dunque se la terapia è una sorta di contenitore protetto del quotidiano allora compito di un buon terapeuta-osservatore è anche quello di includervi il colore, che spesso le persone identificano come il colore della loro anima, nel presente, nel passato e nel futuro.

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COLORE, MALATTIA E DIVERSA ABILITA’: QUALI INTERAZIONI?

novembre 3, 2011

(di Marianna Soddu) – ottobre 2010

Fin dall’inizio della sua storia, l’essere umano ha intuito la potenza evocativa del colore, che agisce sia su un piano consapevole, che su un piano inconscio-inconsapevole. Così come l’uomo ha la possibilità di scegliere un colore modificando il suo ambiente, il colore possiede l’incredibile proprietà di agire sull’uomo stesso in un continuo processo di feedback ricorsivo.
Tale proprietà del colore è stata studiata approfonditamente prima dalla fisica e poi dalle scienze umane, psicologia e filosofia, a sottolineare ancora una volta il più ampio legame del rapporto corpo-mente nell’essere umano.
Il più importante lascito in questo campo del fisico inglese Isaac Newton è rappresentato dalla scoperta dell’energia a diversa frequenza emessa dai colori: il significato di tale scoperta sul piano della vita quotidiana è rappresentato dal fatto che il colore è energia trasmessa attraverso vibrazioni.
Molti sono stati gli studi della fisica sul colore e sull’energia della natura, una sorta di “energia cosmica” che tutto avvolge, tutto modifica e da tutto è modificata, ma se pensiamo anche solo al nostro quotidiano ci rendiamo conto della forza che il colore può avere tanto sui nostri processi di pensiero, quanto sulle nostre reazioni psico-fisiche e su un piano neuro-vegetativo.
È stato dimostrato che alcuni colori hanno effetti più forti di altri sul nostro modo di reagire al mondo e sul modo di vedere noi stessi: chi indossa un abito rosso, molto probabilmente, oltre a voler evocare nell’osservatore una risposta di stupore, attivazione e interesse, percepirà se stesso in modo forte, attivo, energico, aggressivo e combattivo. Tale attivazione del resto va usata con prudenza: difficilmente vedremo in un luogo di lavoro una persona vestita completamente di rosso, e difficilmente nelle abitazioni moderne e nelle strutture pubbliche il rosso è il colore predominante.

Murales, reparto di pediatria – Ospedale Bufalini, Cesena

Foto 1: Murales, reparto di pediatria – Ospedale Bufalini, Cesena

A partire da tali assunti, fin dall’antichità la scelta dei colori per gli spazi abitativi, pubblici e per i posti di lavoro non è stata quasi mai casuale o dettata semplicemente dal gusto personale. Recentemente però, con il crescente interesse per alcune tematiche come la dignità umana e il potere della mente sul corpo e anche sui processi di guarigione dalle malattie, si è osservato un incremento notevole, a livello internazionale, nello studio del potere curativo del colore proprio a partire dai colori nelle strutture ospedaliere, tanto nelle brevi degenze, quanto nelle strutture residenziali.
Se pensiamo ad esempio alle strutture sanitarie del passato, compresi i reparti pediatrici, sicuramente il colore predominante era il bianco: luminoso certamente, ma asettico, privo di qualunque energia, sia positiva che negativa, un colore usato per indicare pulizia, igiene, assenza di qualcosa di negativo, che però inghiotte anche le possibilità positive, e che pensa alla malattia come qualcosa che deve essere eliminata, letteralmente uccisa. La malattia psichiatrica e le malattie infettive con i loro reparti ne erano il principale esempio: qualcosa con cui non si può e non si deve convivere, qualcosa che deve essere eliminato, qualcosa di contaminante e mortifero per gli altri. Si può comprendere così come la scelta dei colori di fatto non rappresentasse solo una questione di “gusto estetico”, ma sottendesse una concezione assai differente da quella attuale del malato e della malattia.
Oggi, con l’aumentare della vita media, il concetto di malattia cronica è qualcosa che è entrato a far parte appieno della vita quotidiana dei singoli: la vecchiaia stessa è da molti ritenuta una malattia cronica, perché di fatto invalidante e non curabile. Anche le malattie infettive vengono oggi viste sotto una luce diversa: pensiamo al virus dell’HIV, fino a un decennio fa considerato da tutti quasi una “punizione” volta ad espiare una qualche colpa del malato, che poteva liberarsi solo con la morte, e che veniva considerato il moderno “untore” della società. Oggi con l’HIV si convive, ci convive tanto il malato quanto il suo vicino di casa. Tali cambiamenti nella visione del concetto stesso di malattia hanno determinato notevoli migliorie alle strutture di accoglienza dei malati, strutture sempre meno chiuse al mondo e volte a un recupero funzionale e alla scoperta di nuove abilità. Nasce così l’arte terapia, la clown terapia, la pet terapy, tutti modi diversi per aprire il malato al mondo, perché possa essere parte integrante e fondamentale della società intera.

Cortile Frida Kahlo, Museum Coyoacan, Messico

Foto 2: Cortile Frida Kahlo, Museum Coyoacan, Messico

Nella scelta dei colori delle strutture ospedaliere oggi vengono realizzati studi approfonditi, che tendono ad una interessante policromia, associata ai diversi reparti e volta ad evitare l’atteggiamento pericoloso di ripiego su se stesso del malato. Entrando oggi in un reparto di oncologia pediatrica troveremo addirittura murales molto colorati, in cui colore e forma emettono vibrazioni positive per i bambini e le loro famiglie, permettendo al paziente di riappropriarsi delle proprie capacità immaginifiche, fondamentali per la crescita del bambino. Ed è questo il concetto fondamentale: anche in un bambino gravemente malato, è importante la possibilità di sognare, di immaginare e di crescere, e non solo di eliminare la malattia.
Interessanti studi sono stati condotti anche sulla possibilità degli ambienti di valorizzare le residue abilità di memoria e cognitive in pazienti anziani affetti da diverse demenze: sarà preferibile l’uniformità nel colore dei pavimenti, che se a scacchi o caratterizzati da policromia potrebbero avere un effetto confusivo, così come il colore delle pareti dovrebbe essere dei toni dal blu chiaro al verde, colori sempre brillanti ma allo stesso tempo riposanti e calmanti. I toni del giallo e dell’arancione se ben dosati, magari negli arredi, potrebbero poi stimolare efficacemente le residue abilità attentive del paziente, favorendone un generale processo di attivazione positiva.
La tendenza attuale è quella di sostituire al termine “disabilità” un concetto più ampiamente rappresentativo delle diverse condizioni di malattia, la “diversa abilità”: il tentativo è quello di sottolineare che un incidente o una malattia non determinano solo una perdita totale e definitiva di determinate abilità, come il camminare, il vedere, sentire, bensì aprono l’individuo alla scoperta di nuove e appunto “diverse” abilità. Gli individui diversamente abili vengono dunque messi in condizioni ambientali e sociali atte a sviluppare maggiormente aspetti creativi della personalità. In questo senso si intuisce facilmente l’importanza che può ricoprire l’ambiente abitativo e di ricovero sia perché in fase di progettazione dovrà tenere conto delle difficoltà funzionali della persona, sia perché potrà favorire anche attraverso l’uso del colore un recupero funzionale e un incremento di abilità nuove in modo creativo. Tuttavia è importante sottolineare il fatto che non è possibile stabilire quale colore sia meglio per le pareti di un ospedale o per le case di persone diversamente abili: la scelta del colore andrà ponderata a partire dal singolo individuo e dalla tipologia di disabilità, tenendo sempre presente le diverse valenze psicologiche dei colori.

Ospedale Niguarda, Milano

Foto 3: Ospedale Niguarda, Milano

Se in generale il verde chiaro è impiegato nelle strutture ospedaliere, accompagnato dal bianco, dunque a indicare calma e serenità ma anche igiene, luce e purezza, ciò non significa che lo stesso colore dovrebbe essere impiegato nelle abitazioni. Il ritorno del paziente nella propria casa è infatti un momento fondamentale: è il momento in cui la persona deve prendersi cura di se stessa, deve reagire e adattarsi assieme alle persone che la circondano, alle nuove e appunto “diverse” condizioni. In questo caso dunque è evidente che un semplice atteggiamento di “rilassatezza” potrebbe non essere completamente funzionale, ma anzi: se la degenza è il momento in cui bisogna mantenere la calma e la lucidità, il momento del blu, del verde e del celeste, il rientro a casa deve essere il momento più creativo, il momento dell’energia, della forza, dell’attivazione, dell’apertura al mondo esterno e al proprio mondo interiore, il momento del giallo, dell’arancione e a volte il momento del rosso.

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COLORE E SPAZIO ABITATIVO II PARTE

novembre 2, 2011

(di Cristina Polli) – luglio 2010

Seconda parte dell’articolo Colore e spazio abitativo di maggio 2010.

Premessa
Viviamo in costante relazione con l’ambiente, sia interno (rapporto con noi stessi), che esterno (la realtà attorno). Va da sé che una delle risposte al bisogno di benessere derivi dall’aspetto armonico del luogo vissuto.
Ogni volta che percorriamo, attraversiamo o abitiamo uno spazio, la parte istintuale del nostro cervello analizza la situazione nella sua totalità. Guardandoci attorno, cerchiamo di capire mediante i segnali presenti, se vi siano le condizioni biologiche ottimali per sopravvivere o se ci siano minacce, pericoli ecc. Il cervello legge, interpreta, analizza, compara, cerca differenze o uguaglianze mediante ciò che conosce, utilizzando i propri parametri e filtri (esperienze, cultura, aspettative, situazioni ecc.).
Nel momento in cui percepiamo un ambiente come accogliente, inoffensivo, piacevole, proviamo benessere.
La percezione del colore diventa un elemento di primaria importanza nella lettura dei luoghi e nella progettazione di spazi qualificanti.
Conoscere e approfondire le influenze dei colori sull’uomo, è di conseguenza un’indispensabile studio per qualsiasi progetto cromatico.
Qui di seguito vengono riportate solo schematicamente delle indicazioni sull’influenza (di varia derivazione tematica) che ciascun colore può avere sull’uomo e sugli ambienti interni.

Blu
Diminuisce la pressione arteriosa e il battito cardiaco; rappresenta la tranquillità.
Psicologicamente è la soddisfazione di essere in pace, accompagnata da gratificazione. Il blu scuro, in effetti, produce un sentimento di infinita armonia, di unione e di sicurezza.
Rappresenta i legami che una persona sviluppa attorno a sé, l‟unificazione e il senso di appartenenza; è la lealtà e la profondità dei sentimenti.
Simbolicamente è l‟acqua calma, il temperamento quieto, la femminilità, l‟eternità senza tempo e l‟armonia nel suo fluire (come tale è il colore della tradizione e dell’unione – azzurro è il simbolo della fede).
La percezione sensoriale che richiama è la quiete, la dolcezza.
E‟ un colore concentrico, collegato alla forma della palla tonda.
E‟ eternità, tradizione, fiducia, amore, dedizione.
Sarebbe un errore etichettare l‟azzurro come “freddo”, almeno finché non è verdastro; esso è quiete, non freddezza, così come una persona tranquilla non necessariamente deve essere fredda e distaccata.
Nei toni chiari e sfumati allarga gli spazi e rilassa. Nei toni scuri e saturi è introspettivo e appesantisce i volumi. Il blu elettrico fa percepire più acuti i dolori fisici. Colori (onde elettromagnetiche) attorno al blu attivano il sistema parasimpatico.

Rosso
Aumenta la pressione arteriosa e le pulsazioni e fisiologicamente rappresenta il consumo di energie.
E‟ espressione della forza vitale, del desiderio e della solidità. E‟ necessità di ottenere risultati, di ottenere successo. E‟ impulso, volontà di vincere. Va verso l‟agire, quindi è attivo, rivolto alla meta (amore, sport, competizione, erotismo, produttività).
Simbolicamente è il sangue, la conquista, la mascolinità.
Richiama la percezione sensoria dell’eccitazione. Inoltre è l‟appetito in tutte le sue manifestazioni fenomeniche, dal desiderio amoroso, all’avidità, alla presa di possesso.
E‟ collegato alla forma del quadrato ruotato su un vertice.
A livello spaziale è pulsante (sconsigliato tinteggiare grandi campiture di questo colore). Colori (onde elettromagnetiche) attorno al rosso attivano il sistema simpatico.

Giallo
Ha un forte effetto di luce, calore ed allegria (nelle tonalità calde), essendo molto simile al sole. Le sue caratteristiche sono la brillantezza, la riflessività e le qualità radianti. E‟ il colore (se puro) dalla tinta più chiara e che più riflette la luce incidente su una superficie (perciò la luce gialla ed il colore giallo, producono un effetto come di qualcosa che scivoli sulla superficie).
Esprime l‟affettività non inibita, un aprirsi e rilassarsi. E‟ la ricerca del nuovo, dello sviluppo e del cambiamento.
Psicologicamente è il liberarsi da pesi, problemi, fastidi e restrizioni; simbolicamente è il caldo del sole, la felicità, la libertà.
La percezione sensoriale è l‟acutezza.
Viene collegato alla forma del cerchio che si amplia o a una corona a raggiera; a livello spaziale è infatti radiante.
Favorisce l’attività mentale, le capacità logiche e l’operosità; alleggerisce le strutture e dà ampiezza agli ambienti.

Arancio
E’ festoso-gioioso, caldo e brillante. Stimola dando sollievo ed allegria. E’ eccitante, ma non con le conseguenze del rosso. Stimola la socievolezza,la padronanza di sé.
Favorisce l’apertura verso gli altri. Nello spazio risulta espansivo e diminuisce il senso di claustrofobia.

Verde
Fisiologicamente rappresenta la condizione di “tensione elastica” e psicologicamente è la volontà di operare, la perseveranza e la tenacia.
E‟ espressione di fermezza (rappresenta i valori saldi, quelli che contano), costanza, autostima (il verde, specie se scuro e tendente all’azzurro, corrisponde all’uomo che sfida contrasti interni ed esterni, che sostiene le proprie convinzioni e possiede quindi un sentimento di autostima stabile).
Simbolicamente corrisponde alla maestosa sequoia dalle profonde radici, orgogliosa ed immutabile, che domina gli alberi meno alti. E‟ quindi simbolo di temperamento austero ed autocritico.
La percezione sensoriale associata è la restrizione (astringente).
Tale colore aumenta il senso di orgoglio, di autocontrollo nei riguardi degli altri, la capacità di dominare gli eventi o per lo meno di manovrarli e dirigerli.
Il verde muschio dà sensazioni di morbidezza, tenerezza, intimità e calore, a differenza del verde acqua che comunica distacco o freschezza. Quando è scuro e azzurrognolo, come gli abeti, ha valore di stabilità, forza, persistenza, costanza. Un verde puro, saturo ha un effetto stimolante tanto quanto un rosso puro. Il verde bosco calma.
Corrisponde alla forma del dado.
Non ha alcun effetto attivante a livello fisiologico (da qui il considerare i colori attorno al verde come colori di riequilibrio neurofisiologico); lo spazio risulta bloccato.

Verde-giallo
E’ il colore dei germogli. Suscita allegria, accoglienza, leggerezza. Apre agli stimoli. Ha un effetto incitante, ammorbidente e un significato di apertura, attesa e schiettezza.

Viola
Essendo una mescolanza di rosso e di blu, tiene in sé alcune delle proprietà di entrambi i colori; il viola tende ad unificare l‟impulso proprio del colore rosso a fare conquiste ed esperienze, raggiungendo l’unità e l‟armonia attraverso la battaglia, con la volontà tipica del blu di voler raggiungere l‟unità e l‟armonia attraverso una dedizione pacifica.
Ha come significato l‟identificazione, intesa come fusione intima, erotica o mistica.
Indica la metamorfosi e la trasformazione ed è il colore della transizione. E‟ sconfinamento in un altro mondo, dai valori spirituali differenti.
E‟ fusione degli opposti, quindi anche colore della spiritualità, della mistica, della magia, dei maghi,  dell’incantamento erotico e della fascinazione dei sensi (per esempio i gioielli).
Corrisponde ad un quadrato puntato su un vertice i cui quattro lati sono piegati all’interno.
Nello spazio risulta sinuoso. Se scuro crea smorzamento degli stimoli e depressione. Se usato con tinte chiare (lilla) aiuta nella concentrazione e nella meditazione.

Grigio
E‟ la neutralità (non è né chiaro, né scuro), l‟assenza di campo vitale.
Il significato è la divisione e la distanza.
Non è né oggetto, né soggetto; né tensione, né rilassamento. Non è né eccitante, né calmante, non fornisce tensione o risoluzione, non è orientato né all’interno, né all’esterno.
Risulta riduttivo, indifferente; viene associato a stati di apatia.
La forma è esagonale.
Nello spazio è immobile.

Marrone
Il marrone nasce da una mescolanza dell’arancione con un colore scuro, che spezza l‟intensità luminosa. In tal modo viene offuscata anche la forza vitale dell’arancione e al suo posto subentra con il marrone una condizione di vita passiva.
Il marrone corrisponde quindi al sentire materiale-sensuale passivo proprio del corpo; rappresenta la sensazione applicata ai sensi. E‟ sensuale in senso fisico, con riferimento al corpo.
Simbolicamente costituisce le “radici”, il focolare, la casa, la sicurezza familiare o della propria etnia.
Il suo significato è la comodità confortante e la soddisfazione fisica, materiale.
E‟ un colore concentrico e morbido, pertanto corrisponde a forme arrotondate, non ben definite.
Nello spazio è avvolgente (sconsigliato per la tinteggiatura di intere pareti). Ottimo nell’uso di qualsiasi tipo di legno.

Bianco e Nero
Anche il bianco e il nero sono colori, benché non sgargianti. Nelle lingue più primitive esistono termini per indicare questi due colori (le lingue che riconobbero anche un terzo termine per il colore, lo usarono per designare il rosso).
Per i colori “non variopinti” nero e bianco, il denominatore comune è che rappresentano un massimo: il nero dell‟oscurità e il bianco della chiarezza.
Essi rappresentano gli opposti, i due estremi: il rifiuto (nero) e il consenso (bianco). Da qui la decisione di combattere o fuggire, di annientare (aggressività) o perdersi nei grandi spazi. Tale scelta (o bianco o nero) risiede nel sistema filogenetico di più antica strutturazione, cioè il cervello olfattivo.

Bianco
Il bianco è tra tutti il colore più chiaro, con forte potere stimolante (a volte abbagliante).
E‟ la chiarezza, il consenso, la “tabula rasa”.
Ha significato di libertà da ogni tipo d‟impedimento.
E‟ assenza di macchie morali, la purezza (abito da sposa), la pulizia (campagne pubblicitarie di detersivi), la verità (libro bianco), l‟innocenza (sacramenti e santi), la resa (bandiera bianca), l‟iniziazione (il candidato).
Nello spazio risulta impalpabile (va evitato su grandi campiture; le pareti totalmente bianche sono abbaglianti e quindi affaticano la vista).

Nero
Tra tutti è il colore più scuro.
Ha come significato l‟incondizionato, il definitivo.
E‟ l‟assoluto confine oltre cui la vita cessa, quindi esprime l‟idea del nulla, dell‟estinzione.
E‟ negazione, rinuncia, o abbandono; è l‟antitesi di tutto ciò che è positivo.
E‟ oscurità, rifiuto.
Può indicare la rivendicazione di potere, l‟opposizione anarchica.
Esso si esprime, in campi diversissimi tra loro, come colore della morte, della maestà e della solennità, come abbigliamento ecclesiastico e come biancheria deduttiva.
Appesantisce e inibisce e lo spazio risulta essere compresso (sconsigliato per la tinteggiatura di pareti).

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COLORE E SPAZIO ABITATIVO I PARTE

novembre 2, 2011

(di Cristina Polli) – maggio 2010

“Abitiamo il corpo e attraverso di esso abitiamo le cose“.1

Abitare
Abitare significa possedere uno spazio, trovarsi in un luogo, appropriarsene, “sentirsi abitare”. La “casa”, luogo primario dell’abitare, diviene in senso più esteso il “nido” ove rintanarsi, rigenerarsi, ritrovare il proprio sé e la risposta al bisogno di protezione, calore, intimità.
Descrivere il proprio modo di abitare, vuol dire inoltre descrivere se stessi. Ci si identifica nella propria abitazione, nella quale si esternano personalità, individualità, valori e significati.
Per tali motivi progettare l’abitare richiede tempo, cura conoscenza e va compreso che basta poco, anche solo cambiare il colore alle pareti, per mutare il senso di un luogo.

Abitare il colore
I colori sono dotati di un particolare carattere in grado di influenzare, a diversi livelli, realmente o metaforicamente, azioni, reazioni, associazioni, opposizioni, preferenze, antipatie. Essi divengono un valido mezzo di comunicazione interpersonale ed interculturale. Hanno un’importanza e una risonanza interiore. Interagiscono con il temperamento e la storia personale di ognuno, influenzandone il comportamento.
Il colore è infatti connesso strettamente con il nostro cervello e con il sistema limbico.
Colori di lunghezza d’onda corta (attorno al blu), attivano maggiormente il sistema nervoso autonomo parasimpatico; quelli di lunghezza d’onda lunga (attorno al rosso), il sistema nervoso autonomo simpatico (SNA); quelli di lunghezza d’onda media (attorno al verde), hanno un effetto attivante modesto su tutto il SNA, per cui il verde è considerato un colore di riequilibrio psicofisiologico.
Inoltre esistono significati simbolici, culturali, sociali, che non possono essere sottovalutati e che compartecipano costantemente nella percezione che ognuno di noi ha di un dato colore.

Abitare il progetto
La domanda che spesso viene rivolta al progettista, parlando di progetto colore all’interno di uno spazio abitativo, è: “Quale colore consiglia per la camera da letto? O per il soggiorno?…”
In realtà non è possibile rispondere con regole prefissate, standardizzate che risulterebbero superficiali e riduttive. Innanzitutto non esiste “un colore adatto”, un colore “unico” collegato ad un preciso ambiente.
La scelta delle cromie dipende da parecchi fattori collegati tra loro: bisogna valutare lo stato di fatto dello spazio in questione dal punto di vista strutturale, formale, tipologico, percettivo; capirne le destinazioni d’uso; conoscere in modo approfondito la committenza per avere un quadro del vissuto e dei reali bisogni di chi abita quel luogo; sapere a livello soggettivo quali sono le preferenze cromatiche dei proprietari; non dimenticare mai che gli spazi vengono caratterizzati dal colore e si relazionano costantemente con chi li abita.
A questo punto è possibile individuare dei concept colore che rispettino l’ambiente in modo biologico, rendendolo armonico, coerente, vivibile con qualità aggiunte.
La percezione dell’ambiente artificiale di cui il colore è parte integrante, è fondamentale per il benessere dell’uomo, benessere che deriva da un equilibrio “ecologico” che ha basi biologiche e che individua un dialogo tra l’essere umano e ciò che lo circonda.
Obiettivo del progetto cromatico nell’ambiente abitativo è cercare di mettere a proprio agio chi vive il luogo casa, stabilendo una sorta di sintonia tra l’individuo e lo spazio attorno ad esso correlato.
A tal fine bisognerebbe proporre all’interno ciò che avviene all’esterno in natura (ambiente policromatico biologicamente conforme ai bisogni umani), dove i colori sono composti, variabili, mai piatti e si trovano cangianze cromatiche e luminose, con scostamenti tra piani di tinta.
Nello spazio artificiale:

  • non ci dovrebbero essere monocromatismi esasperati (non esiste un solo colore adatto a…) ma coordinati naturali e variabilità di tinta
  • materiali con texture diverse, anche cangianti
  • illuminazione differenziata, emozionale, flessibile, evocativa
  • accostamenti di colori con diverse lunghezze d’onda
  • introduzione di scenografie, tagli cromatici per rendere più naturale la percezione dello spazio
  • soffitti non bianchi, avvertibili in tal modo come un vuoto, ma colorati per formare suggestioni, collegamenti, dialoghi con il contesto

Abitare spazi colorati
Per semplificare e dare comunque delle indicazioni sulle quali poter rielaborare il proprio concept progettuale, si può costruire un abaco che colleghi ambienti e tinte, derivante dallo studio delle influenze del colore sull’individuo.
Lo spazio della convivialità (da “convivio”, ovvero banchetto, festeggiamento, la cucina). Giallo caldo, arancione, tinte solari (per esempio NCS S 0530-Y30R, NCS S 0550-Y30R, NCS S 0560-Y30R). Rosso solo negli oggetti, nei particolari o negli arredi.
Lo spazio del riposo (camera da letto). Azzurro, blu-lilla, con effetti a velatura (muri non solo monocromatici) per non rendere freddo l’ambiente (per esempio NCS S1040-R70B, NCS S 1030-R70B). Accostamenti con particolari effettuati con colori caldi (per esempio NCS S 0510-Y30R, NCS S0530-Y20R).
Lo spazio rigenerante (bagno, cura del corpo). Verde acqua, azzurro, colori della natura (cielo, acqua, piante) (per esempio NCS S 0530-R80B, NCS S 0530-B10G, NCS S 0530-B90G, NCS S 0530-G50Y).
Lo spazio della relazionalità (soggiorno, living). Giallo caldo, albicocca (per esempio NCS S 0529-Y40R), arancioni tenui, con particolari saturi e giochi di velature. Oppure cromie sabbia, legno, crema, con particolari giallo caldo/arancioni.

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1 M. Merleau-Ponty, Linguaggio, storia, natura, Bompiani, Milano, 1995.


I COLORI E I SIMBOLI

novembre 2, 2011

(di Marianna Soddu) – ottobre 2009

Da sempre il mondo che ci circonda è caratterizzato da un’infinita gamma di colori ai cui estremi troviamo il blu profondo della notte e il bianco della luce. Anche nella creazione di utensili necessari per la sopravvivenza, l’uomo si è da sempre avvalso dell’uso dei colori, che ben presto hanno finito per assumere significati condivisi che hanno poi assunto valenze comunicative.
In epoca antica, tuttavia, l’uso di alcuni colori sia nell’abbigliamento che nella costruzione di edifici e oggetti era quasi esclusivo appannaggio delle classi più abbienti, le sole a potersi permettere di sostenere i costi derivanti dall’estrazione dei pigmenti naturali: il porpora delle vesti imperiali in epoca romana, e più avanti il blu ricavato dai lapislazzuli degli affreschi, ne sono solo alcuni dei molteplici esempi. Il colore è dunque da sempre oggetto di interesse per l’uomo, ma è solo a partire dal secolo scorso che è diventato oggetto di uno studio scientifico.
Lo studio del colore abbraccia diverse discipline: la fisica, la fisiologia, la psicologia e la psicofisica.
La psicologia in particolare studia l’interpretazione dei segnali nervosi e la percezione del colore, processi che a loro volta aprono nuovi scenari sullo studio della personalità e dell’emotività dell’individuo. Attualmente la teoria più accreditata circa i nostri processi percettivi del colore è la teoria del contrasto di Hering: nel secolo scorso Hering scoprì la presenza di una sostanza denominata “porpora visiva” all’interno dei bastoncelli della retina. Si osservò che la luce aveva su tale sostanza un effetto catabolico-distruttivo e che l’oscurità ne aveva uno anabolico-rigenerativo. In tal modo si osservò che i singoli componenti delle coppie di colori bianco-nero, rosso-verde e giallo-blu avevano alternativamente un effetto anabolico e catabolico sulla porpora visiva, e si attribuì a questo comportamento della materia l’origine del meccanismo della percezione del colore.

Foto 1: Wassily Kandinsky: Murnau Street with Women, 1908

Tuttavia la risposta alla domanda “perchè vediamo il colore” non è ancora stata fornita definitivamente, anche se gli studi in questa materia si sono allargati all’osservazione delle reazioni del Sistema Nervoso alla visione del colore. Oggi infatti sappiamo che la visione del colore rosso ha notevoli effetti sul funzionamento del Sistema Nervoso Autonomo. Il rosso è un eccitante che determina un aumento della frequenza respiratoria, della tensione arteriosa e della frequenza cardiaca. Il blu al contrario ha un effetto calmante del Sistema Nervoso Autonomo, determinando in questo modo effetti opposti a quelli osservati con il rosso.
È a questo punto evidente come l’uso del colore non sia da attribuire al solo gusto estetico, ma rappresenti un elemento fondamentale nella nostra vita come catalizzatore di emozioni geneticamente codificate. La simbologia comunemente attribuita ai diversi colori non è dunque il solo frutto del “caso” o delle possibili associazioni fra un determinato colore, ad empio il rosso, e un elemento comune in natura, ad esempio il sangue. Lo studio del colore deve infatti necessariamente passare per lo studio della fisiologia ad esso associata, della storia nei suoi usi e della psicologia individuale nella sua interpretazione, adottando così il modello bio-psico-sociale.
Da un punto di vista psicologico oggi sappiamo che ogni colore ha un effetto sul nostro corpo e di conseguenza sulla nostra mente, e che pertanto gli usi che se ne fanno possono comunicare molto di noi, al punto da manipolare le nostre risposte. Pensiamo ai colori delle bandiere, ai colori attribuiti alle religioni, ai colori utilizzati per pubblicizzare i diversi prodotti, a quelli dell’abbigliamento a seconda delle epoche: ogni colore, e soprattutto ogni accostamento colore-colore e colore-forma ha un preciso significato e induce nell’osservatore una determinata risposta.

Foto 2: Alberto Burri, Grande Rosso P18, 1964

Tuttavia, come precedentemente sottolineato, seppur siano individuabili delle costanze interpretative a livello simbolico del colore, non possiamo esimerci dal riconoscimento dell’importanza del ruolo assunto dalla biografia di un popolo e del singolo, a volte in netta contrapposizione con la risposta fisiologica evocata dalla visione un determinato colore.
Al di là delle differenze individuali, tuttavia, possiamo individuare delle risposte generalizzate evocate dai colori, la cui conoscenza, abbinata al nostro personale gusto estetico e alla nostra storia, può permetterci di farne un uso più consapevole in tutti i campi della nostra attività a seconda degli effetti che vogliamo indurre negli altri o in noi stessi.

Agli estremi dello spettro visivo si collocano il nero e il bianco, la notte e il giorno, elementi di fondamentale importanza per la sopravvivenza di ogni specie vivente. Il nero è un “non colore”, rappresenta il vuoto e il nulla sia all’esterno che dentro di noi: è il colore del lutto in molte culture, il colore del male inteso come assenza di vita, e infatti se utilizzato da solo induce un rallentamento nell’attività del nostro Sistema Nervoso, determinando addirittura reazioni di tipo depressivo. Un abito nero o un oggetto nero sono elementi tramite i quali l’individuo desidera nascondersi, annullarsi, oppure indurre timori di annientamento negli altri. Tuttavia, se visto in coppia con un altro colore, il nero evidenzia e potenzia le qualità dell’altro colore della coppia, che appare a questo punto come unica luce nel buio. All’altro estremo si colloca il bianco, la luce, il sole, tutto ciò che ci permette di vivere. Il bianco contiene tutti e sette i colori dell’iride e per questo è associato a significati anche molto diversi tra di loro: bianco è il colore della purezza, della castità, della santità e della redenzione, ma è anche il colore della ragione che illumina le cose e in alcune culture è il colore del lutto, questa volta inteso proprio come nuova vita. Fra il nero e il bianco si trovano i grigi e tutte le loro sfumature che, a seconda dell’intensità, rappresentano a volte umiltà, a volte una barriera fra il Sé e l’Altro e in generale inducono stati emotivi di tipo depressivo: una giornata “grigia” è triste ma un abito o una suppellettile grigia è spesso associata all’eleganza della modestia.
Il rosso è sicuramente il colore che ricopre la maggiore importanza nella nostra vita: è il sangue, è quindi la vita, la fertilità, la gioia, la festa, l’eccitazione, ma è anche l’aggressività, la violenza, il fuoco. Infatti il rosso stimola fortemente il nostro corpo determinando reazioni di tipo eccitatorio sul Sistema Nervoso Autonomo, e per questo il suo significato rimane pressochè invariato nelle diverse culture. La potenza di questo colore tuttavia è tale da determinarne un uso piuttosto moderato nella nostra vita quotidiana: sicuramente ricorderemo quella persona vestita di rosso in quanto cosa particolare e unica, e difficilmente nelle nostre città moderne osserveremo il rosso come colore predominante nell’architettura. In passato tuttavia, in epoca precristiana in particolare, il rosso era un colore predominante anche nell’edilizia: il rosso pomepiano ne è un esempio, da intendersi come segno di una cultura vivace ed edonista, ma allo stesso tempo fortemente improntata all’arte della guerra. Se dovessimo quindi attribuire un colore a Eros e Thanatos questo sarebbe sicuramente il rosso: vita e morte si fondono in esso.
Il rosa è il colore dell’amore, della tenerezza, della gentilezza ed agisce sul nostro corpo tramite un effetto distensivo. Non a caso il rosa è rosso e bianco, un aspetto “carnale” e uno “spirituale”, è l’amore romantico, terreno ma puro e divino allo stesso tempo.
Il giallo è il Sole, la vivacità, l’estroversione, la crescita e il cambiamento ed esprime un movimento di espansione, in particolare a livello dell’attenzione e dell’apprendimento. Si è infatti osservato che il giallo agisce positivamente sul nostro corpo tramite gli stessi meccanismi del rosso, ma senza la potenza negativa che il rosso rappresenta.
L’arancione è giallo e rosso, è anch’esso la vita e la felicità, è il colore della crescita intellettuale. Sul corpo ha un effetto più intenso rispetto al giallo, poiché aumenta maggiormente la pressione sanguigna e rigenera il tessuto nervoso. Grazie ai noti effetti dell’arancione, oggi possiamo osservarne un uso importante nel web, volto a stimolare attenzione e curiosità, ma allo stesso tempo tranquillità e una sensazione di piacevolezza generalizzata.
Il viola è il colore con la maggior frequenza ed energia nello spettro visivo e per questo ha una fortissima influenza sul Sistema Nervoso, paragonabile solo a quella esercitata dal rosso: è il colore della conoscenza, dell’intelligenza, ma anche della religiosità e della sensualità. Il viola rappresenta la porta dell’aldilà e non a caso è utilizzato in alcune religioni come colore-simbolo dei ministri del culto.
Il marrone è il colore di Madre-Terra, della stabilità, delle radici, della consapevolezza: è rosso che cede vitalità al blu, è blu che concede calma al giallo, è dunque conoscenza caratterizzata da un processo passivo, che attende, è stabile e perde la frenesia e l’irrequietezza più tipica dell’arancione.
Il verde è la Natura, il mondo vegetale, ma anche ciò che ci permette di esistere, per questo in alcune religioni è simbolicamente associato alla vita e alla divinità. Ha un effetto rilassante che permette maggior apertura mentale e favorisce la riflessione profonda. Psicologicamente esprime la volontà di operare, la tenacia, la costanza, ma anche l’autocoscienza e l’autoaffermazione.
Infine il blu, il blu della notte, del momento del riposo e della riflessione più profonda: è il colore della verità, dell’intelletto, della fedeltà e della costanza, dell’introspezione e della calma. Ha infatti un potente effetto calmante sul corpo e sulla mente. Non è la totale assenza di luce, ma la possibilità di rivolgere la luce dentro noi stessi.
È quindi evidente come non siano solo processi proiettivi a determinare l’uso e l’interpretazione del colore, ma anche processi più profondi, ancestrali, universali: il colore dice qualcosa di noi, della nostra storia, della nostra cultura, dice chi siamo e dove andiamo, ma anche cosa vogliamo che il mondo che ci circonda sia.

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