IPNOSI E COLORE

maggio 14, 2013

(di Tiziana Vernola) – maggio 2013

La terapia mediante ipnosi è un processo con cui aiutiamo le persone a riconoscere le proprie risorse interne o inconsce, intese come capacità individuali; è pertanto “un mezzo di comunicazione”, una “situazione che si crea tra due persone”.
In tutto questo il terapeuta facilita l’esperienza della trance, intesa come uno stato modificato di coscienza, in cui l’apprendimento e la disponibilità al mutamento, hanno maggiore probabilità di avvenire.
In questo stato i pazienti non sono “sottomessi” al terapeuta che gli somministra l’induzione ipnotica, né perdono il controllo, dato che l’ipnosi è una cosa naturale e già vissuta da ognuno di noi.

L’esperienza più consueta è quella del sogno ad occhi aperti, ma altri stati di trance possono essere sperimentati quando meditiamo, preghiamo, o addirittura facciamo jogging.
In queste situazioni, la persona “guarda negli occhi” le proprie emozioni e sensazioni psicofisiche interne, spesso ignorate o sconosciute a se stesso, mentre gli stimoli esterni acquisiscono meno importanza.

In trance il cervello creativo ( l’area posta alla nostra destra) riesce a comunicare meglio con il cervello logico (a sinistra), facilitando l’esercizio di un “modo di pensare più elastico e flessibile”, modalità di pensiero adatta a superare il disagio psicologico creato da sofferenze come ansia, depressione o dispiaceri in generale.

Durante la trance in pratica, vediamo e conosciamo meglio noi stessi, e riusciamo a trovare più facilmente soluzioni alternative ai nostri problemi, soluzioni che durante il colloquio terapeutico vengono rifinite e perfezionate.

Ma come fa il terapeuta a facilitare l’ingresso nello stato di trance?

Ipnosi Le tecniche sono tante, ma spesso egli si avvale di un approccio di “utilizzazione” in cui ricorre a immagini colorate inserite in una induzione, in cui descrive il paziente mentre mette in atto comportamenti abituali; se per esempio gli dice “stai seduto su una rossa sedia e ti gratti il mento” mentre lo sta facendo per davvero o lo fa di solito, è probabile che raggiunga la trance più facilmente.

“Ricalcare” durante la trance ipnotica, movimenti o azioni che già mettiamo in atto normalmente, facilita pertanto l’ingresso nello stato di trance, perché se ci pensi, stai mettendo in atto un comportamento già tuo, pertanto sei come dire, già “sul pezzo”.

Quindi una valida tecnica di induzione ipnotica è quella di “stimolare” e “saturare” i sensi, dove il colore permette di catturare il canale visivo più facilmente.

Non a caso, il colore preferito può rivelare la suscettibilità all’ipnosi.

Ad affermare questo è una ricerca dell’Università di Manchester, che ha studiato la capacità di entrare in uno stato ipnotico o di trance, su alcuni pazienti affetti dalla sindrome del colon irritabile.

I risultati dello studio mostrano che l’ipnosi è più facilmente suscitabile in coloro che amano l’azzurro chiaro.

I pazienti che invece prediligevano colori scuri come il grigio, marrone o nero, raramente riuscivano ad entrare in trance mentre coloro che sceglievano colori associati al “pensiero positivo”, come il giallo, il verde acqua o l’azzurro chiaro, rispondevano nove volte in più alla psicoterapia ipnotica.

 Bibliografia

Ipnosi neo- ericksoniana: la psicoterapia e il training ipnotico”, Giampiero Mosconi, Franco Angeli, 2008.
Questa è l’ipnosi. Storia, tecniche e successi di una terapia tutta da scoprire”, Giampiero Mosconi, Firenze Atheneum, 2002.

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Autore
: Tiziana Vernola

Mi chiamo Tiziana Vernola e lavoro come Psicologa-Psicoterapeuta a indirizzo neo-ericksoniano. Sono laureata in Psicologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e, iscritta all’Albo degli Psicoterapeuti della Regione Lombardia (numero 9903), socia SIMP (Società italiana medicina Psicosomatica) dopo aver conseguito la formazione quadriennale in Psicoterapia Ipnotica (AMISI) mi sono dedicata alla cura di: disturbi d’ansia, depressione e disturbi psicosomatici Oggi mi interesso inoltre a problematiche legate alla coppia, all’educazione sessuale, all’omosessualità, e a percorsi di crescita personale e sostegno psichico ai Malati di HIV, che, in questo modo, migliorano la loro qualità di vita e godono maggiormente dei benefici delle cure.

Contatti: t.vernola@libero.it

 


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A “COLORE” PIACE IL TOUR

aprile 15, 2013

(di Federico Picone) – aprile 2013

Positiva la sperimentazione della formula itinerante della fiera, nata in risposta al confronto tra organizzatori e mercato.

colore2013Esausti e soddisfatti, siamo giunti alla conclusione della terza edizione di Colore, manifestazione concepita e organizzata, con un pizzico di follia, da me e Davide Lenarduzzi, Direttore Generale di Piacenza Expo.

Dopo le prime due manifestazioni, ospitate con successo nella sede istituzionale di Piacenza Expo, quest’anno Colore è approdato a Catania, adottando una nuova formula itinerante. E’ stata, questa, una risposta alle sollecitazioni nate dal costante confronto tra organizzatori e mercato, che ha coinvolto tutti i principali protagonisti del settore con l’obiettivo comune di cucire un vestito su misura che, col tempo, assumerà il taglio migliore. Numerosi operatori, infatti, esprimevano la necessità che la manifestazione, anche di dimensioni e costi più contenuti, potesse salpare, per approdare in quelle aree geografiche che raramente ospitano eventi e i cui professionisti sono costretti a muoversi per partecipare alle fiere abituali. La Sicilia è stata la prima tappa individuata per sperimentare Colore in Tour.

Catania, la Milano del Sud, ha ospitato due giorni di lavoro intensi e interessantissimi. Gli obiettivi, a partire dai numeri raggiunti – oltre 2000 le presenze registrate al centro fieristico Le Ciminiere -, sono stati pienamente soddisfacenti e l’entusiasmo generale ha conferito un’altra stelletta alla manifestazione.

E’ indubbio che in questo momento storico, in particolare in una filiera così articolata, sia complesso conciliare le idee di ogni operatore, soddisfare ogni attesa, rispondere a tutti i bisogni. Le difficoltà esistono sempre e gli stessi disservizi ci ricordano che rimangono ampi margini di miglioramento, che devono diventare gli obiettivi di domani.

E’, altresì, vero che uno sforzo congiunto tra produttori, utenti, organizzatori, possa perfezionare una manifestazione fieristica che ha il solo scopo di contribuire all’evoluzione del mercato e che, quindi, non può operare in contraddizione con esso.

Il futuro di Colore è sul tavolo. Un tavolo come sempre aperto al confronto e al dialogo con i protagonisti del settore che sono e saranno chiamati a discutere con noi per affinare sempre più la formula di un evento necessario per far crescere il mercato e la presenza delle aziende sul territorio.
Felici di esserci e di fare,

Buon colore a tutti.


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Autore:
Federico Picone
Federico Picone, progettista, ha dedicato la sua esperienza interamente allo studio del colore applicato all’architettura. Nel 2005 fonda lo studio Colordesigners a Milano con lo scopo di continuare la progettazione unendola a fasi di ricerca e di sviluppo. Collabora con diverse aziende di settore aprendo le frontiere ad altri ambiti del design, grazie anche alle numerose partecipazioni al Fuorisalone milanese. Nel 2008 grazie a un importante progetto a Seoul, South Korea, ha l’opportunità di approfondire il color design anche in oriente, dove la materia è particolarmente tenuta in considerazione. Nel 2010 in collaborazione con PiacenzaExpo idéa una manifestazione fieristica dedicata al colore e alla sua filiera principalmente legata all’architettura, il mondo delle pitture e vernici. All’interno della manifestazione è promotore di numerosi convegni sul tema, sia tecnici che teorici, oltre che di eventi sul tema.
Dal 2005 collabora attivamente con NCS Colour Centre Italia, come consulente e formatore.
Partecipa ancora oggi al team di lavoro del Laboratorio Colore, Dipartimento Indaco, Facoltà del Design del Politecnico di Milano, dove occasionalmente tiene lezioni all’interno di laboratori o corsi specifici.
Collabora attivamente con diverse riviste di settore presidiando sempre l’area colore&architettura.

Contatti: info@colordesigners.it
www.colordesigners.it


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I LUOGHI DELL’ABITARE (III PARTE)

febbraio 28, 2013

(di Cristina Polli) – marzo 2013

Con questa serie di articoli correlati, cercherò di analizzare alcuni luoghi simbolici, sottolineando l’importanza del progetto cromatico ad essi connesso.

“Il dimorare è una condizione di partenza, quella dell’interiorità” (F. La Cecla)

Premessa
OcchioIl colore, che ormai sappiamo essere una sensazione che si forma nel nostro cervello, non appartiene in effetti agli oggetti, non è una caratteristica “reale” di ciò che vediamo; è un risultato di interazioni diverse, tra luce, materia, occhio che “guarda” e rielaborazioni a livello cerebrale. Esso comporta comunque anche una percezione soggettiva e culturale, per cui ciò che “vediamo” viene interpretato e vissuto attraverso l’esperienza, sia personale, che proveniente da un “inconscio collettivo” di Junghiana memoria (e del resto anche lo psicologo Max Lùscher ci riporta nel suo esame dei colori a primitive sensazioni umane, archetipiche e di matrice biologica).
Attraverso il colore possiamo identificare con maggior sicurezza forme, aspetti tattili, odori, sapori, anche suoni, in un continuo rapporto sinestetico, tanto da essere a volte condizionati (e qui insiste l’aspetto soggettivo, costituito anche di aspettative ed emozioni) e preferire, scegliere, scartare, odiare qualcosa rispetto ad altro. L’essere umano, in quanto soma e psiche, dal primo momento in cui ha percepito il colore ne è stato costantemente influenzato.
Anche nel nostro “abitare” gli spazi abbiamo bisogno di circondarci di quella policromaticità naturale che biologicamente riconosciamo e dalla quale siamo appunto influenzati, ma non solo: abbiamo bisogno di rimandi simbolici e di significati, perché in fondo siamo custodi di memorie e di affetti. Cosicché il colore diviene messaggero di atmosfere, del vissuto di ognuno di noi, della nostra necessità di “stare bene” nel luogo più intimo.

LO SPAZIO DELLA CONVIVIALITA’
Gli ambienti destinati all’uso/consumo/preparazione del cibo sono soprattutto luoghi della “convivialità” (termine derivato da convivio, ovvero banchetto, festeggiamento), dello stare insieme relazionandosi e chiaramente del gustare, assaporare, nutrirsi. Nella Grecia classica la dea Hestìa presiedeva al momento rituale del “pranzo”, anche a livello urbano: in occasione di feste e ricevimenti veniva allestito un banchetto nella piazza pubblica. Hestia indica comunemente il focolare, ma anche la famiglia che si riunisce attorno a “qualcosa” per con-dividere un preciso istante. Insito nel concetto di convivio, quindi, il senso dell’accoglienza, dell’ospitalità.
Il rito del “banchetto”, lo stare insieme per pranzare o cenare, o anche il gustare da soli il cibo, ha un suo preciso tempo e spazio; non necessariamente è riconducibile alla “cucina” descritta per altro dal dizionario, come luogo appositamente attrezzato per la preparazione e la cottura dei cibi, senza far riferimento alle “relazioni tra le persone”. L’ambiente della convivialità, sia esso relegato alla sola cucina, o al living, o ridisegnato su più aree, abbisogna di una sua spazialità ricca di comfort, protezione, accoglienza, armonia. La scena, o scenario, deve ricordare quell’evocatività propria dell’Hestia e fornire un benessere polisensoriale, sinestetico, che riprende il tema primario: il cibo (e la manipolazione nell’atto di cucinare, il fuoco..).
L’abitare, che riguarda soprattutto i “significati”, più che gli spazi in sé, diventa nel luogo della convivialità, ricerca del vissuto, della memoria, della propria storia personale, del proprio “sentirsi bene”. Diventa “nutrimento” dell’anima.

Progetto cromatico e l’area della convivialità

Il cerchio dei colori NCS

Il cerchio dei colori NCS

Non esistendo una regola fissa, soprattutto nell’ambito privato, né colori più o meno adatti/giusti da collocare in un ambiente (ogni situazione va studiata e analizzata nel proprio contesto), non si possono dare delle indicazioni standardizzate e riduttive su quali siano le cromie e le luci appropriate per le aree del convivio.
Invece è possibile considerare aspetti quali la relazione tra colore, percezione/sensazione e risposta comportamentale, in quanto possono supportare la progettazione. La sensibilità dell’olfatto, del gusto, dell’udito, del tatto, così come l’affaticamento visivo o la sensazione del trascorrere del tempo, vengono alterate, in maniera sensibile, dalla percezione del colore. Ad esempio, tenendo presente il cerchio cromatico del sistema NCS, nell’ intervallo dei colori che vanno dal giallo aranciato verso i rossi, in senso orario, si ha una diminuzione della sensibilità olfattiva, uditiva, tattile e gustativa; inoltre il tempo sembra trascorrere più lentamente. L’opposto si ha nell’intervallo che va dal verde bluastro verso il violetto, in senso antiorario.
Possono inoltre suggerire scenari i rimandi simbolici insiti nei colori, derivanti sia dalla cultura e tradizione dell’uomo e del suo vissuto, che dall’aspetto puramente biologico.

Scheda sul rapporto colore e cibo
Molto si è detto e scritto sul rapporto tra colore e cibo, intendendo per “cibo” sia l’alimento in sé e il sistema “alimentazione”, che l’apparato scenico attorno all’argomento (architettura, ambiente, food-design, product-design).
Sono stati analizzati micro e macrocosmi dal punto di vista biologico, fisiologico, fisico, psicologico, percettivo, culturale, storico, sociale, simbolico e neuroscientifico (per esempio: sensazioni di Fame e Sete vengono provocate e regolate dall’ipotalamo. Sempre l’ipotalamo, nei due centri della fame e della sazietà, regola inoltre l’assunzione di cibo. La luce selettivata da alta frequenza – attorno al blu – attiva maggiormente il SNA parasimpatico, evocando la sensazione di fame; la luce selettivata a bassa frequenza – attorno al rosso -, attiva maggiormente il SNA simpatico, evocando invece sazietà.).
Ogni nostra risposta comportamentale (es.: se sento troppo caldo tolgo subito la mano dalla fonte di calore per non bruciarmi) deriva da un’elaborazione cosciente dell’esperienza, prodotta da alcune parti del nostro cervello (ipotalamo, corteccia, etc.). Il colore induce aspettative, scelte, decisioni (in una bottiglia rossa ci aspettiamo una bevanda forte ed energetica).
Al di là di sperimentazioni e ricerche, possiamo sicuramente affermare che il “nutrirsi”, azione non solo fisiologica/biologica e sociale/culturale, è un atto altamente polisensoriale e perciò collegato a tutti i sensi e alla proprio-recezione. Inoltre cibo ed oggetti ad esso connessi subiscono il fascino dell’evocazione simbolica del colore, del mito e della ritualità.Cole e ciboCibo
Apparecchiare una tavola, bere la propria tisana in una tazza, sorseggiare del vino nel calice, scegliere piatti e posate, condividere con altri il momento del pranzo o della cena, creare una merenda… diventano situazioni di identificazione con l’oggetto, con l’atmosfera, con il luogo. Attraverso l’utilizzo del colore ci si appropria di un’identità, si lanciano messaggi, si mettono in evidenza caratteristiche di sé e dell’ambiente vissuto, allo scopo anche di esternare il desiderio di personalizzazione, che rende diversi, unici.

Bibliografia
A. Bottoli, G. Bertagna, “Perception Design”, Maggioli Editore, MI, 2009
R.L. Gregory, “Occhio e cervello”, Collane Scienza e Idee, Raffaello Cortina Ed. MI, 1998
J. Tornquist, “Colore e luce”, Istituto Colore, MI, 1999
P.Bressan, “Il colore della luna. Come vediamo e perché”, Ed.Laterza, Roma-Bari, 2007
F. Mahnke, “Il colore nella progettazione”, UTET, TO, 1998
C. Widmann, “Il simbolismo dei colori”, Ed. Scientifiche Magi, Roma, 2000
M. Lùscher, “Il test dei colori”, Astrolabio, Roma, 1976
C. G. Jung, “ L’uomo e i suoi simboli”, TEA, BG, 1997
J. Jacobi, “La psicologia di C.G. Jung”, Einaudi
F. Alfano, “La casa dell’angelo”, Clean Ed., NA, 2001
F. La Cecla, “Mente locale”, Eleuthera, MI, 1996

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 Autore: Cristina Polli

Cristina Polli nasce a Stresa (VB) nel 1963. Vive e ha il proprio studio-atelier a Lesa (NO). E’ architetto e color-designer. Dal 1998 è cultore della materia al Politecnico di Milano, Facoltà di Design. Conduce corsi, laboratori e seminari sul tema del colore e sulla comunicazione. Si occupa di progettazione colore in spazi privati e pubblici, di product design, creazione eventi e formazione. Al suo attivo anche mostre personali, allestimenti, e pubblicazioni.

Contatti: cristinapollidesigner.blogspot.com


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DAL PROGETTISTA ALL’APPLICATORE

gennaio 16, 2013

(di Federico Picone) – gennaio/febbraio 2013

In un momento congiunturale simile, con un paese davvero in grave difficoltà, parlare di mercato non è facile; si rischia di analizzare per l’ennesima volta dei numeri e dei dati nei quali è impossibile andare a scovare qualche indice positivo o incoraggiante.
Incoraggiante può essere invece provare a fare qualcosa o trovare iniziative che possano essere di supporto a un momento difficile e aiutino la trasformazione incontro alla quale sta andando l’Italia. Appare ormai chiaro, infatti, che quando schiarirà il cielo, ci verrà restituito un paese diverso, con un mercato decisamente selezionato.
Per cui l’innovazione e la trasformazione sono oggi alcuni dei pochi elementi a cui aggrapparsi per restare in scia.

ColoreAbbiamo visto due anni fa la nascita di una fiera, dedicata esclusivamente al mondo delle pitture&vernici, “Colore” (www.coloreitalia.it). Fiera innovativa perchè per la prima volta (in questo mercato) si stacca da un contesto generale e va a rappresentare una filiera in modo verticale e specialistico; fiera che oltre ai suoi connotati già innovativi quest’anno si presenta con un concetto ancora diverso, molto richiesto dal mercato, che è l’itineranza. Infatti per rispondere alle esigenze dei suoi attori principali e garantire una presenza totale sul territorio italiano “Colore” (che è una fiera biennale), nel suo anno di pausa si trasforma in “Colore in Tour” andando, ogni due anni, a toccare un punto diverso dello stivale per aprire le porte di nuovi territori alle aziende del settore. Quest’anno “Colore in Tour” sarà a Catania, andando quindi a rispondere ad una esigenza del settore della produzione nazionale e della distribuzione che ha in Sicilia un mercato floridissimo ma che chiaramente trova distante.

PaintersContinuando la panoramica sulle innovazioni del settore di riferimento, quest’anno abbiamo visto il lancio, e nel 2013 ne vedremo il consolidamento, di un progetto assolutamente innovativo dedicato principalmente al mondo degli applicatori di pitture e vernici; tale progetto nasce per il web e crea una piattaforma di riferimento, indipendente, per tutto il mercato che culmina chiaramente nella figura dell’applicatore, artigiano o impresa che sia. Il portale dell’imbianchino (www.ilportaledellimbianchino.it) non poteva non essere un successo. Era quasi incredibile che sul web non vi fosse ancora un prodotto del genere; il portale va infatti a colmare, in maniera assolutamente naturale, una lacuna lasciata dagli operatori. Il portale dell’imbianchino è un progetto editoriale, che divulga i contenuti delle aziende di produzione e distribuzione e, insieme con i contenuti delle associazioni di riferimento (in primis ANVIDES, principale promotore del progetto) fornisce ai professionisti del settore una informazione chiara, veloce, indipendente. Le bacheche, i forum e la ricerca geolocalizzata, nuovi strumenti di ricerca e proposta di lavoro, danno quella ciliegina in più specialmente in questo periodo di crisi.

NCS-PointAnche NCS Colour Centre Italia, che peraltro ha appoggiato i due progetti precedentemente esposti, legge bene il momento e studia una proposta per il mercato in linea con i concetti di innovazione e trasformazione. L’obiettivo è qualificare sempre più il mercato in modo che la selezione a cui accennavamo prima garantisca di rimanere sulla cresta dell’onda a quegli attori che hanno saputo tenersi aggiornati, rinnovarsi e formarsi per essere sempre più competitivi. E’ con questo scopo che nasce il progetto “NCS Point“, ovvero la possibilità per il mondo della distribuzione di accreditarsi con prodotti, know how, e visibilità, di un marchio qualificante e trasversale come NCS®©. (www.ncscolour.it/servizi/ncs-point).

I tre progetti esposti, tutti già operativi, hanno tre caratteristiche in comune, determinanti: un obiettivo chiaro, ovvero un servizio di crescita al mercato; un carattere indipendente, quindi fruibile da tutti gli operatori, produttori (non sono in concorrenza con nessuno di essi), distributori, applicatori e progettisti; costi contenuti.

In conclusione attraverso questi 3 esempi vogliamo sottolineare come i professionisti del settore debbano offrire progetti sempre più innovativi, per accrescere il proprio vantaggio competitivo sui propri competitor in attesa della ripresa del mercato.

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Autore: Federico Picone
Federico Picone, progettista, ha dedicato la sua esperienza interamente allo studio del colore applicato all’architettura. Nel 2005 fonda lo studio Colordesigners a Milano con lo scopo di continuare la progettazione unendola a fasi di ricerca e di sviluppo. Collabora con diverse aziende di settore aprendo le frontiere ad altri ambiti del design, grazie anche alle numerose partecipazioni al Fuorisalone milanese. Nel 2008 grazie a un importante progetto a Seoul, South Korea, ha l’opportunità di approfondire il color design anche in oriente, dove la materia è particolarmente tenuta in considerazione. Nel 2010 in collaborazione con PiacenzaExpo idéa una manifestazione fieristica dedicata al colore e alla sua filiera principalmente legata all’architettura, il mondo delle pitture e vernici. All’interno della manifestazione è promotore di numerosi convegni sul tema, sia tecnici che teorici, oltre che di eventi sul tema.
Dal 2005 collabora attivamente con NCS Colour Centre Italia, come consulente e formatore.
Partecipa ancora oggi al team di lavoro del Laboratorio Colore, Dipartimento Indaco, Facoltà del Design del Politecnico di Milano, dove occasionalmente tiene lezioni all’interno di laboratori o corsi specifici.
Collabora attivamente con diverse riviste di settore presidiando sempre l’area colore&architettura.
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I LUOGHI DELL’ABITARE (II PARTE)

novembre 19, 2012

(di Cristina Polli) – novembre 2012

Con questa serie di articoli correlati, cercherò di analizzare alcuni luoghi simbolici, sottolineando l’importanza del progetto cromatico ad essi connesso.

Se basta una stanza a modificare il nostro sentire, se la nostra felicità può dipendere dal colore delle pareti o dalla forma di una porta, che cosa ci accadrà nella maggior parte dei luoghi che siamo costretti a guardare e ad abitare?1

L'atrio-4Premessa
Tutti i giorni veniamo in contatto con simbologie che derivano da immagini primordiali appartenenti al nostro antico vissuto; Jung ci parlerebbe in tal senso di “inconscio collettivo”. Intuito, istinto (anche biologico) e inconscio ci portano a riconoscerne i significati, ma spesso non sappiamo definire quali aspetti formali abbiano, come si presentino a noi, o quali messaggi ci stiano dando. I simboli, per altro, interagiscono con noi e possono influenzare i nostri comportamenti, la relazionalità, la comunicazione, gli stati d’animo.
La componente cromatica, di per sé simbolo universale culturalmente riconosciuto e riconoscibile, ausilio nella percezione di forme e spazi, crea identità, significati. Ha la possibilità quindi di rafforzare il valore simbolico dei luoghi, valorizzandoli e rendendoli più comunicativi.

L’INGRESSO – PROGETTARE L’ACCOGLIENZA

L’ingresso della casa segna il momento del passaggio tra esterno ed interno, già rimarcato dalla soglia e anticipa lo scenario dell’intero spazio abitato.

La persona che entra nell’atrio riceve informazioni immediate nel proprio campo percettivo (per campo percettivo si intende tutto ciò che l’occhio coglie con uno sguardo).
Quando si percorre un luogo (o nel nostro caso si entra in uno spazio) la parte istintuale del cervello analizza la situazione nella sua  totalità cercando di capire, mediante i segnali presenti, se vi siano le condizioni biologiche ottimali per sopravvivere o se ci siano minacce, pericoli. Essa legge, interpreta, analizza, compara, cerca differenze o uguaglianze mediante ciò che conosce, utilizzando i propri parametri eL'atrio-1 dei filtri cognitivi (esperienza, cultura, aspettative…).
Il nostro corpo è in effetti un sistema di recettori, decodificatori e traduttori delle informazioni che arrivano da fuori. Tali informazioni vengono date da artefatti, superfici, materiali, colori, i loro accostamenti, i loro aspetti intrinseci, che -se coerenti coi propri significati biologici e con i bisogni biologici dell’uomo- suscitano in noi aspettative (appunto biologiche), che devono poi essere confermate e corrisposte.

Forme, luci, colori, spazi, temperature, materie/texture, odori, suoni… possono quindi modificare la percezione di chi entra nella casa, condizionando comportamenti ed emozioni.

Nel momento in cui percepiamo l’ambiente come accogliente, inoffensivo, piacevole, allora proviamo la sensazione di benessere.
Ciò significa che se dev’essere posta attenzione nella progettazione di ingressi privati, ancora maggiore dovrà essercene per quelli pubblici, dove l’azione di “accogliere” assume significati ben più complessi e lo studio degli aspetti legati alla comunicazione, segnalazione, orientamento, fruibilità e percezione degli spazi, divengono basilari per la realizzazione di luoghi adatti all’uomo.

L’ingresso di un’abitazione diventa una sorta di “biglietto da visita”, creando aspettative e/o raccontando da subito qualcosa sugli abitanti stessi (casa come esternazione del sé).
Risponde a bisogni non soltanto strutturali, tipologici, morfologici, ma soprattutto individuali, soggettivi, psicologici.

L'atrio-3Atri bui, stretti, privi di stimoli sensoriali che attivano l’attenzione, non invogliano ad essere varcati e precludono il senso di ospitalità/accoglienza.
Presenza di pareti ad angolo acuto poste frontalmente alla porta d’ingresso, può suscitare fastidio, così come invece pareti o forme arrotondate/curve, sono “rassicuranti”, “protettive” e accolgono come in un abbraccio.
L’open-space che annulla l’area dell’atrio invita generosamente e direttamente nella vita della casa; a volte però si ha bisogno di una zona di transizione, segnata e costruita (come, in senso animale, si segnano “i territori”), che conduca a poco a poco nel centro del proprio abitare. In questo caso, anche solo mediante semplici elementi (componenti d’arredo o particolari allogazioni di colori), l’ingresso va evidenziato, in quanto zona di “preparazione” e di “passaggio” da uno stato all’altro.
L’assenza di stimoli cromatici, la trascuratezza data dal fatto che in fondo l’atrio è quasi una zona di passaggio, un’illuminazione scarsa o non differenziata, suscitano in chi osserva una sensazione di non gradevolezza, di non armonia.
L'atrio-2Essendo l’ingresso il luogo più collegato all’esterno, interagisce strettamente con il fattore termico, per cui, per esempio, colori dalle basse frequenze (intorno ai rossi) male si adattano a luoghi molto caldi, dove sarebbe opportuno trovare una sensazione di fresco entrando in casa.
Da ricordare che l’effetto di una stanza colorata può essere modificato dalla percezione della stanza che la precede, perciò l’individuazione dei colori dell’ingresso è logicamente unita al progetto globale della casa.

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Autore: Cristina Polli

Cristina Polli nasce a Stresa (VB) nel 1963. Vive e ha il proprio studio-atelier a Lesa (NO). E’ architetto e color-designer. Dal 1998 è cultore della materia al Politecnico di Milano, Facoltà di Design. Conduce corsi, laboratori e seminari sul tema del colore e sulla comunicazione. Si occupa di progettazione colore in spazi privati e pubblici, di product design, creazione eventi e formazione. Al suo attivo anche mostre personali, allestimenti, e pubblicazioni.

Contatti: cristinapollidesigner.blogspot.com

 1 A. de Botton, “Architettura e felicità”, Guanda, Parma, 2006, pag. 11


IL DALTONISMO (II PARTE)

ottobre 11, 2012

(di Guglielmo Giani)

Esistono diversi metodi per stabilire se una persona é affetta da discromatopsia. Spesso ce ne accorgiamo all’elementari durante le ore di disegno. Alcuni bambini confondo quale pastello o matita colorata gli viene prestata oppure nei disegni, alcuni elementi il cui colore é noto, quali: il cielo, le foglie, la corteccia o il sole, vengono rappresentati con tonalità atipiche.

Tavole di Ishihara
Foto 1: Tavole di Ishihara

Il test più famoso é il test di Ishihara. Il test prende il nome dal suo ideatore il dottor Shinobu Ishihara, un professore dell’Università di Tokyo, che pubblico il test nel 1917. Il test consiste in 38 tavole, ognuna contiene un cerchio formato da tanti piccoli punti di colori simili e diversa dimensione. Alcuni di questi punti sono colorati in maniera diversa in modo da poter identificare dei numeri all’interno del cerchio. Il test originale non era in grado di identificare pazienti affetti da alterazioni nei coni S, ma solo nei coni L e M (protanopia e deuteranopia). Il test di Ishihara é ancora oggi il test più usato, per via della facilità e velocità di somministrazione. Esistono in Internet ormai numerosi esempi di riproduzioni delle tavole di Ishihara; è  però importante tenere presente che per un esame approfondito i colori di un monitor non calibrato non possono fare fede. Le tavole originali possono essere acquistate sul sito di Amazon.
Un test, meno conosciuto, che permette una maggiore precisione nell’identificare i difetti nella percezione dei colori è il test di Farnsworth. Il test fu sviluppato dal dottor Farnsworth nel 1943 per la Optical Society of America. Consiste in 100 campioni di uguale luminanza e croma ma di diversa tinta. Il paziente deve ricreare con i campioni dati, sotto una sorgente luminosa calibrata, un cerchio cromatico senza soluzione di continuità. I pazienti affetti da discromatopsia non sono in grado di distinguere i campioni in alcune parti dello spettro e creano un cerchio cromatico discontinuo. L’ordine in cui i campioni vengono posizionati indica quali tipo di anomalia é presente e la gravità. Lo svantaggio del test di Farnsworth sta nel tempo di somministrazione e nel costo dei campioni. E’ stata creata una versione ridotta denominata D-15, che consiste in una selezione di 15 campioni: é considerato un test preliminare per scremare chi non é affetto da alcun difetto nella percezione dei colori. Inoltre esiste sul sito della X-Rite una versione digitale del test.
Lo strumento più preciso nell’identificare una discromatopsia é l’anomaloscopio. Consiste in un apparecchio simile ad un microscopio in cui il paziente osserva un campo luminoso rotondo diviso in due parti. In una parte viene proiettata una luce gialla le cui coordinate tricromatiche sono note, nell’altro semicerchio il paziente deve miscelare luce rossa, verde in modo tale da ottenere un colore identico o il più simile possibile. In caso di anomalie o dicromatopsie il soggetto percepisce i due semicerchi dello stesso colore, nonostante risultino diversi ad un soggetto sano. Maggiore é il numero di toni che risultano uguali ad un soggetto maggiore é la gravità del difetto. L’anomaloscopio ha più un valore scientifico di ricerca che un applicazione clinica. La precisione dei risultati é altissima ma non giustifica il costo dell’apparecchio e i tempi di somministrazione in una normale visita oftalmologica. Il grosso valore dell’anomaloscopio é che ci permette di capire che colori percepiscono le persone affette da discromatopsia.

Protanope
Foto 2: Protanope

Dire che una persona confonde il rosso con il verde, non ci fa capire quale colore in realtà viene percepito al posto del rosso e del verde. L’anomaloscopio ha permesso di costruire dei grafici, basati sul diagramma di cromaticità CIE 1931, chiamati linee di confusione o accademicamente linee di pseudo-isocromaticità. Tutti i colori che cadono su queste linee vengono percepiti come uguali da soggetti dicromati. Le linee sono diverse a seconda che un soggetto sia protanope, deuteranope o tritanope. La tre figure mostrano le linee di confusione per i protanopi, i deuteranopi e tritanopi. Ogni linea corrisponde ad un tinta che il soggetto é in grado di percepire; i colori fra due linee non sono discriminati. Un persona normale é in grado di distinguere circa 150 lunghezze d’onda diverse, mentre un protanope ne distingue 17, un dueteranope 27 ed un tritanope solo 10.
Nonostante la maggior parte delle persone affette da discromatopsia risultano avere forme molto lievi in cui hanno difficoltà solo a distinguere colori molto desaturati, bisogna tenere presente che un’incidenza bassa si traduce in numeri molto grandi su scala europea. Se l’1% della popolazione é dicromate vuol dire che in Europa sette milioni di persone non sono in grado di distinguere il verde dal giallo dal rosso.
Gli architetti e i designer dovrebbero sempre tenere presente quali soggetti usufruiranno del prodotto da loro progettato e valutare se la scelta cromatica effettuata possa in qualche maniera compromettere l’utilizzo dell’oggetto stesso. La segnaletica non normata oppure gli utensili per il fai da te e il giardinaggio sono alcuni degli esempi di oggetti in cui non esiste una norma sui colori da adottare. In questi casi una scelta cromatica errata potrebbe essere una causa di cattive interpretazioni o addirittura incidenti.

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TRE ANNI DI RAINBOW

settembre 14, 2012

(di Elios Moschella) – Settembre 2012

Tre anni di Rainbow. Anche per l’editoriale di quest’anno abbiamo deciso di utilizzare la stessa formula, come se stessimo iniziando una tradizione, un auspicio al prosieguo di questa avventura redazionale arrivata al suo terzo anniversario.
L’anno appena trascorso ha visto un cambiamento importante per la rubrica che, da semplici articoli pubblicati sul nostro sito, si è trasformata in un blog di approfondimento, assumendo un’identità propria e sfruttando a pieno la possibilità del web 2.0.
Questo passaggio ha permesso a Rainbow di avere la più ampia visibilità sui motori di ricerca principali in relazione agli argomenti trattati al suo interno; in aggiunta attraverso le caratteristiche del blog la comunicazione non è più unilaterale, al contrario gli utenti hanno potuto commentare gli articoli e scambiare le proprie impressioni con gli autori e gli altri internauti.
Inoltre la piattaforma che stiamo utilizzando ci ha permesso di tracciare e collezionare dati affidabili sulle percentuali di visita del blog, nonché sulle letture e i download dei diversi articoli pubblicati nel corso dei mesi.
Le statistiche che abbiamo raccolto hanno superato le nostre più rosee aspettative infatti, dopo i primi 8 mesi di monitoraggio, abbiamo avuto 5222 visite totali, con una media di 21 visite giornaliere. Tutte le aree tematiche hanno ottenuto degli ottimi risultati, con “Colore e Psicologia” e “Colore e progetto” che hanno registrato il più alto gradimento.
Nonostante il successo ottenuto, il prossimo anno cercheremo di aumentare il feedback con i lettori e di migliorare continuativamente la qualità dei nostri contenuti, tenendo sempre a mente l’obiettivo iniziale della rubrica: migliorare la qualità della vita at-traverso un percorso di comunicazione che indaghi il colore in tutte le sue sfaccettature.

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rainbow@ncscolour.it


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